Forza Italia on line: «Legami Cgil e Br»

06/11/2003


  Politica


06.11.2003
Forza Italia on line: «Legami Cgil e Br»
di 
Oreste Pivetta


 Il titolo, più che l’interrogativo di un sondaggio, è una infamia: «Legami. Cgil e Br». Si legge così, però, nel sito ufficiale di Forza Italia. E si legge anche dopo che il vice coordinatore, Fabrizio Cicchitto, si ritira: «Un’improvvida e del tutto inaccettabile iniziativa di alcuni collaboratori al sito internet di Forza Italia, non autorizzata da alcun responsabile politico, ha immesso in circolazione una domanda che non condividiamo nel modo più assoluto, e che anzi deploriamo».

Ma intanto, questa era la “scena”, ieri, mercoledì 5 novembre, sera: al centro la solita faccia di Sandro Bondi. Protesta: da Violante un discorso ipocrita e indegno. Poco prima il mistico coordinatore faceva sapere che Forza Italia si sarebbe presentata alla manifestazione di Firenze: bella promessa contro il terrorismo, il neo arco costituzionale unito contro il terrorismo, «orizzonti nuovi» come qualcuno già sospirava. Qui la pace per il bene comune, più tardi il furore e il vocabolario consueto contro il capogruppo diessino. A fianco, nel sito internet addobbato dal tricolore, insiste però la finestrella del sondaggio. Ripetiamo: «LEGAMI. Cgil e Br». Le alternative candidate al voto sono, nell’ordine: sono amici, sono nemici, si conoscono. Bilancio alle diciannove: 1055 votanti, 78,2 per cento sono amici, 10,43 sono nemici, 11,37 si conoscono. Un’ora dopo: 1116 votanti, percentuali rispettivamente 74,77, 14,07, 11,06. Alle 21: 1281 votanti, percentuali 66,35, 22,64, 11.01. La differenza è scarsa, ma segnala un’evoluzione. Speriamo che continui. Altrimenti si dovrebbe concludere che Bondi ha “sfondato”: tra l’ottanta e il novanta per cento del cuore “navigatore” nel sito presidenziale (curato da un amico di Bondi, Antonio Palmieri, parlamentare milanese il quale si gloriò un tempo che «il sito www.forza-italia.it è una mia creatura») s’è convinto che la Cgil è “tutta cosa” con i terroristi: se non si amano, almeno si conoscono e però i sindacalisti non li denunciano.

Ce l’hanno fatta: il Bondi ex comunista, il Sacconi ex socialista con il compagno Cicchitto, più un pezzo di democristiano come Schifani, a intermittenza, in avanti l’economista principe e stridulo Brunetta, a furia di forsennate ripetizioni, sono riusciti a far passare l’idea che in fondo tutti i problemi stiano lì, in quel sindacato di comunisti, in quel sindacato massimalista, estremista,radicale, guidato da Cofferati o da Epifani, fa lo stesso. Tutti i problemi: dalla crisi economica, perchè la Cgil non capisce il valore delle loro riforme, al terrorismo, perchè la Cgil i terroristi, li conosce, li ospita, quasi quasi li coltiva.

Ispirati dalla loro guida spirituale, il presidente, che non esitò a gridare al mondo dei suoi fans e della politica che lui non temeva le pallottole e non temeva neppure gli scioperi, rivelando quali sentimenti di chiara democrazia lo ispirassero, ritenendo in modo evidente proteste sindacali pari alle pistole e alle bombe, in coro Bondi, Sacconi, Cicchitto, Brunetta e gli altri si sono adoperati con vigore. Hanno fatto sapere dalle infinità di televisioni che li ospitano, con qualche supporto dai giornali di famiglia, che i terroristi stanno nella Cgil, che la Cgil fa i picchetti ed è quindi violenta e quindi oggettivamente fa come i brigatisti, che la Cgil critica la legge cosiddetta Biagi, cioè la legge 30, e critica il governo e quindi inasprisce la lotta e quindi crea spazio e argomenti per i brigatisti. Resta indelebile, un monumento, l’accusa a Cofferati: contestò il libro bianco e quindi indicò ai terroristi il bersaglio. Testuale Bondi dalla poltrona del Costanzo Show: «Cofferati accusò Biagi di collaborare con il governo Berlusconi e di essere collaterale alla Confindustria… le parole sono pietre… Purtroppo c’è ancora nel nostro paese una matrice ideologica che legittima la violenza politica». E Brunetta, in una sala del consiglio regionale emiliano, ancora citando gli scioperi dei metalmeccanici: «Di fronte a questo clima non ci si meravigli se frange dell’eversione e del terrorismo si inseriscono nelle ali più estreme del sindacato…». Grazie naturalmente, «al comportamento eversivo della Cgil e del suo segretario nazionale Epifani sul fronte delle relazioni sindacali».

Le ultime battute sono dell’altra sera, a Porta a Porta, con Sacconi e Cicchitto a sviluppare la tesi del sindacato aggressore, sulla base della prova che disapprovare una legge vale un po’ come sparare. Nessuno a ricordare Guido Rossa e nemmeno quanto nel giorno dei primi arresti testimoniò la vedova di Massimo D’Antona: il muro del sindacato contro il terrorismo, nella storia d’Italia. Il sondaggio on line ovviamente ha fatto il giro. «Accostamento inquietante», commenta Gian Paolo Patta, segretario confederale della Cgil. Una mostruosità, un episodio di squadrismo telematico, lo definisce Beppe Giulietti. Indecente, dice Antonello Falomi, senatore dei Ds.

«Contribuisce ad alimentare un odioso clima di sospetto nei confronti del sindacato», afferma Giovanna Melandri. Gloria Buffo aggiunge: «Accusare sindacato e Cgil di vicinanza al terrorismo è banditesco. Ma fare un sondaggio sull’amicizia tra Cgil e Br è letteralmente infame». Alfiero Grandi, deputato diesse: «È un attacco di una gravità inaudita». Roberto Giachetti della Margherita tira alcune conclusioni: «La disponibilità della maggioranza all’unità contro il terrorismo è durata lo spazio di un mattino…». Malgrado le riparazioni serali di Cicchitto?