Fondi pensione, lo sviluppo passa dall’utilizzo del tfr

06/06/2003

ItaliaOggi (Consulenti del Lavoro)
Numero
133, pag. 35 del 6/6/2003


Si intensifica il dibattito sul rilancio del secondo pilastro previdenziale.

Fondi pensione, lo sviluppo passa dall’utilizzo del tfr

Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da un vero e proprio tormentone che ha investito un po’ tutti gli italiani, continuamente sollecitati da messaggi preoccupanti circa le sorti del sistema pensionistico pubblico e sulla necessità di riformarlo profondamente, apportando una serie di correttivi per assicurare che le pensioni del futuro possano continuare a essere regolarmente pagate. Infatti, il progressivo invecchiamento della popolazione, fenomeno particolarmente acuto in Italia, unito al generale miglioramento delle condizioni sociali e della qualità della vita, hanno contribuito a rendere consapevole l’opinione pubblica dell’inadeguatezza delle prestazioni attuali e ancor più prospettiche del sistema previdenziale pubblico.

In questo contesto, nonostante i momenti di aspro confronto e di tensioni sociali fra coloro che ritenevano necessario procedere a ulteriori e sensibili riforme e altri che invece non ritenevano tanto impellente tale necessità, è maturata tuttavia la convinzione che fosse necessario introdurre anche in Italia, peraltro con molto ritardo rispetto alle esperienze europee, forme di previdenza integrativa o complementare, destinate a costituire il cosiddetto secondo pilastro della previdenza.

In tale consapevolezza è, quindi, iniziata la forte accelerazione, sul capitolo previdenza, per mettere appunto una serie di importanti ´aggiustamenti’ anche sotto la pressione di Bruxelles. Uno dei cosiddetti aggiustamenti, contenuti nella delega previdenziale, che, per il governo, sembrava essere la sola possibilità per far decollare i fondi pensione, è quello che istituisce il principio di obbligatorietà della destinazione, ai fondi, del tfr in via di maturazione. Infatti, l’utilizzo del tfr sembra rappresentare il tassello determinante per un effettivo sviluppo dei fondi pensione e per determinare una reale integrazione tra pensione pubblica e privata.

Secondo questo nuovo schema legislativo, le strade percorribili dal lavoratore al momento di scegliere a chi destinare la gestione del proprio tfr sarebbero varie; infatti, è importante aver previsto la libertà di scelta del lavoratore sulla tipologia di forma pensionistica complementare (fondo chiuso, fondo aperto e/o forme individuali) cui destinare quote future del trattamento di fine rapporto.

Solo nell’ipotesi di una ´non scelta’ da parte dello stesso, la delega prevede la destinazione del tfr, attraverso forme tacite di adesione, a un fondo collettivo. È fondamentale, inoltre, che la delega abbia subordinato il conferimento del tfr alla previdenza complementare all’assenza di oneri per le imprese, attraverso misure compensative: eliminazione del contributo dello 0,20% a garanzia del tfr, riduzione del costo del lavoro, facilità di accesso al credito.

Si tratta di misure indispensabili per evitare che la rinuncia a una fonte di autofinanziamento delle imprese, soprattutto le piccole, si traduca in una grave perdita di competitività.

Sicuramente siamo in presenza di un intervento necessario e condivisibile per dare un effettivo impulso allo sviluppo di un solido pilastro integrativo ma gli interrogativi, soprattutto per i lavoratori, sono tanti. Come comportarsi? Quale tipologia di fondo scegliere? Per quanti anni devo ancora lavorare? Che livello di pensione mi attende?, ecc. Di fatto siamo in presenza di un vero e proprio investimento finanziario dove, alla certezza che ogni anno una cifra pari più o meno a una mensilità viene accantonata e rivalutata si sostituisce l’incertezza dell’alea del rischio del mercato.