Fondi pensione: proposta dell’Udeur

18/03/2004


GIOVEDÌ 18 MARZO 2004

 
 
Pagina 32 – Economia
 
 
LA RIFORMA
Emendamento di Mastella e Pomicino al ddl delega. Cgil, Cisl e Uil: "Il governo sfugge"

Fondi pensione, proposta dell´Udeur
"Sindacalisti e Confindustria nei cda"
          Il rendimento minimo garantito dovrà essere uguale a quello del Tfr, controllo alle banche


          ROMA – Sindacalisti e rappresentanti della Confindustria nei consigli di amministrazione dei Fondi pensione, rendimento minimo garantito uguale a quello attualmente assicurato dalla gestione del Tfr, controllo operativo affidato alle banche e alle assicurazioni. Con questi tre punti l´Udeur di Clemente Mastella mette un paletto nel disegno di legge di riforma previdenziale in corso di esame al Senato e sotto l´ipoteca dello sciopero generale di Cgil-Cisl e Uil, che ieri hanno accusato il governo di «non volere il confronto». L´emendamento è stato presentato nelle ultime ore ed è stato elaborato dallo stesso Mastella, da Paolo Cirino Pomicino e da Mauro Fabris con l´obiettivo di ottenere anche il consenso di settori della maggioranza.
          L´idea è quella di far decollare il sistema dei fondi pensione che, previsti dalla riforma Dini, in modo da costituire il secondo pilastro previdenziale del sistema, sono ancora lettera morta.
          Il meccanismo manterrebbe la previsione del silenzio-assenso, ma per stimolare l´adesione dei lavoratori prevederebbe in primo luogo un rendimento minimo assicurato dei Fondi per metterli al riparo da eventuali sbalzi del mercato e crack finanziari. Il rendimento minimo assicurato sarebbe lo stesso che oggi le imprese devono garantire al Tfr dei lavoratori e cioè lo 0,75 dell´inflazione più un punto e mezzo. A questo rendimento, in caso di andamento positivo dei mercati, sarebbero naturalmente aggiunte le plusvalenze ottenute.
          L´altra misura riguarda il trattamento fiscale del Tfr trasferito ai Fondi pensione: sarebbe prevista l´esenzione totale del rendimento, mentre l´assegno finale sarebbe sottoposto ad un normale prelievo.
          La gestione dei Fondi, per assicurare una adeguata patrimonializzazione, sarebbe affidata a banche e assicurazioni. La novità, che richiama le vecchie proposte di democrazia economica, sta nella composizione dei consigli di amministrazione: un terzo dei quali sarebbe composto da uomini nominati dai sindacati e dalle imprese.
          La proposta dovrà trovare l´assenso delle parti sociali, in particolare delle imprese che perderebbero i 12 miliardi di euro di liquidità del Tfr che oggi gestiscono. Per questo il piano prevede un percorso a tappe per arrivare a regime.
          (r.p.)