Francia, la settimana ritorna a 39 ore

09/09/2002




                MONDO
                sabato 7 settembre 2002

                Francia, la settimana ritorna a 39 ore

                Riforme – Il Governo aumenta il tetto agli straordinari e cancella un caposaldo socialista


                (DAL NOSTRO CORRISPONDENTE)

                PARIGI – La Francia, senza modificare nella sostanza la legge sulle 35 ore lavorative settimanali varata da Martine Aubry, fa un salto indietro di cinque anni, e ritorna a un regime di 39 ore. In effetti, con la decisione del Governo Raffarin di aumentare il tetto delle ore di straordinario dalle attuali 130 a 180 ore, limitandone il costo, si offre in sostanza alle imprese francesi la facoltà di tornare al vecchio orario di lavoro cancellato dai socialisti di Jospin. Un decreto sui nuovi meccanismi di applicazione della legge sarà presentato il 18 settembre al Consiglio dei ministri e potrebbe entrare in vigore già a partire da ottobre. Il dispositivo sulle 35 ore ha carattere provvisorio, vale infatti per 18 mesi, e contiene altre due misure: l’armonizzazione entro il 2005 delle diverse fasce di salario minimo (Smic) e la concessione alle imprese di un consistente alleggerimento degli oneri sociali per un totale di 6 miliardi di euro entro il 2006. Il provvedimento, presentato ieri dal ministro del Lavoro François Fillon, ha comunque ricevuto pesanti critiche, sia da parte degli imprenditori che delle organizzazioni sindacali. Queste ultime, infatti, si sono dichiarate preoccupate del fatto che le 35 ore siano state rimesse in discussione. Da parte loro gli industriali hanno invece criticato l’armonizzazione verso l’alto dello Smic, decisione questa che comporterà un sensibile aggravio dei costi nella gestione delle imprese, mentre hanno valutato positivamente il fatto che il dispositivo di applicazione dell’orario ridotto di lavoro sia stato ammorbidito e non sia più penalizzante, soprattutto per le aziende con meno di 20 addetti. Fillon, per non urtare la suscettibilità dell’uno o dell’altro partner sociale, ha quindi finito per scontentare un po’ tutti. Il rischio ora è che con la riapertura delle trattative aziendali sul nuovo dispositivo e sul livello delle ore di straordinario in ogni impresa (fino a un massimo di 180) e sul loro costo (con un aumento minimo che non deve essere inferiore al 10%), la Francia possa entrare in un periodo di turbolenza sociale, come previsto da molti osservatori. Al Governo Raffarin va dato comunque atto di aver presentato un progetto equilibrato che offre ai partner sociali di negoziare caso per caso l’applicazione delle 35 ore e dà ai lavoratori, con l’armonizzazione dello Smic, un aumento del salario dell’11,4% in tre anni permettendo alle imprese di ridurre i costi legati al lavoro. Saranno i risultati a medio termine a dire se questi nuovi dispositivi avranno avuto un effetto positivo o meno sull’economia del Paese in termini di flessibilità e di costo del lavoro. Nel frattempo, il primo ministro Jean­Pierre Raffarin ha confermato ieri che la crescita della Francia nel 2003 sarà inferiore al 3%, ma senza dubbio doppia rispetto al 2002 e ha aggiunto che il ritmo di sviluppo registrato dal Paese nelle ultime settimane si avvicina ormai al 2% su base annua. Come a dire che, secondo il premier, si avvertono i primi segnali di ripresa dopo un periodo debole tra la primavera e l’estate. Le dichiarazioni di Raffarin non cambiano le valutazioni che si fanno da più parti sui problemi di fondo del Paese. In particolare su come coniugare nel 2003 una crescita non sufficientemente sostenuta, con l’esigenza di migliorare la situazione dei conti pubblici. Un’equazione di difficile soluzione a cui il Governo dovrà dare una risposta entro il 25 settembre, data di presentazione della finanziaria. Michele Calcaterra