Francesca Tanzi: «Un’opportunità Il polo ha ancora ottimi marchi»

07/01/2004




      Domenica 04 Gennaio 2004

      Francesca Tanzi: «Un’opportunità Il polo ha ancora ottimi marchi»


      PARMA – Non lascia adito a dubbi la posizione di Francesca Tanzi su Parmatour: «L’intesa con Sviluppo Italia mi pare una bellissima opportunità, una prospettiva per il futuro delle tante persone che lavorano in Parmatour». Una frase breve ma esplicita, anche nella giornata in cui il padre Calisto ha detto ai giudici di essere pronto a far confluire il polo turistico nella disponibilità del commissario straordinario Parmalat, Enrico Bondi (vedi a pag.3). Ma come arriva Parmatour a quella che si annuncia come una svolta decisiva? L’azienda non ha soldi in cassa e stima perdite di esercizio vicine ai 50 milioni di euro, il debito con le banche ammonta a 300 milioni di euro circa, garantiti da fideiussioni personali di Tanzi (ma gli istituti di credito hanno accettato di rientrare del capitale solo nel 2008). Però, se adeguatamente finanziata e guidata, si sostiene, Parmatour ha le carte in regola per funzionare. Il gruppo è valido sotto il profilo industriale, dice Francesca Tanzi: «Ha ottimi marchi e un debito ristrutturato». Ma chi appartiene oggi Parmatour? A questo la primogenita di Calisto Tanzi non risponde. Parmatour è al 100% di Nuova Holding, una spa controllata (in tutto o in parte) da Tourpart srl. Da una visura camerale risulta che soci di Tourpart sono Calisto e Stefano Tanzi. L’amministratore unico di entrambe le società, Angelo Ugolotti è dimissionario, ma le dichiarzioni di oggi del patron della Parmalat sembra confermare che la società sia ancora – almeno formamente – soto il controllo della famiglia emiliana. Adesso, forse, sarà la volta di Bondi. E al commissario potrebbe toccare anche di assumere le redini, scegliere gli interlocutori e fare chiarezza anche su quegli accordi per la vendita di Parmatour, mai giunti in porto, con la Argho di Giacomo Torrente e con Luigi Antonio Manieri. Nei giorni scorsi l’attuale cda di Parmatour aveva deciso, per tutelare gli interessi della società, di affidarsi ai consigli dell’avvocato Ugo Ruffolo di Bologna e a quelli dell’avvocato Giorgio Conti, di Parma. Fonti vicine al consiglio non escludevano, tra l’altro, un’azione legale nei confronti di Torrente e di Manieri per il danno arrecato all’azienda da un «contratto – si sostiene – non onorato». Sulle ragioni del mancato accordo, tuttavia, le versioni differiscono. Torrente afferma di aver chiesto i bilanci e di non aver ottenuto risposta, il presidente di Parmatour Angelo Cardile replica: "gli ho domandato l’indirizzo e mi ha detto ‘non ho un ufficio’". Dai vertici di Parmatour, che hanno rassegnato recentemente le dimissioni, si apprende che, nel corso di un incontro nel settembre scorso, il bilancio semestrale fu consegnato a Torrente e a Manieri. In una minuziosa ricostruzione dei rapporti si racconta inoltre che Manieri, dopo lunghe trattative e dopo un’accurata due diligence, si sarebbe impegnato, l’11 settembre ad acquisire il 75% di Nuova Holding, attraverso un aumento di capitale. Le tappe dell’accordo prevedevano: un finanziamento iniziale di 130 milioni di euro; la sottoscrizione di un aumento di capitale per la medesima somma, mediante la conversione dello stesso finanziamento; il conseguente utilizzo dell’importo a favore di Parmatour; l’acquisizione di obbligazioni convertibili di Nuova Holding Usa Inc. per 20 milioni di euro e la conversione in azioni di Nuova Holding; la liberazione di Calisto Tanzi dalle fideiussioni alle banche creditrici, per il debito ristrutturato. In seguito all’intesa Nuova Holding deliberò persino l’aumento di capitale. Sempre da una visura camerale però risulta che quest’aumento andava ben oltre 130 milioni di euro, visto che il capitale deliberato balzava, il 23 settembre a 595 milioni di euro. La parte sottoscritta però si fermava a 25 milioni di euro.

      MARIA TERESA SCORZONI