Frigo, casa, cure e vacanza La vita ora si paga a rate

29/10/2004

              venerdì 29 ottobre 2004

              analisi
              Frigo, casa, cure e vacanza La vita ora si paga a rate
              Il sociologo Gallino: meno potere d’acquisto, più debiti, meno consumi
              Nell’ultimo anno impennata dei prestiti personali anche per piccole cifre

              Federico Monga

              SONIA, 32 anni cassiera in una Shopville nell’area industriale alla periferia di Empoli: «Sono incinta e volevo svolgere alcuni esami per avere garanzie sulla salute del mio futuro figlio. In tre mesi ho speso più di duemila euro, non ce la facevo. Devo già pagare il mutuo per la casa e ho pensato di rivolgermi ad una finanziaria. Mi hanno chiesto di portare la busta paga e mi hanno offerto un prestito pari al quinto del mio stipendio per un anno. Ho accettato». Carlo, 39 anni promotore finanziario di Verona: «L’anno scorso le cose in Borsa sono andate piuttosto bene, ho ricevuto un buon premio-produttività. Un po’ di fieno in cascina. Ma io sono prudente. Non spendo tutto subito. Ho cambiato l’auto con un leasing. Prestito a tasso zero per il frigo e la lavatrice nuovi e ho anche comprato una carta revolving per le spese di tutti i giorni. Così per essere previdente. Perché quest’anno i mercati non vanno molto bene ma magari il prossimo le cose migliorano e io ho dilazionato la mia spesa».

              Gli italiani a rate. Un fenomeno che nella storia socio economica della Repubblica ha pochi precedenti. Non certo così diffusi, sofisticati e organizzati come nel terzo millennio. «Qualche spunto lo possiamo trovare negli anni Sessanta – ricorda il sociologo Luciano Gallino – quando il negozio sotto casa vendeva la cucina un tanto al mese, ma era un rapporto personale. Poi a partire dagli anni Settanta il potere d’acquisto è cresciuto grazie anche ad un’altra forma di debito che interessava non la vita privata, come oggi, ma quella pubblica». Gli anni dei Bot al 10, 12 anche 15,16 per cento. Oggi è tutta un’altra storia. Una volta avere debiti era quasi peccato. Da non far sapere al vicino di casa, per carità. Ora sui giornali, alla televisione, sui cartelloni lungo le strade è tutto un «interessi zero», «comode rate», «cominci a pagare dalla prossima primavera».


              Una rivoluzione culturale prima che materiale. Il professor Gallino la chiama «breveperiodismo»: «Le famiglie italiane si sono fatte contagiare dalle imprese. Una volta le aziende programmavano a tre-cinque anni. Adesso si naviga a tre-sei mesi. Il mercato dei capitali premia sempre di più chi sa sfruttare l’occasione del momento. Il mondo è diventato più turbolento. E le famiglie stanno imitando le imprese». L’Istat dice che i debiti privati valgono il 34,2% del prodotto interno lordo italiano. Niente a che vedere con il 120% degli americani. Solo ‘98, però, il Belpaese era ancora fermo al 29%. L’economista Jeremy Rifkin nel suo ultimo best seller «Il sogno europeo», si premura di fornire qualche effetto collaterale che assomiglia molto ad una controindicazione: «Attenzione ad imitare la corsa al debito degli americani, avrete un’economia funzionante solo in apparenza e la certezza di un numero di fallimenti record».


              L’Associazione bancaria italiana ha calcolato che nel 2003 i prestiti alle famiglie sono saliti dell’11,37%. L’ultimo osservatorio (mese di ottobre) di Assofin-Crif-Eurisko scende nei particolari del «porti a casa subito e paghi poi».

              Nell’ultimo anno le carte di credito sono aumentate dell’8,19%. Nulla a che vedere con l’invasione delle «revolving» per pagare a rate ovunque. Al supermercato, al ristorante e dalla pettinatrice. Un milione e duecentomila in più (+25%) in soli dodici mesi. E tra i titolari non c’è più, spiegano i ricercatori dell’Osservatorio, «quell’aurea di esclusività del recente passato». Recentissimo passato. «Il mercato è cambiato nell’ultimo anno». La cliente socio-economica medio-alta si sta contraendo.

              Sull’altro piatto della bilancia «una maggior diffusione tra i giovani, tra i gradi di istruzione e i livelli di reddito medio bassi» Si conta un’impennata del 35% nel numero di transazioni. Ma solo del 20% nel valore. Ovvero è sempre più diffusa la necessità di utilizzare le rate anche per piccole cifre. Le offerte ormai si sprecano. Tagliate su misura per il cliente. Una volta le revolving erano utilizzate soprattutto nelle catene della grande distribuzione. All’inizio dello scorso settembre è nata la «Lei card», la prima carta di credito pensata per il pubblico femminile. Una volta era per le spese grosse, immobili e automobili soprattutto. Oggi ci sono finanziamenti anche da 150 euro. «Quel che manca ad una famiglia per arrivare alla fine del mese», è l’opinione del recente studio sul potere d’acquisto degli italiani commissionato dalla Cgil.

              Il professor Gallino guarda agli ultimi dieci-dodici anni. «Il reddito dei lavoratori dipendenti è rimasto pressoché inalterato. C’è il vuoto lasciato dagli alti rendimenti dei titoli di Stato. E’ arrivata la delusione della Borsa. Gli italiani hanno comprato le case, indebitandosi, anche grazie ad un costo dei mutui sempre più basso. Ma la spesa della rata resta sempre. E se i salari reali non si sono mossi allora il peso reale del prestito è aumentato. Così come i prezzi delle case e gli affitti per chi non ha provato a diventare proprietario». Il ragionamento si chiude con un’equazione: «Meno reddito disponibile, più debiti per pagare un maggior numero di beni uguale meno consumi quotidiani».