Friuli V.G. Domeniche aperte senza limitazioni

03/12/2007
    sabato 1 dicembre 2007

      Pagina 9 – Regione

        Domeniche aperte senza limitazioni

          Deregulation solo a Pordenone e Gorizia.
          I sindacati contestano i sindaci

            Cristian Rigo

            PORDENONE.
            Sarà un Fvg diviso in tre quello delle aperture domenicali. Nelle assemblee degli ambiti del commercio è infatti mancato il numero legale sia in quello pordenonese che in quello isontino. Con la conseguenza che nelle province di Gorizia e Pordenone sarà possibile aprire sempre, anche 51 domeniche all’anno (le festività obbligatorie infatti vanno comunque rispettate e Pasqua capita sempre di domenica). Dura la presa di posizione dei sindacati. Cgil, Cisl e Uil parlano infatti senza mezzi termini di “comportamento non responsabile dei primi cittadini”. Anche se a Pordenone molti sindaci hanno scelto di non intervenire al dibattito proprio per mantenere la possibilità di aprire sempre. L’ambito udinese invece ha optato per un calendario con 20 aperture. I negozi saranno aperti nelle prime due domeniche di ogni mese (a meno che non ci sia una festività obbligatoria e in quel caso l’apertura slitta alla domenica successiva) tranne giugno, luglio e agosto quando le attività commerciali saranno sempre chiuse e dicembre quando invece saranno sempre aperte per le festività natalizie. Nei comuni di Bagnaria Arsa, Basiliano, Cassacco, Martignacco, Pradamano, Reana del Rojale, Tavagnacco e Udine (fatta eccezione per la prima circoscrizione che comprende il centro storico) i sindaci avevano invece già deciso nella riunione di venerdì di tenere le serrande sempre abbassate da maggio del prossimo anno fino alla terza domenica di settembre.

            La Regione quindi è divisa in tre: nelle province di Trieste (che è considerata tutta a vocazione turistica e come tale può sempre aprire), Pordenone e Gorizia i negozi saranno liberi di aprire sempre, mentre nella provincia di Udine i comuni del super-ambito che comprende quelli dove è già presente un grande centro commerciale hanno fissato un limite di 29 aperture e i 75 dell’ambito udinese di 20 aperture.

            “Prendo atto – ha detto l’assessore alle Attività produttive, Enrico Bertossi – delle decisioni assunte dalle autonomie locali”. Franco Barera della Filcams-Cgil ha invece definito “molto grave il comportamento dei sindaci di Pordenone che hanno disertato l’assemblea perché comunque sarebbe stato più responsabile discutere”. Per questo motivo – ha annunciato – “in occasione del prossimo sciopero nazionale del 22 è probabile che organizzeremo una manifestazione per tutelare i lavoratori della Provincia di Pordenone”. Paolo Duriavig della Fisascat-Cisl ha parlato di un atto di “disobbedienza civile” criticando anche “il meccanismo perverso della normativa che in caso di mancato numero legale prevede la deregulation”. Non tutti i negozi però devono rispettare il tetto di aperture che stabilito dagli ambiti. Possono aprire sempre infatti i negozi che si trovano all’interno dei comuni considerati a vocazione turistica e non c’è nessun limite nemmeno per gli alimentari e i piccoli negozi, quelli cioè con superficie di vendita inferiore ai 400 metri quadrati che potranno rimanere sempre aperti ovunque. Lo stesso vale per i negozi misti a prevalenza alimentare.