Francoforte ottimista sul carovita

10/10/2003




10 Ottobre 2003

STUDIO DELLA BANCA CENTRALE: IL FENOMENO PIU’ DIFFUSO IN ITALIA, GERMANIA E GRECIA
Francoforte ottimista sul carovita
«L’inflazione percepita scenderà»
Stefano Lepri
ROMA
Avete l’impressione che con l’euro i prezzi stiano correndo molto più di prima? Pazientate, e vi passerà, dice la Banca centrale europea: vi accorgerete che non è così. Nel bollettino mensile uscito ieri da Francoforte si legge che «l’inflazione percepita dovrebbe riprendere a diminuire» nei prossimi mesi. Per ora, a 21 mesi dall’introduzione della nuova unità monetaria, questo inatteso fenomeno – la convinzione che il vero aumento del costo della vita non vengano rilevato dalle statistiche ufficiali – si mostra persistente, anzi con una ripresa nei mesi estivi appena trascorsi.
L’inflazione «percepita» contrappone il cittadino comune all’economista. Nei Paesi dell’euro ai sondaggi di opinione la gente risponde in grande maggioranza che il costo della vita è aumentato molto più di quanto affermino le statistiche; ma praticamente tutti gli economisti seri, al contrario, reputano abbastanza esatte le attuali statistiche. Non è facile truccare le cifre, spiegano gli esperti, perché ciò che è scomparso da una parte riemergerebbe presto o tardi da un’altra: se davvero il costo della vita in Italia fosse cresciuto del 6% o dell’8%, si registrerebbe un forte calo dei consumi in quantità. Crollerebbero le vendite. Non è così: nel secondo trimestre 2003 i consumi sono cresciuti dello 0,4%.
Inflazione «percepita» è quindi una cosa diversa dall’inflazione reale. A differenza dei filosofi, che da Kant in poi sono più o meno d’accordo che le cose reali sono quelle che si percepiscono, gli economisti ritengono che i loro strumenti di misurazione vadano più a fondo delle impressioni della gente. Sta di fatto che impressioni anomale si sono create, in misura mai vista prima pur se differente da Paese a Paese, più forte in alcuni, come Olanda e Germania, meno in altri. Perché? La Bce, nel testo del bollettino di ieri, prova a dare alcune risposte.
La prima spiegazione è in pratica la stessa offerta ieri l’altro dal presidente dell’Istat Luigi Biggeri, e che in realtà risale all’Istituto di studi e analisi economica (Isae) citato appunto dalla Bce come fonte. Esempio concreto: in lire, un taglio di capelli costava 30.000. Ammettiamo che il barbiere sia stato perfettamente onesto e ora chieda l’equivalente in euro, cioè 15,49, soltanto arrotondandolo a 15,50. Il cliente per rapidità fa di conto come se l’euro fosse uguale a duemila lire, e conclude falsamente che sta pagando 31.000 lire. Il prezzo non è aumentato, però sembra che lo sia. Matematicamente, questo effetto risulta più forte, nell’ordine, in Italia, Grecia, Germania. Se fosse l’unico però non spiegherebbe perché anche gli olandesi hanno avuto l’impressione del caro-euro.
La seconda spiegazione della Bce è che i consumatori valutano l’andamento dei prezzi soprattutto sulle spese frequenti e fatte in contanti (pane, caffé al bar, ristorante) e non invece su quelle meno frequenti (acquisto di auto o elettrodomestici) oppure effettuate con la carta di credito.
La Banca di Spagna ha provato a verificare questa ipotesi nella realtà spagnola, trovando conferme: un indice speciale di prezzi di consumo frequente (cibo, energia, trasporti locali, giornali e riviste, bar e ristoranti, servizi ricreativi culturali e sportivi) risulta cresciuto un intero punto in più dell’indice medio del costo della vita (5% contro 4% annuo a fine 2002) e con un andamento nel tempo assai più vicino alla «percezione» di inflazione rilevata tra gli spagnoli (6% annuo). La Bce ha applicato la stessa analisi a tutti e 12 i Paesi euro, scoprendo che i prezzi dei beni di consumo frequente sono cresciuti più in fretta ma già dalla metà del 1999 e cioè ben prima dell’introduzione dell’euro.
In Italia l’aumento vero del costo della vita negli ultimi 12 mesi è stato del 2,8%, insiste intanto il presidente dell’Istat Biggeri, a chiarimento di alcuni equivoci sorti dal suo discorso dell’altro giorno: «L’inflazione percepita è una sensazione e, pertanto, non incide sui bilanci delle famiglie». Così ritiene anche la Bce.
Ma resta possibile – vi ha dedicato una analisi Prometeia – che siano cresciuti più della media i prezzi dei beni acquistati dalle famiglie a minor reddito, quelli dei generi di prima necessità come ha sostenuto ieri il segretario della Cisl Savino Pezzotta.