Francesca, avvocato e (un po’) manager la ricetta per entrare negli studi legali

21/01/2011

La sensazione, talvolta, è che le trasformazione del mondo del lavoro non lambiscano le professioni tradizionali. Eppure non è così. Quanti giovani avvocati, per esempio, sono a spasso? O consumati in lunghi stage o contratti senza troppe speranze per il futuro? Il lavoro che cambia è un argomento che non guarda in faccia a nessuno. E anche nei sacri templi degli studi legali la diversità e la flessibilità possono essere la chiave per riuscire. La storia di Francesca Cesca, veneta, classe ’ 71, ne è la riprova. Controcorrente, sempre e orgogliosamente— come quando ha deciso di far tornare il suo «cervello» in Italia dopo vari anni passati in Cina— è arrivata a lavorare in Gianni, Origoni, Grippo &partners, uno degli studi legali milanesi di maggiore prestigio. «Quello che vorrei è lanciare un messaggio di speranza ai giovani miei colleghi italiani» . La sua riflessione nasce proprio dalla constatazione di quanto sia cambiato il contesto delle professioni. «Chi in Italia ha voluto seguire la carriera tradizionale lo ha fatto in tempi un po’ diversi, ma io sono nata nel 71, ho visto il mondo cambiare velocemente. Però ho visto anche delle nuove opportunità. Sono veneta e ho iniziato a seguire l’internazionalizzazione delle aziende locali. In questo senso sono atipica — ho studiato il cinese mandarino e da sempre ho dato importanza alle lingue straniere e pur essendo un avvocato mi muovo un po’ sul versante del marketing gestendo il desk Cindia — ma anche tipica» . E dunque? La ricetta è creatività, individualità, studio. Tante cose che abbiamo già sentito, ma che, certamente, è curioso possano aver funzionato in un mondo apparentemente austero e irremovibile come quello degli studi legali. «Perfino in Italia persone che si danno da fare riescono a trovare degli spazi» . Speriamo bene.