Friuli Venezia Giulia. Sindacati contro Confcommercio

30/03/2005

    mercoledì 30 marzo 2005

      Pagina 9 – Regione

        Cgil, Cisl e Uil intervengono sul progetto della Regione: la ricetta di Marchiori non salva i piccoli negozi
        «Sarebbe un errore imperdonabile cancellare dal piano regionale i market di Villesse e di Fontanafredda»
        Sindacati contro Confcommercio: piú spazi alla grande distribuzione

          di Renato D’Argenio

          UDINE. I sindacati bocciano la ricetta del presidente regionale di Confcommercio, Alberto Marchiori: «Sacrifica l’idea di regione-emporio, ma soprattutto con i suoi propositi non salverà la piccola distribuzione».

            E’ ancora il Piano della grande distribuzione a tenere banco. Dopo l’intervento di Marchiori («meno spazi per i grandi centri, ma soprattutto la loro apertura in città»), ecco Cgil, Cisl e Uil pronte a sostenere il contrario. «Il Presidente di Confcommercio Alberto Marchiori non salverà la piccola distribuzione con la sua ricetta, coi “non se pol” e tanto meno considerando la matematica un’opinione e facendo di tutta un’erba un fascio», attacca il segretario della Cisl, Giovanni Fania, particolarmente critico. Proposte che sorprendono, non fosse altro che per il fatto che Marchiori ha partecipato come noi al tavolo di concertazione con l’assessore Bertossi, dove – nonostante si sia concertato poco – i numeri sull’attuale assetto della distribuzione gli sono e ci sono stati presentati dal general planning. Numeri che parlano chiaro – sostiene Fania: appena il 27% della superficie commerciale della regione – a fronte del 73% previsto dalla vicina Austria – è oggi destinato alla grande distribuzione. Diversamente, ben il 42% e il 31% sono destinati rispettivamente alla media e alla piccola distribuzione.

            Complessivamente, dunque, in Friuli-Vg la distribuzione è polverizzata in 19 mila esercizi commerciali, con 56 mila addetti, in media 3 per ogni attività. Tuttavia, nonostante la chiarezza dei dati – prosegue Fania – né il documento presentatoci né Marchiori ricordano o non dicono che per “grande distribuzione” in Friuli-Vg si intende quella che supera gli 800 metri quadrati di superficie, mentre in Italia si intende quella che supera i 1.500. Una differenza non da poco». Per Fania bisogna smettere di demonizzare la grande distribuzione, erroneamente ritenuta un male dal quale difendersi, non considerando, invece, che Villesse, Fontanafredda e Ronchis poco hanno a che fare con i consumi regionali, ma che molto potrebbero fare come poli di attrazione degli ampi bacini di utenza dell’area di confine. Naturalmente, con conseguenze positive sulla filiera del turismo e dei trasporti e con ricadute positive anche sull’occupazione».

            «Cassare due centri commerciali come quelli di Fontanafredda e di Villesse sarebbe un errore imperdonabile, un colpo durissimo allo sviluppo economico ed occupazionale del Friuli Venezia Giulia».
            Aggiunge Ezio Medeot, della segreteria regionale Cgil, che ieri ha incontrato a Udine i segretari delle Camere del Lavoro e i responsabili della Filcams Cgil, la categoria che rappresenta i lavoratori del commercio e del turismo. «L’assessore Bertossi – dichiara Medeot – sostiene che uno dei problemi principali per l’economia regionale nasce dalla ridotta dimensione media delle imprese. Non si capisce allora perché costringere al "nanismo" le aziende del commercio, sottoponendo la grande distribuzione al vincolo rigido del 65%. Un vincolo – prosegue Medeot – che è calcolato sulla base di bacini d’utenza definiti in modo discutibile e considerando grande distribuzione tutte le superfici dagli 800 metri quadrati in su, contro i 1500 presi a parametro dalla legislazione nazionale».