Fondi pensione, le regole complicate intralciano la riforma

22/03/2001

Il Sole 24 ORE.com

    Fondi pensione, le regole complicate intralciano la riforma

    di Marco Fabio Rinforzi

    C’è qualcosa che non va se al ministero delle Finanze (anzi, chissà perchè all’Agenzia delle Entrate) è servita una circolare di 113 pagine per spiegare (tentare di spiegare) le nuove regole fiscali per la previdenza complementare. Una disciplina concepita per incentivare gli italiani a costituirsi forme di previdenza integrative di quella pubblica dev’essere soprattutto semplice e chiaro; deve convincere con pochi elementi forti a risparmiare quote significative di reddito e a indirizzarle verso i fondi pensione, grazie ai vantaggi fiscali. Certo, è opportuno che i vantaggi siano più consistenti possibile; ma anzitutto è essenziale che siano comprensibili facimente. Altrimenti l’incentivazione non funziona: al più, sarà sfruttata da pochi in grado di percepirla o da chi è in cerca di strumenti finanziari alternativi, più che previdenziali, per diversificare il proprio portafoglio. Ma così non si raggiunge il risultato strategico voluto, di stimolare lo sviluppo diffuso della previdenza privata in vista dell’inevitabile, necessaria riduzione della copertura garantita dal "pilastro" pubblico.
    Prima ancora che la limitatezza degli sconti (la riforma punta, più che altro, a una razionalizzazione ideale del sistema di prelievo su contributi, loro preventi e prestazioni) la disciplina è sbagliata per "difficoltà di comunicazione". È lo stesso difetto di altri strumenti di politica fiscale adottati negli ultimi anni, primi fra tutti la Dual income tax e la "legge Visco", che hanno prodotto risultati inferiori alle attese di chi li ha progettati.

    SERVIZI E TESTO A pag.20-24
    Giovedì 22 Marzo 2001

 

Testi in linea

DECRETO LEGISLATIVO 18 febbraio 2000, n. 47
Riforma della disciplina fiscale della previdenza complementare

Relazione esplicativa della disciplina fiscale

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