Formazione-lavoro, Italia verso il deferimento alla Corte Ue

29/11/2000

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Mercoledì 29 Novembre 2000
italia – politica
Formazione-lavoro, Italia verso il deferimento alla Corte Ue

(DAL NOSTRO INVIATO)

BRUXELLES Chiusa la vertenza Irpeg, si riapre tra Bruxelles e Roma il contenzioso sui contratti formazione-lavoro. La Commissione europea ha infatti all’ordine del giorno della seduta di oggi il deferimento alla Corte di giustizia europea dell’Italia per la mancata esecuzione di una decisione presa dall’Esecutivo Ue nel maggio ’99. Ovvero per non aver messo in atto procedure per riscuotere dalle imprese gli aiuti illegalmente erogati dal ’95 a oggi.

La Commissione europea l’anno scorso aveva in realtà approvato gran parte dei contratti di formazione lavoro (circa 8mila mld), erogati in Italia dal novembre ’95 all’anno scorso. Ma aveva posto una chiara griglia di condizioni per stabilire l’ammissibilità delle agevolazioni. E aveva imposto di provvedere alla restituzione dalle imprese degli sgravi per quella parte (minoritaria) di contratti stipulati con soggetti che non rientrassero nelle tipologie ammesse. Dal momento che, dopo un anno e mezzo, Bruxelles non ha avuto informazioni sull’avvio di questa "dolorosa" opera di riscossione, oggi dovrebbe scattare il deferimento agli eurogiudici.

Nel maggio ’99 la Commissione Ue aveva stabilito che i contratti di formazione lavoro dal ’95 in poi, erano da considerarsi compatibili con il mercato unico a due condizioni: quando riguardavano la creazione di nuovi posti nell’impresa beneficiaria a favore di lavoratori che non avevano ancora trovato impiego o che avessero perso l’occupazione precedente; oppure qualora prevedessero l’assunzione di lavoratori che avessero particolari difficoltà a inserirsi o reinserirsi nel mondo del lavoro. Bruxelles non ha però lasciato spazio ad ambiguità e ha definito chiaramente le tre categorie che possono essere qualificate con "difficoltà specifiche": i giovani con meno di 25 anni, i laureati fino a 29 anni compresi (categoria insolita inserita venendo incontro alle richieste italiane) e i disoccupati di lungo periodo (senza posto da almeno un anno).

La Commissione europea non ha mai accettato però in pieno le argomentazioni italiane che miravano a giustificare in toto i contratti di formazione lavoro. E Bruxelles ora chiede il recupero dei benefici accordati ad aziende che hanno assunto lavoratori in quella fascia di età oltre i 25 (o oltre i 29 per i laureati). Una forma di rimborso non facile, dato il carattere capillare delle agevolazioni. In passato, in analoghi casi in Francia e Belgio, la Commissione ha accettato di effettuare una compensazione, escludendo le imprese nel mirino da altri benefici accordati a pioggia a tutte le aziende per un importo equivalente o quasi all’aiuto illegale ricevuto.

Enrico Brivio