Fp e Filcams: estendiamo l’art.18

06/05/2003





 
   
Martedì 6 Maggio 2003

 
Fp e Filcams: estendiamo l’art.18
Cgil, pubblico impiego e terziario per il sì al referendum. «Un’altra idea di società»

ANTONIO SCIOTTO
Cgil, colpo grosso in favore del sì: il sostegno al referendum ha stravinto nella Funzione pubblica, il sindacato con più iscritti attivi (369 mila) e nella Filcams (commercio e terziario, 280 mila iscritti). Centoventicinque i sì nel direttivo Fp (4 per la libertà di voto, due astenuti), 81 quelli della Filcams (15 per la libertà di voto e qualche astenuto). Un sì è venuto anche dai direttivi Cgil di Piemonte, Veneto, e Trentino. E non basta, perché il sì e la difesa dell’articolo 18, soprattutto nel documento votato dalla Fp, si configurano come una scelta di «un’altra idea di società rispetto a quella sostenuta da governo e Confindustria». Una decisione profondamente politica, che si spera possa dare l’imput anche all’intera confederazione nel delicatissimo passaggio di oggi e domani, il direttivo sull’indicazione del sì. Molti i punti interessanti del documento, ma bastino alcune frasi: «Una eventuale vittoria del no chiuderebbe per sempre la discussione nel paese sulla difesa e l’estensione dei diritti. Segnerebbe di fatto il superamento della stessa idea di solidarietà e uguaglianza di condizioni garantite dalla legge per i soggetti più deboli». La critica della Fp si estende all’opposizione politica al governo Berlusconi, accusata di «sottovalutare in modo incomprensibile i temi del lavoro».

Laimer Armuzzi, segretario generale Fp, spiega il voto con il «sentire diffuso presente nell’organizzazione», e si chiede: «Se il 16 giugno vincono i no, la battaglia intrapresa dalla Cgil per l’estensione dei diritti sarà più forte o più debole? E se vinceranno i sì? Le deleghe del governo 848 e 848bis saranno più forti o più deboli? Il referendum non è stato voluto dalla Cgil, ma di fatto c’è, e adesso bisogna votare sì». Giovanni Pagliarini, segretario nazionale Fp e esponente della minoranza Lavoro Società, spiega che l’alto consenso registrato dimostra che nella base «non si percepisce un distacco tra le lotte dell’ultimo anno e mezzo e il referendum. E noi della Fp portiamo un valore aggiunto: abbiamo chiuso il contratto dei ministeriali, pochi giorni fa quello dell’igiene pubblica, il 19 scendiamo in sciopero per enti locali e sanità: il tutto in modo unitario, con Cisl e Uil. Certo, da loro ci dividono il patto per l’Italia e altre scelte, ma la decisione presa fa capire che il sì al referendum si lega alla strategia di una Cgil che porta a casa risultati e firma contratti». E l’impegno nella campagna? «Non entriamo direttamente nei comitati – risponde Armuzzi – ma ciascuno di noi, ai dibattiti e alle assemblee, parla della sua scelta». «Una parte di noi, e non solo della minoranza Cgil e della Fiom, sta già lavorando per diffondere il sì», aggiunge Pagliarini.

Anche il risultato della Filcams è notevole, almeno per due motivi: innanzitutto, ben due terzi del settore terziario è composto da aziende sotto i 15 dipendenti. E poi le sirene degli inciuci dalemiano-margheritiani con Cisl e Uil sono parecchio forti nella categoria, e dunque si rischiava davvero una situazione più squilibrata. Il sì ha invece raccolto larghi consensi, e il segretario generale Ivano Corraini spiega che la decisione è stata presa «per la necessità di tenere la barra ferma sul tema dell’estensione dei diritti, scegliendo la posizione meno contraddittoria». Ma la Filcams si impegnerà nella campagna? «Dipenderà da quello che decide il direttivo Cgil: se dovesse giungere un invito all’impegno, lo raccoglieremo», risponde Corraini. Maurizio Scarpa, segretario nazionale Filcams ed esponente di Lavoro Società, non esclude un impegno diretto dell’organizzazione nella campagna: «Certo, per questo bisognerebbe fare un nuovo direttivo ad hoc. Molto dipenderà dalla decisione della confederazione, ma quello che è più importante è informare nei luoghi di lavoro. Io ho già in mente lo slogan: "Quando si tratta dei loro interessi vi fanno lavorare anche la domenica, e quando si parla dei vostri diritti vi dicono di andare al mare"».