Frenano i nuovi negozi

06/09/2002



          6 settembre 2002


          ITALIA-ECONOMIA


          Frenano i nuovi negozi

          Il ministero delle Attività produttive: al Nord si registrano più cancellazioni che aperture

          V.Ch.


          MILANO – Il ministero delle Attività produttive lancia l’allarme: la crescita delle nuove attività commerciali, ripresa in misura consistente dopo il varo della riforma del settore (e grazie alla liberalizzazione delle licenze), sta ormai nettamente frenando. Dopo anni di bilanci in rosso, nel ’99 il consuntivo tra nuove imprese commerciali e attività cancellate presso le Camere di commercio risultò positivo per 528 unità. Nel 2000 un boom: il consuntivo registrò ben 12.562 nuove imprese. Nel 2001 il saldo è rimasto ampiamente positivo, con circa 8.500 nuove imprese. Quest’anno il bilancio dovrebbe restare ancora in attivo, ma si notano evidenti segnali di indebolimento. Il consuntivo dei primi sei mesi dell’anno segna un saldo positivo di 2.409 unità, il che fa presagire un consuntivo positivo, ma in misura più contenuta rispetto al 2001. Gli analisti del ministero sottolineano a chiare lettere che «la spinta propulsiva impressa dalla riforma del settore» è in fase di «attenuazione». E il bilancio è ancora positivo soltanto grazie ai risultati del Sud. Nel complesso le stime sui dati delle Camere di commercio, relative sempre ai primi sei mesi 2002, registrano in totale 30.536 nuove iscrizioni (suddivise in 22.352 sedi di impresa e 8.184 unità locali) e 28.127 cancellazioni (di cui 21.557 sedi di impresa e 6.570 unità locali). Riflettori accesi a livello locale. L’indagine del ministero rileva infatti che ricompaiono saldi negativi in diverse regioni del Nord e del Centro. Ossia in aree nelle quali c’è un apprezzabile dinamismo nel settore commerciale, oltre a una marcata creatività sul fronte delle nuove formule di vendita. Oltre alla Lombardia, tradizionalmente in debito di nuove aperture (-720), si registrano situazioni negative in Emilia-Romagna (-309) e Friuli-Venezia Giulia (-123), seguite da Veneto (-89), Toscana (-79), Marche (-65) e Umbria (-34). Insomma nelle aree più dinamiche del Paese i saldi tra nuove attività e cancellazioni, nel settore distributivo, iniziano a tornare negativi. Il Sud, invece, continua a marciare a pieni giri. Sono positivi i saldi di tutte le altre regioni, con valori particolarmente consistenti in Campania (1.023), Puglia (825), Calabria (627) e Sicilia (508). Campania e Puglia da sole rappresentano buona parte del saldo attivo finale di questa prima parte dell’anno. Il settore commerciale al Sud è in espansione anche per la complessiva arretratezza delle formule. Al ministero sottolineano anche il fatto che nei risultati di molte realtà del Mezzogiorno va individuata anche una marcata spinta alla emersione di esercizi che finora hanno operato nell’area del sommerso.