Fondi pensione sulla strada del 5% contro il tfr al 3,2%

25/05/2004



 
Sette
 
 
 
ItaliaOggi7 Riforma Pensioni
Numero 123, pag. 5 del 24/5/2004
Autore: di Cristina Bartelli
 
Fondi pensione sulla strada del 5% contro il tfr al 3,2%
 
Il valore del rendimento emerge dai dati della Covip.
 
I fondi pensione a quota 5% del rendimento. I dati della Covip, Commissione vigilanza della previdenza, descrivono un pilastro della previdenza integrativa con un appeal in crescita rispetto al coefficiente di valutazione del tfr, fermo al 3,2%.

Il vantaggio della previdenza complementare è sottolineato anche dagli addetti ai lavori: ´I mercati finanziari offrono rendimenti superiori rispetto a tali valori, soprattutto considerando un’ottica di medio-lungo termine, qual è quella di un investimento previdenziale; si può stimare che tali rendimenti possano mediamente collocarsi tra il 4 e il 5% annuo. Se si considerano i rendimenti dei mercati azionari, si possono prevedere tassi compresi tra il 7 e l’8%, ma in questo caso occorre tenere conto anche dell’aumento della volatilità connessa a tali investimenti’, spiega a ItaliaOggi Sette Gianni Turci, affinity country leader della Marsh Italia. Occhi puntati, dunque, sui rendimenti del secondo pilastro della previdenza che sarà il protagonista delle valutazioni di lavoratori e imprese chiamati a scegliere la destinazione del proprio tfr.

L’equiparazione delle diverse forme di previdenza potrebbe poi portare a una maggiore offerta da parte delle società operanti nel settore assicurativo.

´Sarebbe opportuno che ai fondi pensione, chiusi e aperti, fosse consentito di impiegare parte delle proprie risorse in prodotti assicurativi tradizionali (ossia di ramo I e V), perché attraverso questi prodotti si possono assicurare rischi demografici e garantire rendimenti finanziari più efficacemente di quanto non si possa fare attualmente con le gestioni puramente finanziarie (cosiddette di ramo VI)’, dichiara a ItaliaOggi Sette Giampaolo Galli, direttore generale Ania

Per l’attività dei piani individuali nell’ottica della trasparenza, Ania ha prodotto note sintetiche che riescono a informare il risparmiatore, in tre semplici pagine, su benefici e costi delle diverse polizze previdenziali individuali. Essenzialmente saranno evidenziati i possibili vantaggi e i possibili rischi di prodotto. Contemporaneamente saranno indicate in un’unica voce onnicomprensiva le varie componenti di spesa a carico del sottoscrittore. Queste componenti sono attualmente già presenti nelle note in uso, ma non sono sommate tra di loro. ´Si vuole in tal modo offrire al cliente uno strumento che gli permetta di esprimere davvero quel che vogliamo definire il suo ”consenso informato”’, conclude il direttore generale Ania.

I dati Covip

Sono 2,6 milioni i lavoratori che hanno già scelto una delle diverse forme di previdenza integrativa. I fondi pensione negoziali nel 2003 hanno fatto registrare un incremento di iscritti del 2,10% rispetto all’anno precedente arrivando a quota 1 milione. Meglio, a livello di tasso di crescita, i fondi pensione aperti: gli iscritti sono 364 mila con un +8%. Nella scelta, secondo gli esperti del settore, vale la strada della prudenza. ´Non esiste un criterio di scelta valido in assoluto. Considerate la delicatezza e l’importanza che riveste il tfr per un lavoratore, è consigliabile che, in caso di conferimento ai fondi pensione, esso venga investito su linee prudenziali, che offrano un tasso di rendimento minimo garantito. Tale garanzia da un lato è essenziale per tutelare l’integrità del tfr , ma dall’altro comporterà un incremento dei costi, mentre allo stato attuale il tfr garantisce un rendimento (pari all’1,50% più il 75% del tasso di inflazione annuo) a costo zero’.

Tfr nei fondi pensione

Sei mesi per operare una scelta. È questo il tempo che la legge delega di riforma delle pensioni, approvata dal senato il 13/05/04 e ora in arrivo alla camera, riserva ai lavoratori per decidere il trasferimento ai fondi pensione del trattamento di fine rapporto. I sei mesi decorreranno dall’entrata in vigore del decreto legislativo che darà attuazione dei principi contenuti nella legge delega. Al lavoratore, si legge sempre nel testo normativo, dovrà essere data adeguata informazione su tipologia, condizioni per il recesso anticipato, rendimenti stimati dei fondi di previdenza complementare per i quali è ammessa l’adesione nonché sulla facoltà di scegliere forme pensionistiche a cui conferire il tfr. Per queste diverse opzioni il legislatore fissa criteri di omogeneità per trasparenza e tutela. E non solo. Il sistema della previdenza complementare dovrà essere definito da regole comuni soprattutto con riguardo a comparabilità dei costi, trasparenza e portabilità al fine di tutelare l’adesione consapevole dei soggetti destinatari. Sarà possibile, poi, per il lavoratore trasferire il contributo del datore di lavoro da destinare alla previdenza complementare nella forma pensionistica scelta dal lavoratore.

Nel caso di un silenzio del lavoratore, allo scadere dei sei mesi, la delega stabilisce il trasferimento automatico del tfr ai fondi di previdenza. È sancito, dunque, il principio del silenzio assenso. Le regioni inoltre potranno promuovere o istituire i fondi. ´Alcune regioni hanno costituito fondi pensione negoziali destinati a tutti coloro che lavorano nell’ambito del territorio regionale. Per esempio, il Veneto ha costituito il Fondo solidarietà Veneto, il Trentino-Alto Adige ha costituito il Fondo Laborfonds, la Valle d’Aosta ha costituito il Fondo Fopadiva’, esemplifica Gianni Turci di Marsh.

Restyling fiscale

La delega, infine, indica un restyling della disciplina fiscale avendo l’obiettivo di ampliare sia per i lavoratori dipendenti sia per i soggetti titolari delle pmi la deducibilità fiscale della contribuzione alle forme pensionistiche complementari, collettive e individuali. La strada sarà quella della fissazione di un limite di valore assoluto e un valore percentuale del reddito imponibile e l’applicazione del regime più favorevole per l’interessato.

Infine, i fondi pensione guardano all’etica. Nel disegno di legge delega è previsto infatti l’obbligo di esporre nel rendiconto annuale se e in quale misura sono presi in considerazioni gli aspetti sociali etici e ambientali nella gestione delle risorse finanziare derivanti dalla contribuzione degli iscritti.

Imprenditori, investimenti a rischio

Imprenditori in pensione più tardi, con uno scarto di un anno e mezzo rispetto ai loro coetanei dipendenti. È questo uno degli effetti dell’innalzamento dell’età pensionabile per la categoria degli artigiani. ´Per i lavoratori autonomi attualmente si va in pensione a 58 anni dopo la riforma, con la diminuzione delle finestre di uscita si dovrà aspettare i 62-63 anni’, spiega Claudio D’Antonangelo, responsabile delle politiche sociali della Cna. Il metodo di calcolo del contributivo, effetto della riforma Dini del 1985, poi porterà sempre per il settore degli autonomi una perdita di pensione della metà. ´Il tasso di sostituzione per il settore artigiano passerà da un 70% del metodo retributivo a un 30%’, raccontano a Confartigianato, ´e l’innalzamento dell’età pensionabile abbinata al contributivo farà erodere il valore delle pensioni’.

Un’ indagine della Cgia Mestre, infine, evidenzia che su un campione di 350 aziende venete, friulane ed emiliane circa il 40% prevede un taglio negli investimenti dovuto al trasferimento del tfr nei fondi pensione. (riproduzione riservata)