Frenata dei salari Boom degli scioperi

03/06/2002





Istat: in aprile le buste paga aumentano del 2,6%
Frenata dei salari Boom degli scioperi

Elio Pagnotta

(NOSTRO SERVIZIO)

ROMA – In aprile retribuzioni contrattuali in frenata dopo l’impennata di marzo quando avevano messo a segno un balzo del 3,2% rispetto all’anno precedente. Nonostante un’incremento dello 0,2% rispetto al mese precedente, infatti, gli aumenti che sono entrati in busta paga non hanno superato il 2,6% su base annua, una variazione che comunque è sufficiente a salari e stipendi a conservare – sia pur ridotto al minimo – un modesto margine sui prezzi al consumo (+2,4% se misurato attraverso l’indice per le famiglie di operai e impiegati senza tabacchi). In termini reali quindi si verifica una crescita largamente inferiore al mezzo punto percentuale che sicuramente non basta a ridare slancio ai consumi delle famiglie e di conseguenza alla nostra economia. In aprile, ha precisato l’Istat nel diffondere i dati, l’incremento dell’indice generale (+0,2%) è derivato quasi esclusivamente dall’applicazione di alcuni rinnovi contrattuali nell’industria (in particolare nel sistema moda) e nei servizi (istituti e case di cura privati). Nei primi quattro mesi del 2002, di conseguenza, la crescita delle buste paga si è ridotta al 2,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno passato. Ma questa variazione difficilmente sarà quella con cui si chiuderà l’anno in corso: l’aumento delle retribuzioni orarie contrattuali, proiettato per il 2002 in base all’applicazione dei soli contratti in vigore a fine aprile (e quindi ad esclusione di eventuali rinnovi) è stimato infatti dall’Istat attorno al 2,3 per cento. Gli incrementi retributivi che derivano dai contratti applicati o rinnovati nel 2001 e quelli determinati dai miglioramenti previsti per il 2002 dovrebbero quindi consentire in ogni caso alle buste paga di chiudere l’anno al di sopra dell’inflazione, che dovrebbe arrivare a dicembre attestandosi sul 2%, un livello superiore a quello del tasso programmato (+1,7%). Un margine non schiacciante, tanto più che l’inflazione reale quasi sicuramente non si abbasserà al di sotto del 2%, ma che potrebbe risultare lievemente più sostanzioso se si tiene presente che alla fine di aprile dovevano ancora essere rinnovati 34 accordi collettivi nazionali, che coinvolgono complessivamente circa 4,9 milioni di lavoratori dipendenti e incidono per il 44,8% sul monte retributivo contrattuale. Per la ripresa dei consumi potrebbe non bastare, ma per il costo del lavoro, determinante per il futuro dell’inflazione e la competitività del made in Italy sui mercati esteri, potrebbe essere un’ulteriore e indesiderata sollecitazione. In aprile, a differenza che in passato, è stata l’industria a guidare la classifica degli aumenti retributivi con un incremento del 3 per cento. Seguono pubblica amministrazione (+2,9%), servizi privati (+2,8%) e commercio (+2,4%). Fanalino di coda i trasporti, dove l’aumento non supera lo 0,2 per cento. Nell’industria manifatturiera la crescita ha toccato il 3,2%, con variazioni che oscillano tra il 4,6% della metalmeccanica e l’1,7% di alimentari e chimica. Una vera e propria impennata, infine, ha accusato la conflittualità. Sotto la spinta dello sciopero generale di aprile, infatti, nei primi quattro mesi del 2002 le ore lavorative perdute a causa di conflitti di lavoro sono state circa 17 milioni, oltre dieci volte più che nello stesso periodo dell’anno passato (+1.317,4%). L’impennata, come sottolinea l’Istat, è dovuta per la quasi totalità (15,3 milioni di ore, il 90,4% del totale) a vertenze estranee al rapporto di lavoro.

Sabato 01 Giugno 2002