«Forse ho sbagliato, ma sui Ds non potevo tacere»

16/01/2006
    sabato 14 gennaio 2006

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    AL CONSIGLIO DEI MINISTRI – IL CAVALIERE HA SPIEGATO LA SUA STRATEGIA: «NON POSSONO MENTIRE DAVANTI ALLA GENTE»

      «Forse ho sbagliato, ma sui Ds non potevo tacere»

      retroscena
      AUGUSTO MINZOLINI

        ROMA
        «Ci dovevo andare perché non potevo far passare la favola che i dirigenti diessini erano all’oscuro di tutto o che non avevano partecipato direttamente all’operazione Unipol-Bnl. Queste favole se le possono raccontare tra loro Fassino e D’Alema, ma non possono raccontarle a me. Per cui ho fatto bene a dirlo, anche se forse sarebbe stato meglio dirlo in un altro modo senza coinvolgere i giudici. Magari questo sarà stato anche uno sbaglio. Ma sapete come vanno le cose quando partecipi ad una trasmissione televisiva. La foga… la stanchezza…». Ieri mattina Silvio Berlusconi ha sentito il bisogno di spiegare in Consiglio dei ministri quel cambio di strategia che lo ha portato l’altra sera a dire la sua ai magistrati romani sul ruolo di Fassino e compagni nella scalata dell’Unipol alla Bnl. E se il premier ha ancora qualche dubbio sullo strumento usato e sulla sede scelta, non ne ha proprio nessuno sulla necessità di aprire in questa campagna elettorale un fronte con la sinistra su quell’intreccio tra affari e politica che a suo avviso sono le cooperative rosse. «Loro possono dire quello che vogliono – ha spiegato – ma non debbono prendere in giro la gente. Io non ho detto ai giudici che i dirigenti diessini hanno commesso un reato o qualcosa di penalmente rilevante, ho voluto solo dimostrare che hanno mentito, che in quell’affare hanno avuto la loro parte, che si sono mossi come dei promotori finanziari. Se fossero stati solo dei tifosi, infatti, quattro di loro non sarebbero andati a cena con il presidente del gruppo Generali Antoine Bernheim per consigliargli di vendere le azioni Bnl all’Unipol come mi ha raccontato Tarek Ben Ammar…».

        E già. Visto che si sono aperte le danze, ormai il premier è deciso a fare la sua parte, a dire la sua. Tant’è che ieri tutta la coda dellla riunione del Consiglio dei ministri, cioè più di un’ora, è stata dedicata a una lunga discussione sul sistema di potere diessino. «Quello delle cooperative rosse – ha spiegato il premier – è un vero sistema di potere che non lascia spazi e che mette insieme ricerca del consenso e modello economico. Ad esempio, gli oneri degli stipendi delle cooperative ricadono sui bilanci degli enti locali. Gran parte dei militanti dei ds è sul libro paga delle “coop”, che prendono un terzo degli appalti degli enti locali. Insomma è un sistema immondo che non si può tollerare, che pone un vero problema di democrazia».

        Ragionamenti che hanno trovato subito d’accordo quei ministri che sono nati e cresciuti nelle regioni rosse come ad esempio l’ex dc Carlo Giovanardi. «La politica – si è sfogato – in Toscana, in Emilia, in Umbria e nelle Marche condiziona la vita di tutti i cittadini. Se non stai a sinistra sei penalizzato sul piano della carriera personale, del lavoro. E il modello emiliano i ds lo stanno imponendo anche in Campania e in altre regioni del Sud. Ecco perché quando santoni della sinistra come Scalfari o Sartori predicano che la politica deve essere neutra mi fanno ridere».

        Un’analisi condivisa anche dal bolognese Gianfranco Fini. «E’ vero – ha osservato – in Emilia e in Toscana chi non ha parte in quell’intreccio di potere che c’è tra cooperative, giunte locali e imprese è un cittadino di serie B. E tu, Silvio, non ti devi giustificare sul fatto se sei andato dai giudici o no. E’ più che comprensibile visto che sono anni che sei perseguitato dalle procure. Solo che il “caso Unipol” non basta per vincere. Ci puo aiutare, ma non basta. Dobbiamo tornare a parlare anche dei programmi, di quello che vogliamo fare se torneremo a governare».

        Inutile dire che Berlusconi ha subito dato ragione al vicepremier, e ha professato ottimismo sull’esito sul verdetto delle urne ad aprile. «Vinceremo le elezioni – ha scommesso -, ne sono sicuro. Ora siamo indietro appena di un 1,2%. E se Schroeder è riuscito a recuperare 12 punti, vi pare che io da qui a tre mesi non riesco a portarne a casa almeno tre?».

          Insomma, a quanto pare il premier non ha nessuna intenzione di cambiare rotta. Ieri ai tanti esponenti di Forza Italia che sono andati a trovarlo a Palazzo Grazioli il Cavaliere ha annunciato che oggi avrà un incontro con «esperti che hanno fatto vincere le elezioni a Tony Blair». Una riunione che riguarderà soprattutto la comunicazione televisiva. Inutile dire che d’ora in avanti tutti gli argomenti della nutrita agenda del Cavaliere avranno un risvolto elettorale e naturalmente la vicenda Unipol-Bnl non sfugge a questa logica. C’è però un rischio da non sottovalutare: se si maneggiano argomenti del genere gli avversari possono decidere di fare altrettanto. Ieri quando sulla sua scrivania sono arrivati i lanci di agenzia con il j’accuse di Fassino («il comportamento di Berlusconi mette a rischio la correttezza delle elezioni») il premier si è messo a ridere: «Sembra uno scherzo». Ma uno dei suoi consiglieri, Fabrizio Cicchitto, ha preso quelle parole e quell’annuncio di tempesta sul serio: «Dobbiamo stare attenti – è l’analisi che ha fatto allo stato maggiore di Forza Italia – perché nei prossimi giorni voleranno gli stracci e la sinistra creerà una grande confusione per disorientare l’opinione pubblica».