Frana il Patto di Milano, Albertini “chiama” Cofferati

12/06/2001

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Frana il Patto di Milano
Albertini "chiama" Cofferati

Il sindaco pronto a ridiscutere l’accordo che era stato siglato solo da Cisl e Uil

RICCARDO DE GENNARO


ROMA – Frana a Milano il «Patto per il lavoro». Per ammissione dello stesso sindaco Gabriele Albertini, che l’aveva fortemente voluto, l’accordo separato raggiunto in febbraio – dopo il «no» della Cgil – da Cisl, Uil, associazioni industriali e Comune di Milano, non ha funzionato. Albertini denuncia il mancato decollo dell’intesa – finalizzata all’occupazione degli immigrati extracomunitari e dei disoccupati ultraquarantenni – davanti agli industriali milanesi riuniti ieri per l’assemblea generale dell’Assolombarda. «Il patto – ammette Albertini – ha dato risultati inferiori alle attese: a fronte di 826 progetti ci sono state soltanto 130 assunzioni».
Il sindaco di Milano, però, non demorde e «apre» alla Cgil. Il segretario generale, Sergio Cofferati, è seduto lì in prima fila: «Lo dico sommessamente a Cofferati – dice Albertini – siamo pronti a rivedere questo strumento per rilanciarlo e dargli più incisività». Cofferati non si fa pregare: «Lo avevamo detto in tempi non sospetti al sindaco che il patto per Milano sarebbe finito malamente – ha detto Cofferati – oggi lui lo ha ammesso pubblicamente: ne tragga le conseguenze». Il problema è che mentre da un lato gli chiede aiuto, dall’altro Albertini – per il quale la Cgil è «il sindacato più politicizzato» – addossa a Cofferati la responsabilità del fallimento del Patto. Che cosa accadrà ora? Risponde il vice di Cofferati, Guglielmo Epifani: «Non firmammo quel patto perché era basato sull’applicazione di diritti differenziati alle fasce deboli del lavoro. Non può quindi essere ridiscusso in parte, bisognerebbe ricominciare da zero. Soltanto in questo caso ci rimettiamo al tavolo».
Nel frattempo, i due sindacati firmatari, Cisl e Uil, difendono la Cgil dagli attacchi di Albertini: «Sbaglia completamente tiro: la colpa della scarsa attuazione del Patto è sua, non della Cgil che legittimamente, anche se secondo noi sbagliando, aveva deciso di non firmare l’intesa», dice Maria Grazia Fabrizio, responsabile della Cisl milanese. «È inutile riaprire la polemica con la Cgil aggiunge Amedeo Giuliani, segretario Uil Milano sono gli industriali a non voler avviare i progetti utilizzando lo strumento della flessibilità messo a loro disposizione».
Se a Milano i tre sindacati confederali ritrovano l’unità, a Roma recuperare una visione unitaria è più arduo. Qui al centro della discussione non c’è un patto, ma un contratto, quello dei metalmeccanici. Fino a tarda sera, ieri, i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil (Cofferati, Pezzotta e Angeletti) hanno discusso con i segretari di Fiom, Fim e Uilm (Sabattini, Caprioli, Regazzi) su quantità (115mila lire lorde per i lavoratori di quinto livello) e qualità (articolazione delle voci, a partire dalla «novità» dell’anticipo sull’inflazione del 2003, ma niente recupero del differenziale tra inflazione reale e programmata per il ‘992000 e nessun riconoscimento salariale per il buon andamento del settore) della proposta della Federmeccanica. Mentre Cisl e Fim, Uil e Uilm si sono dichiarate disponibili a un «affondo» per spuntare qualche lira in più e chiudere entro il mese, Cofferati e Sabattini hanno confermato la loro netta contrarietà rispetto all’«impianto» della proposta degli industriali. Risultato: nonostante le sollecitazioni degli industriali, i tempi del rinnovo del contratto dei metalmeccanici si allungano.