Formazione-lavoro, aggiornate le aree

05/02/2003




Mercoledí 05 Febbraio 2003
NORME E TRIBUTI
Formazione-lavoro, aggiornate le aree

Le zone del Centro-Nord dove spettano i benefici


Individuate per l’anno 2002 le aree del Centro-nord in cui si è registrato una percentuale di disoccupazione superiore alla media nazionale. Un dato particolarmente significativo in quanto permette alle imprese di poter usufruire – in conformità a quanto disposto dall’articolo 8, comma 2, della legge 407/90 – per i contratti di formazione e lavoro stipulati nel corso del trascorso anno, nelle aree caratterizzate da un tasso elevato di disoccupazione, delle agevolazioni contributive nella misura massima, pari a quella vigente per il contratto di apprendistato. È stato infatti pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» n. 27 del 3 febbraio 2003 il decreto del Welfare del 14 gennaio che definisce gli ambiti territoriali che presentano un rapporto tra iscritti alla prima classe delle liste di collocamento e popolazione residente in età da lavoro superiore alla media nazionale. In particolare, a fronte della percentuale media nazionale del 18,4%, le circoscrizioni in cui è stato accertato un tasso di disoccupazione superiore sono quelle di La Spezia per la Liguria; Roma, Civitavecchia, Colleferro, Frascati, Monterotondo, Pomezia e Tivoli ed ancora Viterbo, Civita Castellana, Tarquinia, Rieti e Poggio Mirteto per il Lazio; Ascoli Piceno per le Marche. A chi spetta il benefit. L’agevolazione contributiva massima spetta per i Cfl stipulati dalle imprese che si trovino nel Mezzogiorno, per quelle artigiane ovunque ubicate e per quelle del Centro-Nord Italia caratterizzate da un «alto tasso di disoccupazione». Il beneficio massimo rimane applicabile per tutta la durata del contratto di formazione, in presenza ovviamente di tutti i requisiti richiesti. Infatti, oltre alla localizzazione geografica del Mezzogiorno o alla appartenenza a circoscrizioni con tassi di disoccupazione superiori alla media nazionale, è altresì necessario, in linea con le direttive fissate dalla Ue, che sussistano determinati requisiti soggettivi del lavoratore assunto con tale speciale contratto. Più precisamente si deve trattare di: giovani che non abbiano compiuto 25 anni; giovani laureati che non abbiano compiuto 30 anni; disoccupati di lunga durata, cioè persone che si trovino alla ricerca di un impiego da almeno un anno, nei limiti comunque dei 32 anni non compiuti fissati dalla legislazione nazionale. Inoltre, sempre entro il tetto massimo di età dei 32 anni di età al momento dell’assunzione con Cfl, l’agevolazione contributiva superiore a quella "standard" del 25% spetta anche nella ipotesi in cui la successiva trasformazione del Cfl in contratto di lavoro a tempo indeterminato realizzi un incremento netto dell’occupazione (valutata con riferimento alla media degli occupati nei sei mesi precedenti la trasformazione stessa). Infine, al di fuori delle condizioni sopra indicate, fermo restando ovviamente, all’atto dell’assunzione con Cfl, il requisito di localizzazione geografica o sociale dell’impresa (Mezzogiorno o circoscrizione ad alto tasso di disoccupazione) o la qualificazione giuridica per le imprese artigiane, i benefici contributivi nella misura massima spettano nei limiti della regola del «de minimis», vale a dire 100mila € nel triennio. Licenziamento di lavoratori edili in opere pubbliche di grandi dimensioni. La determinazione delle aree indicate nel decreto ministeriale per il 2002 è valida anche per l’applicazione di altre disposizioni di legge che facciano riferimento alle medesime condizioni. A tale riguardo si pone in rilievo che i lavoratori edili, impegnati per un periodo di lavoro effettivo non inferiore a 18 mesi, che sono stati licenziati nel corso dell’anno scorso ad avanzamento lavori superiore al 70%, in relazione al completamento di opere pubbliche di grandi dimensioni in aree in cui il ministero ha accertato, per tale motivo, lo stato di grave crisi dell’occupazione, possono beneficiare, se in possesso dei requisiti di legge, del trattamento speciale di disoccupazione previsto dall’articolo 11 della legge 223/91 (18 mesi elevabili a 27 nel Mezzogiorno) anche se non residenti in tali aree ma, comunque, in circoscrizioni che, per lo stesso 2002, siano state dichiarate ad alto tasso di disoccupazione. I criteri per l’individuazione dei casi di crisi occupazionali ai fini della legge del 1991 sono contenuti nella delibera Cipi del 19 ottobre 1993.
NEVIO BIANCHI
ALBERTO MASSARA