Formazione, una svolta in arrivo

09/07/2002

Martedí 09 Luglio 2002


1) Formazione, una svolta in arrivo
2) Un universo con oltre 1.300 enti


Il Patto per l’Italia rafforza l’istruzione professionale e punta all’aggiornamento permanente per 700mila addetti
Formazione, una svolta in arrivo
Collegamento più stretto tra indennità di disoccupazione e qualificazione: niente sussidio a chi rifiuta i corsi
MILANO – L’obiettivo è ambizioso: mettere a punto un sistema in grado di fornire competenze di base, linguistiche, matematiche, tecnologiche e sociali a 700mila persone a partire dal 2003. A fissarlo nero su bianco è il Patto per l’Italia, siglato da tutte le parti sociali (con l’eccezione della Cgil) la scorsa settimana, che per la prima volta sposta il ruolo della formazione professionale da complementare, rispetto all’istruzione superiore e universitaria, a centrale per lo sviluppo dell’occupazione. L’idea è quella di potenziare, per i giovani, le possibilità di ingresso nel mercato del lavoro attraverso un’adeguata formazione che tenga conto dei fabbisogni delle imprese e che soprattutto, strutturandosi come canale stabile, sappia costantemente fornire, ai lavoratori adulti, alternative e opportunità in termini di riqualificazione professionale. Punto di partenza dell’«educazione per l’occupabilità» è la convinzione che «l’arricchimento permanente delle risorse deve essere promosso mediante la riforma dell’istruzione, fondata su una più elevata preparazione culturale e un più stretto rapporto tra scuola e lavoro, e un migliore coordinamento delle risorse pubbliche e private per la formazione permanente, attraverso il negoziato e la collaborazione tra Governo, regioni, province e parti sociali». Punto di arrivo, invece, la riforma del sistema educativo così da produrre l’innalzamento del diritto-dovere all’istruzione e alla formazione a una durata di almeno 12 anni, il potenziamento dell’alfabetizzazione informatica, la possibilità ricorrente di alternare scuola e lavoro, la comunicabilità tra percorsi scolastici e formativi. Ed inoltre: il sostegno alle attività formative legate ai contratti di apprendistato per i giovani fino ai 18 anni. Una sfida che vuole fare essenzialmente leva su tre canali: l’istruzione e formazione tecnica superiore (Ifts), l’educazione degli adulti, la formazione continua. E a conferma di come dalle intenzioni il Governo intenda passare presto ai fatti, in particolare per i primi due punti sono già in cantiere alcuni interventi. Per gli Ifts il documento di programmazione 2002-2003 è alle ultime battute e in tempi brevi andrà all’esame, per l’approvazione, della conferenza Stato-regioni. Predisposta anche la copertura finanziaria per un ammontare complessivo di 76 milioni di euro circa, dei quali 20 milioni circa stanziati dalla direttiva 53 del 2002 applicativa della legge 440 del 1997, 40 milioni erogati dal Cipe (ai quali potrebbero aggiungersene altre 12), 4 milioni – in particolare per le attività turistiche – stanziati dal programma operativo nazionale 2000-2006. Sul fronte dell’educazione degli adulti, per quanto non si parli ancora di cifre, è l’obiettivo stesso delle 700mila persone da coinvolgere a confermare la consistenza dell’impegno: si tratta, infatti, del doppio rispetto all’utenza monitorata per il 2001, che a sua volta rappresenta un incremento del 24% rispetto agli anni precedenti. Per il 2001 l’impegno finanziario era stato pari a circa 13 milioni e mezzo di euro. Ma a sostanziare il nuovo ruolo della formazione professionale è l’inserimento di questa in un «circolo virtuoso tra sostegno al reddito, orientamento, impiego e autoimpiego che rafforzi la tutela del lavoratore in situazione di disoccupazione involontaria, ne riduca il periodo di disoccupazione, ne incentivi un atteggiamento responsabile e attivo verso il lavoro». In sostanza, oltre a un incremento dell’indennità di disoccupazione ordinaria, sono previsti «programmi a frequenza obbligatoria per i soggetti che percepiscono l’indennità, con certificazione finale del risultato ottenuto». E soprattutto «la perdita del diritto al sussidio nel caso di rifiuto della formazione».
Serena Uccello
Un universo con oltre 1.300 enti
S.U.
MILANO – Più di 1.300 enti, oltre 42mila formatori, più di mezzo milioni di allievi coinvolti e oltre 34mila corsi attivati. È attraverso questi numeri che si può tentare di ricostruire un quadro organico dell’attuale sistema della formazione professionale. Un’operazione complessa che in parte sconta la mancanza di interventi organici del passato e che comunque, nonostante l’impegno governativo dell’ultimo triennio, continua a evidenziare la difficoltà di dare un assetto stabile all’articolato universo della formazione professionale. Un dato per tutti: il tasso di mobilità dei soggetti che operano in questo settore. Tasso che secondo uno studio dell’Isfol e del Cisem, un istituto di ricerca della provincia di Milano, è pari al 20% circa. Dal confronto, infatti, del numero di sedi che hanno erogato attività formative nel 2001 con quelle dell’anno precedente, è emerso che su 1.366 sedi censite, 400 hanno risposto al monitoraggio per la prima volta, mentre 145 sono risultate "irreperebili" a un solo anno di distanza dal primo contatto. E per quanto il sistema risulti caratterizzato dalla maggioritaria presenza di enti che hanno nella formazione la propria attività esclusiva o prevalente (il 30,1%), il panorama dei soggetti che possono erogare attività formative è piuttosto vario: vi figurano associazioni e coop non profit, ma anche enti bilaterali e camere di commercio. Tanto basta per far sorgere la necessità di fissare meglio il sistema della regole a partire dall’accreditamento delle sedi fino alla certificazione degli standard di qualità. Senza dimenticare il macchinoso meccanismo dell’assegnazione delle risorse, attualmente erogate per il 75% dal Fondo sociale europeo e per la restante parte da stanziamenti nazionali e regionali. Un concreto passo avanti è stato fatto con il decreto ministeriale del 25 maggio 2001 che oltre a fissare le modalità per l’accreditamento degli enti di formazione lascia la possibilità alle Regioni di organizzarne autonomamente la gestione. Si tratta dell’avvio di un processo i cui tempi di realizzazione potrebbero rivelarsi però piuttosto lunghi, «anche in considerazione di forti contrasti territoriali – spiega Giorgio Allulli, dirigente dell’area sistemi formativi dell’Isfol – con le strutture del Nord perfettamente in grado di raccogliere la sfida del patto per l’Italia e quelle del Sud che sicuramente necessitano di interventi di sostegno».