«Fondi pensione, sì alla ricetta inglese»

18/07/2003



        Venerdí 18 Luglio 2003
        FINANZA E MERCATI
        «Fondi pensione, sì alla ricetta inglese»
        EUGENIO BRUNO


        ROMA – Introdurre nel sistema italiano di previdenza complementare alcune delle ricette elaborate in Gran Bretagna. Almeno per quel che riguarda le garanzie dei sottoscrittori e i poteri di vigilanza degli organi di controllo. Se ne è discusso ieri a Roma in un convegno organizzato dalla Covip , l’organo di vigilanza sui fondi pensione. Alla base dell’iniziativa, la presentazione della traduzione italiana del rapporto "Semplificare per migliorare le pensioni", elaborato lo scorso da Alan Pickering, ex presidente del Nafp, l’associazione nazionale dei fondi pensione britannici. Un testo che ha ispirato le ultime decisioni del governo Blair in materia previdenziale.
        Tra pareri entusiasti e riserve più o meno velate, dagli interventi è emersa una certa cautela sull’adattamento delle soluzioni inglesi alla realtà italiana. Innanzitutto per la diversità del ruolo svolto dalla previdenza integrativa nei due paesi.
        Se in Gran Bretagna i fondi pensione rappresentano una vera e propria spalla del sistema pubblico, in Italia hanno un ruolo ancora marginale. Ma cambia anche la percezione che i risparmiatori hanno del mercato e degli strumenti finanziari in generale, non solo di quelli relativi al settore previdenziale.
        Pur consapevole delle differenze dei due sistemi, l’ex-commissario Covip Daniele Pace si sofferma sui pregi del sistema inglese di vigilanza: «I gestori dei fondi pensione hanno molti poteri, ma sono sottoposti a sanzioni serie, certe e rapide». Un altro aspetto importante è la presenza di numerosi organi di consulenza, sul cui operato vigila la stessa Authority che sovrintende ai fondi pensione.
        Per il presidente di Assogestioni , Guido Cammarano, è essenziale l’attività di un organo di vigilanza specifico per i fondi pensione, diverso da quello degli altri strumenti finanziari. Questo perché «il nostro sistema di vigilanza – commenta il presidente di Assogestioni – tende a sterilizzare il rischio e la nostra legge bancaria dà per scontata l’ignoranza del risparmiatore». Al di là della Manica, invece, «si prende atto della conoscenza del risparmiatore». A spostare l’accento sulle garanzie è Marcello Messori, presidente di Mefop. Garanzie che devono per forza di cosa essere affidate al mercato. Come insegna la Gran Bretagna, dove è stata realizzata la sintesi fra «decisioni dei fondi pensioni, funzionamento dei mercati finanziari e scelta delle forme previdenziali». Per far questo è necessario, tra le altre cose, un approccio diverso alla gestione dei portafogli: «La funzione dei fondi pensione – precisa Messori – non deve essere quella di massimizzare i rendimenti, ma di fornire rendimenti adeguati».