Formazione professionale più flessibile

16/07/2002

16 luglio 2002



Firmato il contratto nazionale (150mila operatori) – Nuove regole per gli atipici
Formazione professionale più flessibile

Alessia Tripodi

(NOSTRO SERVIZIO)

ROMA – Formazione professionale, arriva un contratto all’insegna della flessibilità. Cgil, Cisl e Uil Scuola, insieme alle associazioni di enti formativi Cesop e Forma, hanno siglato il contratto nazionale per il periodo 1998-2003. Dopo la pausa estiva partiranno le consultazioni di categoria che dovrebbero portare alla firma definitiva dell’accordo, prevista per la fine di settembre. I nuovi termini contrattuali riguarderanno circa 18mila dipendenti a tempo determinato e moltissimi lavoratori atipici (collaboratori, interinali), per un totale di circa 150mila addetti. Tra le novità dell’accordo c’è proprio l’introduzione di forme di lavoro flessibili: apprendistato, contratti a tempo determinato e co.co.co. diventeranno figure riconosciute e tutelate. L’intesa arriva dopo una trattativa lunga e piena di ostacoli. La vertenza per rinnovare il contratto scaduto nel 1997 è iniziata due anni fa, ma le riforme e gli interventi legislativi introdotti nel settore della formazione hanno rallentato e, in certi casi, ostacolato il raggiungimento di un accordo. Rispetto a qualche anno fa, infatti, la realtà lavorativa degli operatori della formazione professionale è molto più "aperta" e articolata: i formatori non lavorano solamente per gli enti convenzionati, ma anche per agenzie e aziende private. Le associazioni di categoria hanno dovuto affrontare un problema di dumping contrattuale, in cui convivono soggetti che applicano il contratto nazionale e altri (per esempio le agenzie di formazione) che inquadrano i propri dipendenti con modalità diverse. Ma la trattativa è stata ostacolata anche dalle nuove norme sul federalismo, successive alla riforma del Titolo V della Costituzione, che hanno sancito il passaggio di molte competenze dal livello statale a quello regionale: in fase di accordo le parti hanno dovuto "resistere" alle pressioni di diverse Regioni che si opponevano ad accordi nazionali e reclamavano contratti locali adeguati alle singole specificità. Ma il testo va verso la definizione di un contratto unico per tutto il comparto, esigenza, questa, già espressa dai sindacati e dalle associazioni di enti formativi in un protocollo d’intesa firmato nel febbraio 2000 in sede di Conferenza Stato-regioni. L’accordo appena siglato – dicono Cgil, Cisl e Uil Scuola – è un contratto di "transizione", in vista anche dell’appuntamento del giugno 2003, termine entro il quale tutti i soggetti che fanno formazione utilizzando fondi nazionali e comunitari dovranno essere accreditati e certificati. L’intesa del 10 luglio indica due livelli contrattuali, uno nazionale e uno regionale. Così, per esempio, alcuni elementi quali l’orario e il rapporto di lavoro potranno essere determinati in sede locale o, addirittura, aziendale. Vengono messi a punto gli arretrati relativi al recupero dell’inflazione, le ferie, l’orario di lavoro, la maternità, la malattia. Tra gli aspetti più importanti previsti nell’accordo c’è l’introduzione di nuove figure sempre più richieste dal mercato, come gli specialisti in marketing e qualità aziendale, e la progressione di carriera differenziata per le cosiddette "funzioni miste", quelle figure, cioè, che non si occupano solo ed esclusivamente di formazione, ma anche di progettazione e coordinamento.