Fondi, tasse, anticipo: cosa cambia

29/06/2005
    mercoledì 29 giugno 2005

      ITALIA-POLITICA – pagina 11

        Fondi, tasse, anticipo: cosa cambia

        I l decreto Maroni che sarà esaminato venerdì dal Consiglio dei ministri introduce la riforma della previdenza integrativa, che scatterà dal 1° gennaio 2006. Ecco a cosa si dovrà fare particolare attenzione.

        La previdenza integrativa. Per previdenza integrativa si intende quella prestazione di tipo privato ( adesione a fondi pensione gestiti dalle parti sociali, dalle banche, dalle Sim, o alle polizze assicurative), che va ad integrare la prestazione di tipi pubblico, ovvero la pensione Inps o Inpdap.

          La liquidazione. Il trattamento di fine rapporto ( Tfr), o liquidazione, è considerato una forma di salario differito: si tratta della somma maturata dal lavoratore dipendente, e accantonata presso l’azienda, che spetta al lavoratore stesso al momento della cessazione del rapporto di lavoro.

            Il mercato. Nel nuovo mercato della previdenza complementare agiranno sostanzialmente in condizione di parità i fondi pensione contrattuali, i fondi pensione aperti e le polizze assicurative individuali. Il lavoratore, cioè, potrà liberamente decidere di indirizzare la propria liquidazione su uno di questi prodotti.

              Il fondo pensione contrattuale. Si tratta del cosiddetto fondo pensione chiuso o negoziale che viene promosso dai contratti collettivi (solitamente di categoria) ai quali aderiscono i lavoratori.

                Il fondo pensione aperto. Il fondo pensione aperto è quello " gestito" da intermediari finanziari ( solitamente banche, Sim e assicurazioni) al quale aderiscono i lavoratori interessati su loro libera scelta.

                  La polizza assicurativa. Le assicurazioni mettono già a disposizione del lavoratore polizze assicurative con finalità previdenziali che possono essere sottoscritte individualmente dal lavoratore. Con le nuove regole queste polizze saranno sullo stesso piano dei fondi chiusi e aperti.

                    La scelta. A partire dal 1° gennaio il dipendente privato avrà a disposizione sei mesi di tempo per decidere, con scelta esplicita, se destinare la liquidazione che maturerà da quel momento in poi ad un fondo pensione o a una polizza assicurativa individuale, oppure se mantenerla presso il datore di lavoro. Il Tfr maturato fino al 31 dicembre 2005 non potrà essere destinato alle forme di previdenza integrativa a meno che lavoratore e datore raggiungano un accordo esplicito. Tutto questo dispositivo potrà scattare in futuro anche per i dipendenti pubblici, ma non nel 2006. Fino a quando non interverranno regole ad hoc, gli " statali" potranno soltanto continuare ad aderire ai fondi già esistenti sulla base del Tfr computato virtualmente ( in modo figurativo).

                      Il consenso tacito. Se il lavoratore non opererà alcuna scelta, il 1° luglio 2006 scatterà il meccanismo del " silenzio assenso", che equivale al consenso tacito del dipendente a trasferire il Tfr maturato dopo il 31 dicembre 2005 alle forme di previdenza complementare. Ad effettuare questa operazione sarà il datore di lavoro che indirizzerà prioritariamente la liquidazione in un fondo contrattuale. Nell’eventualità in cui l’azienda abbia aderito a più fondi. il Tfr verrà destinato a quello individuato d’intesa con i sindacati. In caso di mancato accordo la liquidazione sarà convogliata alla forma di previdenza integrativa alla quale l’azienda ha aderito con il maggior numero di dipendenti. Se al mancato accordo si dovesse aggiungere l’assenza di un fondo collettivo, il datore trasferirà il Tfr del lavoratore in un apposito fondo residuale che verrà istituito presso l’Inps dove resterà " parcheggiato" fino a nuova collocazione.

                        I neo assunti. A partire dal 1° gennaio 2006 tutto il Tfr dei neo assunti nel settore privato che decideranno esplicitamente di aderire alle forme complementari o che daranno il consenso tacito ( silenzio assenso) sarà convogliato ai fondi pensione o alle polizze individuali: nulla quindi resterà in azienda.

                          L’anticipo di quote di Tfr. Anche una volta destinato il proprio Tfr alle forme di previdenza integrativa, il lavoratore potrà continuare a chiedere, come accade attualmente, l’anticipo di quote della propria liquidazione in caso di gravi esigenze di natura sanitaria ( anche riguardanti i familiari più stretti). L’anticipo potrà essere corrisposto nella misura massima del 75% della posizione maturata.

                            Il cambio di fondo pensione. Le nuove regole offrono al lavoratore la possibilità di sfruttare il meccanismo della portabilità: il capitale accumulato per effetto della devoluzione della liquidazione alle forme previdenziali complementari potrà essere destinato ( anche se non subito) da un fondo pensione ad un altro.

                              La tassazione. Su tutte le prestazioni previdenziali integrative che scaturiranno da adesione a forme complementari scatterà un’imposta unica del 15%, che dopo 35 anni di versamenti scenderà al 9 per cento. Dal primo gennaio i lavoratori del settore privato potranno scegliere di destinare la liquidazione a forme di pensione integrativa: le opportunità del mercato, il silenzio assenso, i neo assunti