Franchising, la carica dei 30mila

25/09/2000

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Lunedì 25 Settembre 2000
lavoro & carriere_testatal
Mettersi in proprio

Cresce il numero dei neoimprenditori che avviano un’attività con la formula dell’affiliazione commerciale.
Franchising, la carica dei 30mila.
Sono 75mila gli addetti che lavorano nel settore mentre il giro d’affari ha superato i 22mila miliardi: da Internet una nuova spinta

Il giro d’affari del franchising continua a crescere, alla fine del 1999 è stato pari a 22.257 miliardi con un aumento di 2.080 miliardi rispetto all’anno precedente, per un numero di personale impiegato pari a 74.880 unità. Sono 536 i franchisor presenti in Italia, 13 in più rispetto all’anno scorso. Al primo posto c’è il settore dei servizi con 211 insegne, seguito dagli articoli per la persona (125 insegne) e dal commercio specializzato (80 insegne), fanalino di coda il settore industriale con solo due franchisor. Si registra inoltre una sensibile crescita nel settore della ristorazione che è passato da 22 a 31 franchisor. Il numero di franchisee è passato da 26.274 a 28.127 con un aumento di affiliati di quasi 2mila unità.

I settori trainanti per il business dell’affiliazione commerciale nel tempo sono cambiati. «Fino a qualche anno fa le famiglie italiane spendevano molto nel settore alimentare — racconta Michele Scardi, segretario generale di Assofranchising — si è passati poi al settore dell’abbigliamento e ora un settore che sta crescendo sensibilmente è quello dei servizi». Adesso il franchising sta entrando nel mondo Internet, e già dal prossimo anno sarà possibile capire se questi due settori, entrambi in forte espansione, si sosterranno a vicenda. Punta su Internet Made in It, unico franchisor con sede in Sardegna, che si propone sul mercato dei servizi come web agency. La società prevede l’apertura di 250 centri entro i prossimi 18 mesi, grazie all’apporto finanziario di un venture capital.

Per quanto riguarda il franchising della ristorazione veloce, testa d’ariete è stato il marchio McDonald’s, apparso nella nostra penisola nel 1985 e che oggi conta 260 punti vendita e 700mila clienti al giorno. «Noi siamo la prima catena mondiale di ristorazione veloce — dice Carla D’Andrea, responsabile franchising per McDonald’s — con i nostri 28mila punti vendita in 119 Paesi».

Ogni franchisor ha una propria formula ben precisa che, secondo gli operatori del settore, è determinante per avere successo. Uno dei fattori dell’ascesa di McDonald’s, secondo Carla D’Andrea, è la fortissima attenzione che questo marchio pone al rispetto della realtà locale.

La presenza di insegne conosciute anche in areee periferiche o di provincia è avvenuta grazie al franchising, che si è sviluppato tanto al Nord quanto al Sud. Mailboxes, la società di servizi presente in Italia con 361 negozi, nel Meridione conta già 32 punti. «Ci sono ampi spazi di crescita — racconta Mario Marseglia, frachisee development supervisor della società — perché va scomparendo l’iniziale diffidenza del mercato italiano per questa forma di contratto».

Il franchising comincia ad attirare anche l’attenzione del mondo politico e presto il Decreto legislativo emanato dal Consiglio dei ministri il 12 aprile diventerà operativo. La normativa sul franchising è compresa nelle misure a favore dell’autoimpiego e dell’imprenditorialità affidate a Sviluppo Italia, società per azioni di proprietà del ministero del Tesoro. «Entro poche settimane — sostiene Maria Teresa Marchetti, responsabile di Sviluppo Italia per il coordinamento e le procedure del progetto — sarà emanato il regolamento e potranno essere inoltrate le richieste per accedere alle sovvenzioni».

Sviluppo Italia ha già trenta proposte concrete per questo progetto da parte di franchisor del calibro di Buffetti, Alquati e McDonald’s, e sono un centinaio i franchisor che si stanno interessando all’iniziativa nata per fronteggiare il problema della disoccupazione giovanile nelle aree svantaggiate.

Federica Micardi