Fondi pensione, in vista un aumento degli incentivi fiscali

30/11/2001






La Commissione Ue chiede una riforma della previdenza e più flessibilità nell’occupazione

Fondi pensione, in vista un aumento degli incentivi fiscali

      ROMA – Pensioni e lavoro: Roberto Maroni cerca di riaprire il dialogo coi sindacati. Martedì il ministro del Lavoro presenterà alle parti sociali la proposta su pensioni e Tfr (trattamento di fine rapporto). «Proposta che metterà tutti d’accordo», ha detto Maroni. Sul lavoro, invece, il governo andrà avanti sulla legge delega di riforma, confortato dal rapporto della commissione europea che, dopo aver chiesto l’aumento dell’età pensionabile a 65 anni, sottolinea come, nonostante la crescita dell’occupazione, l’Italia resti agli ultimi posti per tasso di attività: 53,5% contro una media Ue del 63,3%. «Tutto ciò rappresenta un grave sottimpiego delle risorse umane e una debole competitività – dice Maroni -. Il pacchetto delega sul lavoro costituisce una prima risposta». Bruxelles raccomanda maggiore «flessibilità», coniugandola però con la «sicurezza». Sul fronte previdenziale l’ottimismo del ministro non è però condiviso. La Confindustria è disposta a sbloccare il Tfr affinché sia utilizzato per i fondi pensione solo in cambio di una «riforma strutturale» delle pensioni che riduca i contributi a carico delle aziende. Ma il sindacato avverte che la risposta ai tagli alle pensioni sarebbe lo sciopero generale.
      La proposta del ministro sul Tfr dovrebbe ruotare intorno a tre punti:

      1) Il conferimento ai fondi pensione di quote rilevanti (superiori al 50%, forse i due terzi, secondo le dimensioni d’impresa) dell’accantonamento annuale per le liquidazioni ai fondi pensione.
      2) Una maggiore libertà di scelta tra fondi «chiusi» (promossi dagli accordi tra imprese e sindacati) e quelli «aperti» (promossi da banche e gestori finanziari).
      3) Fisco più leggero. Tra le ipotesi allo studio c’è l’eliminazione di uno dei due limiti alla deducibilità dei contributi ai fondi (fino al 12% del reddito, con un tetto di 10 milioni all’anno) e la revisione della tassazione che oggi avviene sia sui rendimenti sia sulle prestazioni (si potrebbe lasciare solo quest’ultimo prelievo). Per le piccole e medie imprese ci sarebbero misure di credito agevolato. Le risorse per la riduzione dei contributi a carico delle aziende dovrebbero invece arrivare dai risparmi attesi sulle pensioni di anzianità, che il governo punta a scoraggiare premiando chi resta al lavoro (non si pagherebbero i contributi). Per superare il no del sindacato il governo potrebbe stabilire di destinare parte dei risparmi anche al mantenimento dell’attuale aliquota di computo: in pratica, si ridurrebbero i contributi previdenziali senza conseguenze sulla pensione.
Enrico Marro


Economia