Forum: Politici e movimenti: il fronte della povertà

24/01/2003

          24 gennaio 2003
          il forum
          È compito della sinistra interpretare chi non è in grado di prendere la parola; saper decifrare situazioni di silenzio per poi rappresentarli politicamente
          Il 20% delle famiglie in Italia, dato 2000, sotto la soglia di indigenza.
          Il 17% dei minori vive in condizioni di povertà
          Rileggere le diseguaglianze
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          Politici e movimenti: il fronte della povertà
          Incontro sul Welfare sociale a l’Unità. Livia Turco: «Le nostre proposte contro le diseguaglianze»

          LUCA LANDÒ Il tema di questo Forum prende spunto dal Convegno
          organizzato da Livia Turco e noi, come giornale, siamo interessati
          capire il panorama delle nuove povertà emergenti nella società italiana,
          quali sono le strade da percorrere.
          All’on. Turco il compito di tracciare un quadro introduttivo.
          LIVIA TURCO Più che un convegno è un evento molto impegnativo
          per la Sinistra, perché deve decidere se ripartire dalla povertà e dall’eguaglianza
          nella definizione di un progetto. Dobbiamo sapere che secondo i dati elettorali in Europa proprio i ceti più deboli, quelli più esclusi non hanno votato la Sinistra, anche là dove la Sinistra ha ben governato. Questo anno di governo
          Berlusconi ha visto giovani No global battersi contro le povertà e le diseguaglianze, i ceti medi e riflessivi in rivolta morale contro la lettura delle
          regole. Ebbene, c’è un compito della Sinistra: interpretare chi non è in grado di prendere la parola, saper decifrare situazioni di silenzio, rappresentare i ceti poveri silenti. C’è un silenzio che è manifestazione della propria dignità, la Sinistra deve decifrare questa dignità e questo silenzio della povertà, nonché di rappresentarli politicamente. Abbiamo a che fare con una situazione di povertà che colpisce persone e famiglie "normali", che hanno normale capacità, sono normalmente inserite nella società, ma non hanno i redditi adeguati per fare
          fronte alle esigenze primarie della vita. Quante volte mi è capitato di sentir dire, soprattutto da insegnanti della scuola media che le famiglie fanno fatica a comprare i libri di testo per i figli. Questa povertà è dovuta alla mancanza di reddito, in genere in famiglie in cui c’è un solo lavoro o sono famiglie numerose, e dall’altra la mancanza di un sistema di welfare adeguato. Noi abbiamo un 20% di famiglie in Italia, dati 2000, che sono comprese nella fascia della povertà relativa, della povertà assoluta e della quasi povertà. Dietro a questo un dato più eclatante della povertà che riguarda persone normali e
          che fanno fatica ad andare alla mensa della Caritas, in questo senso la dignità ed il silenzio della dignità; fanno fatica ad andare ad un servizio comunale ed a dire: "voglio il sussidio perché sono povero", perché non si ritrovano nello stereotipo di chi è povero. E allora dobbiamo rileggere le diseguaglianze che, come si sa, sono misurabili attraverso la disparità di accesso ad una serie di beni fondamentali. Il figlio di un operaio rischia di tornare indietro rispetto allo
          status, all’insediamento sociale di suo padre. Noi siamo un partito politico,
          quindi non possiamo limitarci all’ analisi della diseguaglianza. Altrimenti
          non saremmo all’altezza della nostra funzione. Se in Italia ed in Europa quelli che più stanno male non hanno votato il Centrosinistra, c’è qualcosa di fondo che va aggredito.
          LANDÒ Rispetto a cinque anni fa, diciamo, è cambiato qualcosa?
          TURCO- L’ultimo Rapporto sulla povertà e l’esclusione sociale è quello curato da Chiara Saraceno per il 2000, e tra le "nefandezze" di questo governo c’è quella di aver messo il bavaglio alla Commissione Povertà. Per fortuna noi abbiamo chiesto all’Istat, quando eravamo al governo, di fare un Rapporto annuale sulla povertà, per attribuire alla Commissione Povertà presso la Presidenza del Consiglio, di svolgere un monitoraggio sull’impatto delle politiche sociali. I dati a cui mi riferivo sono i dati del 2000, noi con le nostre politiche eravamo riusciti a fare un’azione di contenimento, quello che succederà nei prossimi anni per effetto delle politiche dell’attuale governo
          si può ipotizzare.
          MASSIMO PACI – Noi, effettivamente, dobbiamo allargare il discorso
          sul disagio sociale perché, altrimenti, il concetto di povertà non ci distingue più politicamente, non ci dà più un’entità politicamente differenziata dalla Destra. Dei poveri tradizionali in senso stretto se ne occupa anche la Destra, è parte dell’ideologia di una Destra populista includere nel suo approccio alla società contemporanea anche un atteggiamento compassionevole, comunque
          un intervento in quella direzione. Salvo poi dire che, al di sopra di questa fascia, più o meno ristretta fascia di povertà, esiste un’indistinta classe media che lambisce o si confonde, poi, con i ceti più ricchi. Questa è l’immagine di società che ci viene da questa Destra populista e mediatica anche in Italia.
          Aggredendo noi, viceversa, la fascia di sofferenza, di difficoltà economica,
          di disagio che si situa anche al di sopra della povertà tradizionale, senza dimenticare ovviamente la vera povertà, osserviamo che circa 6 milioni di famiglie in Italia hanno un reddito che è inferiore o, al massimo, vicino alla metà del reddito medio nazionale.
          PASQUALE CASCELLA Stiamo tornando alla società dei due terzi
          che per tanto tempo ha caratterizzato il dibattito della Sinistra?
          PACI Io non parlerei di un terzo di emarginati, ma di una fascia di
          povertà che si situa sotto la soglia convenzionale della povertà, più un’area di molteplici diseguaglianze. Qui tocchiamo certi esiti della globalizzazione,
          che ha trasformato anzitutto il mercato del lavoro di molti Paesi europei, creando situazioni di disoccupazione, ma soprattutto anche di precarietà. Il 17% delle famiglie dichiara di vivere in un’abitazione non adeguata, oppure è sotto sfratto; il 16% ha almeno un membro della famiglia disoccupato o con
          un lavoro precario; il 9% ha il capofamiglia disoccupato e questo sale al
          15% nel Mezzogiorno; il 25% ha un reddito che giudica insufficiente ed
          il 27% ha un membro della sua famiglia con una malattia cronica invalidante.
          E’ fondamentale, quindi, che la Sinistra si riappropri del tema della giustizia sociale. Da molti anni a sinistra la parola d’ordine della lotta contro la disuguaglianza è un po’ caduta nel dimenticatoio.
          MARISTELLA IERVASI Io volevo sapere qualche cosa sul reddito minimo
          di inserimento.
          LANDÒ Passando la parola al professor Rosati, mi chiedo se una iniziativa della Sinistra verso le nuove povertà non possa trovare un punto di contatto coin il movimento del Volontariato, con la Caritas, da sempre impegnati verso la povertà tradizionale.
          ROSATI – Io sono qui per la Caritas italiana, tradizionalmente collegata
          con le figure dei poveri classici, chiamiamoli così. Però credo che soprattutto
          negli ultimi tempi emerga la sensibilità a capire e studiare, non tanto le nuove povertà, quanto le figure sociali che si avvicinano o si allontanano dalla soglia di povertà. La Caritas si è occupata di questo. Si tratta di una povertà che non
          è soltanto di risorse economiche o di condizioni di vita, è una povertà di diritti, è una privazione di diritti, poiché nelle condizioni in cui si versa di precarietà e così via, l’attenzione ai diritti, anche da parte degli stessi soggetti, passa in secondo piano, si entra in una logica di sopravvivenza, a volte anche di ricerca di soluzioni di emergenza, si pensi al Mezzogiorno, al fascino che può avere
          l’appello della criminalità e così via.
          Circa i casi di fuoriuscita dalla condizione di povertà io credo che il reddito minimo di inserimento abbia favorito effettivamente la fuoriuscita dalla condizione di povertà ed anche il reingresso in un circuito di relazioni sociali, civili che diversamente sarebbe stato negato, e qui c’è un punto. Riguardo alla connessione tra povertà, uguaglianza e giustizia, anche a Sinistra dalla metà
          degli anni Ottanta in poi, si è pensato che l’aggettivo sociale dovesse cedere
          o lasciare il passo in qualche misura all’aggettivo individuale. La Thatcher diceva: "Non conosco la società, conosco gli individui", però questa idea non è rimasta monopolio dei conservatori inglesi o delle figure moderate o di destra dell’Europa. E’ diventata senso comune per cui anche soggetti poveri abbiano ritenuto di dare fiducia, non solo in Italia, a proposte, a soluzioni imperniate sull’individuo. Questa la cultura che si era diffusa e la cultura arriva
          prima della politica. Per questo ritengo che il modello della società dei due terzi deve cedere il passo ad un modello elaborato in comune dalla Conferenza
          episcopale tedesca e dai Gruppi Protestanti in Germania. Uno schema di società a quattro piani: gli esclusi, i precari, i protetti ed i privilegiati, dove la categoria dei precari è quella che conquista o perde le tutele man mano che il dinamismo economico si sviluppa e fa i suoi vincitori ed i suoi vinti.
          TURCO Ci sono tanti Movimenti che si occupano di povertà, che
          non sono soltanto quelli che avevo conosciuto da Ministro, più tradizionali.
          Si parla di Caritas, di Sant’Egidio, Banco Alimentare, ma accanto a questo ho scoperto che si sono costruite sul territorio molte reti contro l’esclusione sociale: la politica deve far emergere queste realtà. Allora come Sinistra dobbiamo fare sul serio, e questo riguarda la pratica politica perché non è possibile che ovunque andassi trovavo tutti, tranne che la mia Sinistra. Infatti
          perché i ceti più poveri seguono il messaggio della Destra e non quello
          della Sinistra? Eppure mentre eravamo al governo facevamo anche delle
          buone politiche redistributive che mai ci sono state in Italia con il governo
          di Centrosinista. ANoi abbiamo a che fare con una politica di destra che non si presenta con il volto del neoliberismo autoritario, si presenta con il volto
          del populismo, Berlusconi non dimentica i ceti più poveri che lo hanno
          votato, parla di dentiere gratis agli anziani, di interventi per le giovani
          coppie, di pensioni al minimo, inganni – lo sappiamo – però sono
          messaggi che passano.
          Come si contrastano questi messaggi? Si contrastano decidendo di
          occuparsi di un problema, facendo delle politiche, ma anche poi praticando
          legami con le persone, quindi c’è una dimensione che riguarda la
          pratica, il modo di essere del Partito.
          ROBERTO MONTEFORTE Nella nostra esperienza, alcuni valori "liberal"
          che hanno avuto un loro significato, non hanno avuto anche un peso
          discutibile, hanno avuto l’effetto discutibile, più che un peso discutibile?
          TURCO – Nella società, convivono due sentimenti opposti: da un
          lato una domanda di sicurezza e di senso, e dall’altra parte una domanda
          altrettanto diffusa di voler rischiare in prima persona. Da una parte la
          nostra vita è diventata molto più "rischiosa", e dall’altra c’è una spinta
          giovanile a mettersi in proprio. Io credo che non sia sufficiente dire
          eguaglianza dell’opportunità dei punti di partenza, bisogna tornare a
          parlare di eguaglianza dei risultati. Però attenzione: non tornando indietro
          rispetto a quel dato dell’affermazione individuale, della creatività
          dei talenti, altrimenti questo ci toglierebbe dal rapporto con l’opinione
          più profonda. Reddito minimo di inserimento: la sfida del reddito minimo di
          inserimento è qui. Il reddito minimo di inserimento è: "Io ti do, in
          un’ottica di cittadinanza e di diritto, un’integrazione al reddito, perché
          tu possa uscire dalla povertà." Faccio leva sulla tua capacità di autonomia,
          ti aiuto ad uscire da quella situazione di bisogno.
          Non basta, quindi l’eguaglianza dei punti di partenza, bisogna guardare
          anche i risultati facendoci carico di ciò che ci ha detto nel frattempo
          la società e cioè che c’è questa dimensione di individualità che non può essere sacrificata.
          CASCELLA Nei nuovi valori la Sinistra deve o no recuperare, arricchito,
          quello della libertà individuale?
          PACI Io non credo che si debba scegliere tra la libertà e la solidarietà o
          tra l’individuo e il momento della coesione collettiva. Sappiamo che pensare
          soltanto ai diritti garantiti dallo Stato può avere un’ involuzione burocratica
          ed autoritaria, anche lo Stato di diritto ha i suoi fallimenti, e sappiamo, d’altra parte, che la libertà sregolata sul mercato come competitività, come guerra di ognuno contro tutti porta a contraddizioni, catastrofi e alla rottura della coesione nazionale in alcuni casi. Il problema, quindi, è di riuscire ad avere
          una visione equilibrata anche da parte delle forze di Sinistra o del Centro-sinistra – come vogliamo chiamarci -.
          Noi dobbiamo guardare ad una via alta, alla mobilità individuale, alla
          flessibilità attraverso la formazione nella sicurezza in un quadro di
          tutele che coprano un mercato del lavoro più organizzato, perché oggi
          abbiamo un rapporto di lavoro che è tutelato, ma sul mercato del lavoro
          Prendiamo gli abbandoni scolastici: colpiscono determinate famiglie,
          i giovani che vengono da una bassa origine.
          ROSATI Intanto il reddito minimo d’inserimento viene abolito così
          come è e viene bipartito in due fasce, una che non si sa cosa sia e
          l’altra che è sussidio, quindi non esiste più. Ci sono, invece, delle proposte
          parziali, ad esempio questa, per cui è primo firmatario D’Alema, per
          una sorta di reddito minimo di inserimento nel Mezzogiorno.
          TURCO – Noi presentiamo la legge sul reddito minimo di inserimento,
          quindi poniamo alla vostra attenzione nel Convegno la legge sul reddito
          minimo di inserimento sul quale sarebbe importante fare una grande
          raccolta di firme. Una misura di ultima istanza ed è una misura di
          assistenza attiva, di ultima istanza, di tipo universalistico, che tu dai alle
          persone che, per qualsiasi ragione, si trovano al di sotto della soglia
          di povertà, un’integrazione al reddito temporanea, finalizzata al fatto
          che questa persona riesca, nel frattempo, ad uscire dalla condizione di
          povertà. E comunque non puoi dare reddito minimo di inserimento
          senza fare la riforma degli ammortizzatori sociali., perché non c’è dubbio
          che in una realtà a disoccupazione esplosiva come il Mezzogiorno il
          reddito minimo di inserimento è stato utilizzato in modo improprio, come
          assistenzialismo e come sostitutivo dell’indennità di disoccupazione.
          ROSATI Io credo che su questo punto del reddito minimo di inserimento
          una proposta di generalizzazione incontra vaste sensibilità e sicura
          attenzione, il primo gradino del nuovo Welfare.
          LANDÒ Il mio timore è quello di avere tre binari paralleli, da una parte
          la Sinistra che fa autocritica, i Movimenti tradizionali del territorio
          che vanno avanti per i loro binari e questi nuovi Movimenti che, anche
          loro, vanno via parallelamente.
          PACI – I costi della nuova misura di reddito minimo di garanzia,
          che bisognerebbe introdurre nel Paese come misura universalistica, possono
          essere ridotti eliminando o assorbendo gradualmente una parte delle spese che oggi se ne vanno nella congerie di istituti assistenziali che esistono. Sul problema dei valori, come si fa a mettere insieme questi spicchi di società e di politica che fino ad oggi non coagulano, non sono insieme? Nel programma del Partito, non è escluso che ci sia una sedia intorno al tavolo dove ci saranno anche i Movimenti per aiutarci.
          ROSATI Sui Movimenti c’è una parte del volontariato che non è neppure
          censita e che non ha nessuna voglia di farsi censire, perché opera nella spontaneità: ecco, forse lì ci sono ancora delle riserve più fresche e più sorgive.
          TURCO Occorre un dialogo non soltanto rapportandosi a quelli che
          sono più rumorosi, perché rischi di perdere di vista quelli che agiscono
          più nel profondo. Ad un Partito si chiede di essere Partito, quindi si
          chiede di fare le sue battaglie, fare la parte che gli compete.

          a cura di Raul Wittenberg