Fp insegue una nuova geografia «Ora si rispettino i pluralismi»

15/04/2010

Trovare una sintesi tra punti di vista differenti. La proposta è per la Cgil che al congresso di maggio dovrà decidere come gestire i nuovi equilibri tra maggioranza e minoranza. Pluralismi, li chiama Carlo Podda che ieri a Sorrento ha aperto il nono congresso della Funzione pubblica, l’ultimo come segretario generale. Dopo sei anni, Podda lascia in anticipo il timone della categoria che sotto la sua guida è diventata la più forte della Cgil. La più numerosa tra i lavoratori attivi,maanche la più spaccata: il 55% dei delegati aderisce alla mozione di Guglielmo Epifani, il 45% alla seconda mozione promossa dai segretari dei metalmeccanici, dei bancari e dallo stesso Podda, che è dunque in minoranza nella sua organizzazione. Alla successione c’è già una candidata ufficiale, Rossana Dettori, oggi responsabile degli Enti locali.
NUOVA GEOGRAFIA
La nuova «geografia» della Cgil è tra gli argomenti più spinosi di questa tornata congressuale, Podda gli dedica poche righe della sua relazione di trenta pagine. Sono sufficienti: «Abbiamo alle spalle un congresso complicato che ha prodotto un surplus di scorie ed effetti collaterali che bisogna cercare insieme di eliminare – dice -. Non si tratta di rimuovere le differenze che si sono manifestate né di non riconoscere l’esito politico delle assemblee di base. Si tratta invece, nell’interesse comune delle persone che rappresentiamo, di provare a costruire una sintesi tra punti di vista diversi». Non sia dunque una Cgil di vincitori e vinti, dice in buona sostanza Podda,masi «riconoscano e rispettino tutti i pluralismi». Anche quello della mozione di minoranza che «non cesserà di esistere col congresso di Rimini». Non cessa di esistere, ma neanche vuole trasformarsi in area programmatica: ed è qui che Podda propone il superamento delle aree che a suo dire «hanno manifestato limiti». Ad ascoltarlo ci sono 409 delegati di maggioranza, 334 di minoranza e c’è pure Nicola Nicolosi, leader dell’area «Lavoro e società» che di smantellamento della sua «esperienza» non vuole sentir parlare. «I pluralismi devono essere luoghi riconoscibili», spiega «altrimenti si finisce col rispondere al notabile di turno. E così si ammazza la democrazia». Il dibattito è aperto. Ieri mattina un primo conclave si è messo a esplorare la possibilità che il congresso di Fp-Cgil possa finire con un documento unitario. Si vedrà venerdì, e si vedrà anche se i lavoratori pubblici della hanno raccolto la proposta di Podda, cioè quella «necessità di lavorare assieme » consegnata alla Cgil dal voto. Non è detto che la strada indicata trovi il consenso necessario. Erano molti ieri a far notare «che c’è una linea che ha vinto e una che ha perso. Altro che sintesi». Lo scontro è stato aspro, specie in questa categoria che si è rivelata la «chiave» del congresso Cgil. Se avesse vinto la seconda mozione, Epifani (e il suo successore) sia pure in maggioranza avrebbe avuto a che fare con l’opposizione di due categorie pesantissime, come la Fiom e, appunto la funzione pubblica. SIPARIO Le cose sono andate diversamente, Podda ha perso e lascia. Ma non esce assolutamente di scena. Si mette a disposizione di Fp e della Cgil. Per dirlo racconta di una scuola di vela dove insegnavano «a salire su una barca cambiando ogni giorno ruolo: un giorno al timone, un altro alla vela principale, un altro ancora a quella secondaria ed infine persino facendo il contrappeso ». Insomma, «tutte le braccia servono e si può essere utili in ogni ruolo, se si ha l’umiltà necessaria e la forza che serve. Vorrei provare a dimostrarlo – conclude -finché e se mi vorrete». Tutta la platea lo applaude a lungo, in molti si alzano anche, ma in molti restano seduti. La «sintesi» nella Funzione pubblica è tutta da costruire.