Fondi, riscatti con paracadute

07/12/2000

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Giovedì 7 Dicembre 2000
norme e tributi
Previdenza complementare
: Le novità sulla disciplina tributaria inserite nello schema di provvedimento con le correzioni al Dlgs 47 del 2000.
Fondi, riscatti con paracadute.
Per i soli pensionati il capitale sarà soggetto a tassazione separata e non più a quella progressiva

ROMA Rischia di perdersi per strada, nel passaggio da Palazzo Chigi alle commissioni parlamentari, un pezzo importante dello schema di decreto correttivo appena varato dal Governo con l’intento di ritoccare il Fisco dei fondi pensione.

Il tassello a rischio è il comma 1 dell’articolo 7, quello che «apre» alla tassazione separata in favore almeno di una delle possibili cause di riscatto "involontario" considerata immune da manovre elusive: è il caso in cui l’iscrizione al fondo viene meno per pensionamento dell’iscritto.

La motivazione «ufficiale» della ventilata eliminazione di questa tipologia di cessazione dal fondo starebbe nel mancato coordinamento tra i ministeri (il provvedimento ha bisogno, infatti, del concerto di Finanze e Lavoro). Una motivazione che i sindacati — i primi a lanciare l’allarme sull’insabbiamento di una norma a lungo concertata — giudicano perfettamente superabile.

Com’è noto nei fondi chiusi l’iscritto deve rimanere almeno per cinque anni, ragion per cui, nel caso di pensionamento che si verifichi prima di questo termine, l’iscritto — in base al decreto legislativo 47/2000 — attualmente è costretto ad andare via (non è possibile, infatti, continuare a versare contributi da pensionato) intascando una rendita sottoposta a tassazione progressiva, quindi meno favorevole.

I sindacati, d’accordo con le altre parti sociali, hanno «aperto» alla possibilità di applicare la tassazione separata purché la manovra non sia a evidente scopo di elusione, anche come strumento per facilitare l’adesione ai fondi di nuovi soggetti, magari più ricchi dal punto di vista contributivo, rimandando alla riforma del Tfr (si veda l’articolo a pagina 8) il «taglio» ulteriore dell’aliquota fiscale.

«Ci sono perfezionamenti in corso — ammette Beniamino Lapadula, responsabile delle politiche previdenziali della Cgil, riferendosi alle "manovre" ministeriali — per permettere a chi non ha tutti i requisiti di legge di ottenere una rendita sottoposta a un trattamento fiscale più equo».

In realtà il quadro è ben più complicato, visto che i sindacati intendono dare battaglia in Parlamento su una disposizione non ricompresa nemmeno nel testo predisposto dalle Finanze e che riguarda il caso di cessazione involontaria per licenziamento o messa in mobilità che duri almeno 18 mesi. «In presenza di questa eventualità — dice Lapadula — non si vede perché mai l’iscritto debba andar via dal fondo con penalizzazioni così forti». I due tasselli, insomma, si sorreggono a vicenda. Anche se gli stessi sindacati avvertono che questa possibilità potrebbe trovare spazio, a patto che non venga ammessa in maniera indiscriminata.

Rita Fatiguso