Frena l’economia, produzione sotto zero

15/04/2003




              A FEBBRAIO FATTURATO INDUSTRIALE IN CONTRAZIONE DELL’1,2%. UBS WARBURG: SITUAZIONE PIATTA.
              L’OPPOSIZIONE: IL PEGGIO DEVE VENIRE
              Frena l’economia, produzione sotto zero
              Marzano: sviluppo più alto delle stime

              15/4/2003

              ROMA
              Ancora brutti segni per l’economia: la produzione industriale ha cominciato l’anno malissimo, pur se forse in questi giorni sta ricominciando a marciare. Secondo i dati (provvisori) diffusi ieri dall’Istat, nel mese di febbraio l’indice è diminuito dell’1,2% rispetto allo stesso mese di un anno prima, che aveva lo stesso numero di giorni lavorativi. Della stessa percentuale è il calo complessivo del primo bimestre, rispetto a un anno come il 2002 che era già deludente (e ormai l’Istat lavora su indici aggiornati al 2000, più vicini alle nuove realtà). L’indice destagionalizzato è in calo dello 0,3%. E’ dunque «disperatamente piatta» la produzione industriale italiana, secondo gli economisti della banca d’affari internazionale Ubs Warburg. L’Isae, istituto pubblico di analisi economiche, nota che il dato di febbraio, dovuto anche al maltempo e alla crisi dell’auto, è «inferiore alle attese» e teme che nel mese di marzo l’indice destagionalizzato possa essere sceso ancora, dello 0,4 per cento; dà invece la speranza che da qui in poi stia maturando il recupero, con un +1,2 per cento in aprile e +0,7 per cento in maggio. Ma intanto «il numero dei settori industriali in contrazione è aumentato da uno a quattro», e il primo trimestre del 2003 è ormai perduto per la ripresa. Gli esperti dell’opposizione sono pessimisti (le parti sono invertite rispetto a tre anni fa, quando a temere il declino industriale era la Casa della libertà): «il periodo più duro deve ancora venire» secondo Roberto Pinza della Margherita», «occorre pensare a iniziative di politica industriale per i settori in riorganizzazione o in declino che interessano non meno del 30% della produzione nazionale» secondo Pierluigi Bersani dei Ds. Il ministro delle Attività produttive Antonio Marzano sostiene invece che agli ultimi dati negativi del periodo su cui ha pesato la guerra si sostituirà poi un netto miglioramento: l’Italia «avrà un tasso di sviluppo sicuramente in linea con quello medio europeo, forse un po’ più alto di quello che prevede il Fondo monetario». Così si era espresso l’altro giorno anche il governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio. La previsione del Fmi è 1,1% appena, in piena linea con la media dell’area euro. E secondo le ultime indiscrezioni il ministero dell’Economia, impegnato a rivedere le previsioni ufficiali del governo, sarebbe piuttosto vicino a questa stessa cifra. Il deficit pubblico si collocherebbe tra il 2,1 e il 2,3% del prodotto lordo. Il consiglio dei ministri dovrebbe discuterne venerdì prossimo. Per le prestazioni dell’economia italiana si tratta, comunque, di frazioni, che non fanno grande differenza in un quadro in cui il ritorno a una crescita quasi normale è ormai rinviato al 2004; il Fmi di solito è abbastanza lento nel rivedere le sue stime, ma negli ultimi due anni è stato più tempestivo del governo italiano. L’economista Riccardo Faini, fino a qualche mese fa responsabile delle previsioni al ministero dell’Economia, ha scritto sul sito internet www.lavoce.info che «una stima prudenziale collocherebbe la crescita italiana per il 2003 attorno all’1%». Due rapporti diffusi ieri da centri di ricerca indipendenti – i primi che tengano conto della caduta del regime iracheno – confermano che il 2003 sarà un anno deludente per l’insieme dell’Europa. L’Efn (European Forecasting Network, formato da 8 istituti europei tra cui l’italiano Igier dell’Università Bocconi) è poco ottimista anche sul 2004: 2,1% di crescita per l’intera area euro, contro il 2,3% sia del Fondo monetario internazionale sia della Commissione europea. Cosicché nel 2004 proseguirebbe ad aumentare la disoccupazione, al 9% nell’area euro dopo l’8,8% previsto per quest’anno e l’8,3% registrato nel 2002. Ancor meno rosee sono le stime della Ubs Warburg: 1,1% quest’anno e 1,6% l’anno prossimo per l’intera area euro, con l’Italia che quest’anno riuscirebbe a fare un po’ meglio della media (+1,3%), ma l’anno prossimo ricadrebbe sotto (+1,5%) riuscendo tuttavia ad evitare un aumento della disoccupazione. Dalle analisi del rapporto Efn si ricava un grado di interdipendenza economica tra Europa e Usa più alto che in passato. I dati Usa di ieri, su scorte e vendite di febbraio, sono stati giudicati negativi.

              s.l.