Fondi previdenziali, la liquidazione si potrà ritirare a 50 anni

17/01/2002






Fondi previdenziali, la liquidazione si potrà ritirare a 50 anni
      ROMA – L’idea è quella di trasformare i fondi pensione in una società di gestione del risparmio (sul modello della «sgr»), uno strumento finanziario «a tutto campo». Il motore sarà, per cominciare, la quota di liquidazione (il Tfr) versata dai lavoratori dipendenti. In totale fanno circa 12 miliardi di euro all’anno, (25 mila miliardi). Ma nei fondi potranno confluire anche altri risparmi, depositati dai lavoratori. Con una garanzia: a 50 anni, (questa la soglia di età su cui si sta ragionando), il dipendente-risparmiatore potrà ritirare quanto ha fin lì accumulato. Oppure decidere di mantenere i soldi nel fondo e riscuotere, quando sarà il momento, la rendita integrativa. Con questo schema il ministro dell’Economia Giulio Tremonti conta di costruire il famoso «secondo pilastro» della previdenza, saltando i contrasti tra le parti sociali sulla destinazione del Tfr. L’ipotesi di Tremonti si innesta sul disegno di legge delega presentato dal governo in Parlamento nelle scorse settimane. Il punto chiave del testo è il versamento obbligatorio delle quote di Tfr maturando nei fondi pensione. Ora i tecnici del ministero stanno studiando come trasformare (così dicono nelle riunioni) un vincolo in un’opportunità a favore dei lavoratori. Per esempio: un dipendente di 30 anni sarà obbligato, non appena varata la riforma, a versare la quota del Tfr nei fondi pensione. Man mano, però, potrà accantonare nei fondi anche altri risparmi, preferendo questa soluzione agli investimenti in Bot, piuttosto che al deposito postale o bancario. Naturalmente maggiori sono le giacenze, più alti saranno gli interessi finali. Raggiunti i 50 anni quello stesso dipendente tornerà «padrone» della sua liquidazione: potrà cioè decidere se lasciare i soldi nei fondi e attendere il momento della rendita, oppure se ritirare tutto, cioè capitale versato più il rendimento prodotto dalla gestione finanziaria. Nei piani di Tremonti questo meccanismo potrebbe facilitare il radicamento dei fondi pensione, con un doppio effetto. Da una parte si alleggerisce la pressione sui conti dell’Inps. Dall’altra si potenzia il sistema finanziario, aggiungendo, per esempio, una nuova sponda (i fondi pensione appunto), per i programmi di privatizzazione.
      Fin qui i cambiamenti allo studio. Risulta, invece, che Tremonti abbia abbandonato definitivamente il progetto di mostrare direttamente in busta paga l’ammontare maturando delle liquidazioni. Congelato, almeno per ora, anche il piano di cartolarizzazione del Tfr (emissione di titoli a fronte dei versamenti futuri delle quote di liquidazione nei fondi pensione).
      Del resto la previdenza integrativa rappresenta, come ha ricordato due giorni fa lo stesso Tremonti a Bari, non «un tassello della riforma previdenziale, ma "la riforma"». Per questa strada, per altro, il ministro vorrebbe troncare anche i dubbi, le perplessità sulla copertura delle misure previste dalla delega. Ieri il ragioniere generale dello Stato, Andrea Monorchio, ha messo di nuovo un paletto: «Se la delega viene esercitata in determinate condizioni e con determinate cautele, può essere neutrale per la finanza pubblica». Come dire: non sono previsti «buchi» nella copertura, solo se si procede con grande gradualità. Anche perché nel provvedimento sono previsti «interventi sul versante delle entrate», ma non ci sono, in parallelo, «misure di contenimento della spesa».
      Dal punto di vista di Tremonti tutte queste cautele verrebbero superate con il decollo immediato della previdenza integrativa.
      Sullo sfondo, naturalmente, rimane la questione dei conti pubblici e della crescita economica. Anche Monorchio conferma la previsione formulata due giorni fa da Tremonti: nel 2001 è stato centrato l’obiettivo dell’1,1% nel rapporto tra deficit e prodotto interno lordo. Sulla ripresa, però, Monorchio è più cauto: «l’economia langue». Il Ragioniere, quindi, torna a chiedere «un temporaneo abbandono» delle regole sul rigore finanziario stabilite dal Trattato di Maastricht.
Giuseppe Sarcina


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