“ForzaSpioni” La ragnatela

22/03/2006
    N.11 anno LII – 23 marzo 2006

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        Primo piano/Veleni d’Italia

          Forza spioni

          La ragnatela degli spioni

          L’uomo della sicurezza Telecom. L’investigatore privato fiorentino. E ancora: carabinieri, finanzieri, giornalisti… Ecco la rete segreta ora sotto inchiesta

          di Fabrizio Gatti e Peter Gomez

            La memoria di un computer. Sigillata da dieci livelli di protezione, ciascuno con la sua parola chiave. L� dentro c’� il futuro dell’inchiesta che sta svelando l’altra faccia delle campagne elettorali. Quella pi� sporca e oscura. Fatta di pedinamenti, microspie e dossier. Di investigatori privati disposti a tutto, persino a confezionare prove false contro gli avversari politici. Di una rete di spie che mette a rischio la vita democratica del Paese. A sequestrarlo a Firenze gi� nel maggio scorso � stata la Procura di Milano, come ‘L’espresso’ � in grado di rivelare. Ma solo ora, dopo l’esplosione dello scandalo sugli uomini dell’ex ministro della Salute Francesco Storace in contatto con gli 007 privati che avevano nel mirino Piero Marrazzo, Alessandra Mussolini e Giovanna Melandri, il contenuto di quel pc � stato decifrato. E adesso tremano in molti. A cominciare dal suo proprietario, Emanuele Cipriani, 45 anni, console della Guinea Conakry e amico di Licio Gelli. Cipriani � il titolare di una delle pi� importanti agenzie italiane d’investigazioni, la Polis d’Istinto, da pi� di 15 anni al centro di una ragnatela d’intelligence messa in piedi, secondo l’ipotesi della Procura di Milano, da Giuliano Tavaroli, 46 anni, ex responsabile della sicurezza di Telecom.

            L’indagine che mercoled� 8 marzo ha portato all’arresto di 16 tra detective privati, sottufficiali della Guardia di finanza, dipendenti Telecom e un ispettore di polizia, � infatti partita da loro. E non � finita. Lavorando sulla coppia Cipriani-Tavaroli, i carabinieri si sono imbattuti per caso nelle telefonate di Pierpaolo Pasqua, 36 anni, ex capo di un circolo di Alleanza nazionale, figlio di un ufficiale dell’Arma con un passato nei servizi. Pasqua � l’uomo che alla vigilia delle ultime elezioni regionali ha tentato di eliminare i candidati del centrosinistra e dell’estrema destra con metodi da Repubblica sudamericana. Cos� Alessandra Mussolini � stata fatta passare per una che voleva farsi votare alla Regione Lazio grazie a centinaia di firme false: per mesi � stata sospettata di essere la mandante di un reato che non aveva mai commesso. Mentre l’attuale presidente Piero Marrazzo, pedinato e intercettato illegalmente, doveva essere presentato addirittura come l’amante di un viado. E l’ex ministro Giovanna Melandri se l’� cavata soltanto perch� alla fine non � stata candidata.

            Roba da far accapponare la pelle. Anche se Pasqua e la sua banda di detective sono solo un capitolo marginale della grande indagine sull’Italia delle spie condotta dalla Procura di Milano. Quella che coinvolge lo staff di Storace � stata un’operazione clandestina che non ha nessun collegamento diretto con la rete di Cipriani e Tavaroli. La loro organizzazione nasce invece nella seconda met� degli anni Ottanta e col passare del tempo ha finito per coinvolgere ufficiali dei carabinieri e della Guardia di finanza, poliziotti, ex agenti Cia, e persino un gruppo di inconsapevoli giornalisti, ingaggiati con consulenze pagate a peso d’oro. � il giro di contatti che qualcuno ha battezzato Super Amanda. Per smascherarlo, dal 2005 una squadra di carabinieri lavora in completo isolamento. L’ordine � evitare a tutti i costi le fughe di notizie. Una missione che inizialmente si presentava quasi impossibile visto che la divisione di Tavaroli controllava il Cnag, il Centro nazionale autorit� giudiziaria, attraverso il quale passano tutte le richieste d’intercettazione telefonica e ambientale del nostro Paese.

            In Telecom, Giuliano Tavaroli arriva con la carica di vicepresidente grazie a Marco Tronchetti Provera, che lo ha scelto dopo averlo visto per anni al lavoro alla Pirelli. Di lui, Tronchetti si fida. Gli ha delegato i rapporti con il ministero dell’Interno, i servizi segreti e la magistratura. E gli ha consegnato la protezione di Afef e dei familiari. Chi se ne occupa direttamente � Emanuele Cipriani. Il detective offre i servizi di sicurezza e gli uomini della scorta a Tronchetti attraverso la Polis d’Istinto. Tavaroli e Cipriani si frequentano fin da bambini. E possono contare sui consigli di un altro ex maresciallo che ha fatto strada nel Sismi, l’attuale direttore del reparto di controspionaggio e antiterrorismo. Un uomo che ha guidato tutte le ultime operazioni su Al Qaeda. Quando lo 007 e Tavaroli lavoravano insieme a Milano, ai tempi delle Brigate rosse e dell’Anticrimine del capitano Umberto Bonaventura, dormivano nella stessa stanza. Poi hanno preso strade diverse.

            Una volta congedato, Tavaroli passa alla sicurezza d’Italtel, colosso italiano delle telecomunicazioni, dove per ragioni d’ufficio continua a tenere rapporti con i vertici dell’ottava divisione del Sismi, che si occupa di tecnologie strategiche. Quindi diventa consulente di Roberto Arlati, uno dei pi� stretti collaboratori di Gianfranco Troielli, il celebre cassiere occulto di Bettino Craxi. Si laurea e comincia a frequentare imprenditori e capitani d’industria: Renato Della Valle, l’immobiliarista amico ed ex socio di Silvio Berlusconi, il patron dell’Inter Massimo Moratti e molti top manager della Milano che conta. Ormai � un uomo arrivato. Tronchetti gli mette in mano la Pirelli: un incarico che non comporta solo la sicurezza aziendale, ma anche le misure di controspionaggio industriale. Per questa attivit� Tavaroli ingaggia l’ex vice capocentro Cia in Somalia, Jonh Paul Spinelli.

            Nell’estate del 2001 il gran salto. Tronchetti strappa a Roberto Colaninno la Telecom e Tavaroli vorrebbe seguirlo. L’occasione arriva quasi subito. Tronchetti e i suoi uomini sono bersagliati da microspie, lettere e telefonate anonime che spingeranno i vertici della societ� a sostituire tutto lo staff della security (vedi articolo a pag. 37). "D� a quel cornuto che quando passa da Roma gli tagliamo la testa", annuncia il 5 settembre una voce priva d’inflessioni a una segretaria. � il panico. I collaboratori di Tronchetti chiamano l’ufficio sicurezza Telecom. Poi cercano Tavaroli, ancora in servizio alla Pirelli. Ma lui non risponde. Ha staccato il cellulare. "Alla fine la segretaria mi contatt� su un’utenza fissa. Era il numero dell’ufficio del generale Stefano Orlando, dirigente del Sisde a Roma, presso cui mi trovavo", racconter� proprio Tavaroli davanti ai funzionari della sezione Criminalit� organizzata della questura di Milano, in un verbale che ‘L’espresso’ ha potuto leggere. Le indagini, poi archiviate senza colpevoli, accerteranno paradossalmente che quella telefonata anonima era partita da "un’utenza della presidenza del Consiglio, di fatto nella disponibilit� del Sisde". Qualcuno tentava di far ricadere i sospetti su Tavaroli? � possibile: sono in molti a voler mettere le mani su Telecom e sui suoi segreti. L’incidente per� non ferma il supermanager.

            Una volta dentro la compagnia telefonica, Giuliano Tavaroli d� il via a una rivoluzione. Da una parte deve fronteggiare la guerra per il controllo di Telecom Brasile, contro il fondo Opportunity del finanziere Daniel Dantas: un confronto a colpi di microspie, pedinamenti e dossier che porta a una serie di arresti tra gli investigatori assoldati dagli avversari. Dall’altra, mette in piedi una vera e propria struttura di intelligence. I carabinieri che indagano su Telecom se ne accorgono quando vanno a perquisire un ufficio della Polis d’Istinto a due passi dal Duomo di Milano. L� scoprono che le chiavi sono in mano a un giornalista: l’ex vicedirettore di un settimanale, che in passato ha firmato molti scoop sul caso Moro e che per questo vive tuttora sotto scorta. In cambio di una consulenza da molte decine di migliaia di euro, Tavaroli gli ha affidato una sorta di ufficio analisi. La struttura ha anche un vice, un collaboratore di ‘Polizia Moderna’ e de ‘Il Carabiniere’, le due riviste ufficiali delle forze dell’ordine. Di volta in volta, secondo le necessit� di Telecom, l’ufficio analisi commissiona rapporti sui Paesi a rischio a inviati di settimanali e quotidiani e li paga fino a 10 mila euro.

            Soldi, tanti soldi. Un fiume di denaro che parte da Telecom per arrivare alla Polis d’Istinto. Fonti anonime della compagnia telefonica spiegano a ‘L’espresso’ che Pirelli e Telecom hanno fatturato in favore di Cipriani almeno 14 milioni di euro. A questo tesoro si deve aggiungere il resto: le somme versate da grandi clienti come Prada (che ha interrotto i rapporti nel 2004) e quelle arrivate dai servizi segreti. S�, perch� Cipriani in passato � stato utilizzato dal Sismi per almeno un’importante operazione antiriciclaggio a Bologna. Mentre Tavaroli, negli anni degli attentati di Al Qaeda, � diventato sempre pi� un punto di riferimento per l’intelligence militare, che in occasione delle stragi di Madrid dell’11 marzo 2004 ha potuto ottenere in tempo reale da Telecom informazioni preziosissime.

            Tanto attivismo suscita per� invidie di ogni tipo. I magistrati di Milano se ne accorgono il 2 luglio 2004 durante le indagini sugli appalti per la sicurezza in citt�. Per una brutta storia di tangenti finiscono in carcere i vertici del gruppo di vigilanza privata dell’Ivri e del’Istituto Citt� di Milano. Decine di telefoni vengono messi sotto controllo. Tra questi, c’� anche il cellulare di Salvatore Di Gangi, il big boss della vigilanza nella Capitale (vedi articolo a pag 39), dove ha firmato contratti con Esercito, Rai, molti ministeri e ambasciate. Di Gangi al telefono insulta Tavaroli e lo accusa di ricevere mazzette dagli istituti di vigilanza che si aggiudicano gli appalti in Telecom. Poi, riferendosi agli arresti di quell’inchiesta, aggiunge: "� strano che non se lo siano ancora bevuto… Tutto il vertice di Citt� di Milano glielo aveva assunto Tavaroli… In effetti se li hanno fottuti � perch� c’hanno il 348 (cio� un cellulare Vodafone, ndr) e non il 335 (Telecom, ndr)… Se c’hanno il 335 ‘sto figlio de ‘na mignotta de Tavaroli li avvertiva subito…". Interrogato dal magistrato, Di Gangi spiega: "Al riguardo (le presunte tangenti, ndr) non posso riferire fatti specifici trattandosi soltanto di delazioni, in parte determinate da voci dell’ambiente e in parte determinate da mie esprienze personali. Infatti per ben due volte ho vinto le gare di Telecom, anche quella on line, senza che mi venisse poi aggiudicato il servizio. La verit� � che poi il servizio � rimasto in gran parte al gruppo Ivri che, se non ricordo male, era risultato quarto".

            Parole da prendere con le pinze. Tra il multimilionario Di Gangi e Tavaroli non � mai corso buon sangue. Un fatto per� � certo. Anche in questa guerra per gli appalti volano dossier pieni zeppi di notizie riservate, in teoria custodite solo negli archivi delle forze dell’ordine. Uno riguarda proprio Di Gangi. Una copia viene trovata durante le perquisizioni all’Istituto Citt� di Milano, dentro un fascicolo intitolato ‘Appalto Pirelli’. Dopo qualche mese una misteriosa manina si premura di aggiornarlo, aggiungendo l’elenco delle amicizie politiche di Di Gangi a cominciare da quella con il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa. E lo invia ai vertici delle forze di polizia e ai giornali. Ma non basta. Dalle perquisizioni spunta un secondo dossier. Racconta con precisione certosina una serie di imbarazzanti retroscena sulla carriera di Chicco Gnutti, il finanziere bresciano che proprio a partire dal 2004 comincia ad accarezzare l’idea di rovesciare il potere di Tronchetti in Telecom. Un’altra dose di veleni in questo romanzo nero di spie, alta finanza e politica.