Fondi: percorso troppo tortuoso

11/01/2001

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Giovedì 11 Gennaio 2001
commenti e inchieste
Un percorso troppo tortuoso

di Elsa Fornero

Fondi pensione a carattere territoriale sono già oggi operativi in Valle d’Aosta, Veneto, Trentino Alto Adige. In questi casi le regioni intervengono per favorire l’avvio dei fondi, a esempio fornendo le risorse necessarie a creare le strutture di servizio, avviare la promozione e simili. Si può considerare giustificato e positivo che una regione decida di impiegare risorse finanziarie per promuovere la previdenza integrativa anziché dedicarli ad altre attività anche se, con i fondi territoriali che si affiancano a quelli di categoria, vi possono essere duplicazioni di costi e limitazioni delle economie di scala.

Il progetto di legge sul federalismo attualmente in discussione alla Camera va però ben oltre questo livello di intervento generale, e anzi contiene implicazioni pericolose. Mentre infatti esso prevede il mantenimento allo Stato della potestà legislativa esclusiva per la previdenza sociale ("primo pilastro"), stabilisce che alla legislazione in materia di previdenza complementare e integrativa ("secondo pilastro", costituito dai fondi pensione) concorreranno sia lo Stato sia le regioni.

Un’attività normativa che "concorre" con quella dello stato in questo settore non può che destare fondati timori di interferenza con i meccanismi di mercato. La logica complessiva della riforma della previdenza avviata nel 1995 prevede infatti che alla componente pubblica a ripartizione si affianchi una componente privata a capitalizzazione che deve però restare nell’ambito del mercato, sia pure di un mercato dotato di un complesso di buone regole che ne aumentino l’efficienza e la trasparenza e chiariscano la responsabilità di chi gestisce.

Il conferimento alle regioni di un potere di intervento normativo in materia fa invece sorgere il pericolo di interventi legislativi regionali con una legislazione improntata alla generosità e al garantismo; si rischia, cioè, di riprodurre nel pilastro privato gli stessi difetti che hanno minato, nel tempo, la solidità finanziaria del sistema pubblico.

In particolare, si possono individuare almeno tre specifici rischi di interferenza delle regioni con il mercato.

Il primo consiste nella creazione di situazioni artificiosamente differenziate tra lavoratori delle diverse regioni, con effetti di riduzione della "portabilità" pensionistica e, per conseguenza, della mobilità, nonché di ulteriore limitazione dei già scarsi meccanismi di concorrenzialità nel mercato del lavoro.

Il secondo è il rischio di inserimento di clausole più o meno surrettizie di "garanzia" pubblica, come se le garanzie non costassero e non corresse l’obbligo, per chi le fornisce, di rendere trasparente la distribuzione dei costi. Le storture manifestatesi nel vecchio welfare state dovrebbero inoltre avere insegnato come l’introduzione di garanzie disincentivi i soggetti dall’assumere i comportamenti che meno li espongono al rischio (o, come si dice in termine tecnico, crei situazioni di "azzardo morale").

Il terzo tipo di rischio è che nella situazione di invecchiamento rapido della popolazione che caratterizza il nostro Paese si creino le premesse perché la rappresentanza politica a livello locale intervenga con provvedimenti a favore delle generazioni anziane, così acuendo quel contrasto intergenerazionale che le politiche statali del passato hanno creato. Non vi sono infatti premesse perché i governanti regionali siano più lungimiranti di quelli nazionali, mentre si potrebbero così creare delle "bombe a orologeria" destinate a esplodere in futuro, come è purtroppo già successo in passato.

Non sembrano esservi, in definitiva, molti vantaggi nell’aggiungere, per la previdenza integrativa, un nuovo livello normativo a quello statale.

Ciò renderebbe ulteriormente tortuoso e difficile un percorso che andrebbe semmai facilitato con altri tipi di intervento, a cominciare dalla riduzione del prelievo statale. Sarebbe paradossale che tale riduzione si realizzasse in modo surrettizio e fittizio attraverso agevolazioni e garanzie fornite a livello locale che finirebbero, in ultima analisi, per gravare sulla collettività senza che essa sia chiamata a decidere.