Fondi pensione: in Italia pesano le incertezze

05/02/2001

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Lunedì 5 Febbraio 2001
finanza & mercatil
—pag—26


Previdenza alternativa
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Negli Stati Uniti coprono già il 60 per cento dei capitali investiti in imprese «socialmente responsabili».
I fondi pensione fanno la scelta etica.
In Italia pesano ancora le incertezze sullo sviluppo del «secondo pilastro»

Che siano i pilastri dei sistemi previdenziali moderni, è un fatto ormai noto. Così come altrettanto risaputo è che in Paesi come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, dove già da molti anni hanno conosciuto un’enorme diffusione, gestiscono patrimoni davvero ingenti e condizionano gli stessi corsi di Borsa. Ciò che invece forse non tutti sanno è che i fondi pensione rappresentano anche una delle frontiere più interessanti della cosiddetta finanza etica. E che, in virtù di una serie di peculiarità che li caratterizzano – bassa propensione al rischio, limitata rotazione del portafoglio, legami stabili con i sottoscrittori, ecc. – possono diventare tra i principali artefici dello sviluppo di una finanza orientata alla tutela dell’ambiente e all’equità sociale.

Negli ultimi anni si sono moltiplicati gli esempi di fondi pensione amministrati con una forte attenzione alle variabili socio-ambientali. Negli Usa, su un totale di 2.139 miliardi di dollari di capitale gestito in maniera socialmente responsabile, oltre il 60% appartiene a fondi pensione; un terzo di quelli di grandi imprese (come General motors, General Electric, Ford) offre piani di accumulo socialmente responsabili; fondi "blasonati" come il Tiaa Cref (3,5 miliardi di dollari di patrimonio amministrato), già nel 1993 hanno lanciato l’opzione sociale per i sottoscrittori e definito insieme ad essi i parametri di selezione degli investimenti.

Discorso analogo vale per la Gran Bretagna che l’estate scorsa ha emanato una legge che impone ai fondi pensione di comunicare se vengono o meno seguiti criteri etici di esclusione/inclusione nella scelta degli impieghi. Subito dopo l’entrata in vigore del provvedimento, il 72% dei fondi pensione operanti nel Regno Unito ha dichiarato di essere disposto (come emerge da un’indagine Erm Ltd) ad utilizzare parametri socio-ambientali nella selezione degli investimenti.

E in Italia? Qui, si sa, i fondi stentano a decollare. Finora sono stati autorizzati dalla Covip (l’organo di vigilanza del settore) solo 16 enti negoziali (quelli nati all’interno delle categorie). Molto dipende dagli esiti della riforma del sistema previdenziale che si avrà. Tuttavia, la sensibilità al tema degli operatori finanziari va crescendo e proprio per riflettere sui possibili scenari che si schiudono in proposito è stato organizzato per l’8 febbraio, presso la Camera di Commercio di Milano, il convegno "Mercati finanziari, coesione sociale e sviluppo sostenibile".

«I fondi pensione sono i migliori candidati a sposare la filosofia della finanza responsabile», spiega Matteo Bartolomeo, partner della società di rating etico Avanzi, unica agenzia italiana membro del Siri group, il più importante network del mondo di società di rating ambientale e sociale. «Essi», continua Bartolomeo, «hanno una bassa propensione al rischio e un rapporto diretto con i sottoscrittori i quali intervengono di frequente nelle decisioni strategiche delle imprese. E ciò vale ancora di più per i fondi chiusi, quelli cioé che riguardano una determinata azienda o un determinato settore produttivo, dove la componente social-sindacale è molto forte e, con essa, le istanze di equità portate avanti. Anche da noi, dunque, ci sono ampi margini di sviluppo per una finanza socialmente orientata, "trainata" dai fondi pensione. E’ necessario, però, che la riforma del sistema previdenziale spinga in questa direzione e che si sviluppi, al riguardo, anche un movimento d’opinione».

Gli fa eco Francesco Lorenzetti, consigliere di amministrazione di Fonchim, uno dei 5 fondi pensione italiani che stanno già investendo le disponibilità accumulate: «Credo che gli spazi per la diffusione nel nostro Paese di una finanza eticamente orientata siano molto ampi. Innanzi tutto perché l’analisi storica dei rendimenti di medio lungo periodo dei prodotti finanziari del comparto dimostra che sono sostanzialmente in linea con quelli "tradizionali". Ma anche in quanto, una lunga serie di fatti di cronaca, hanno aumentato notevolmente la sensibilità dei cittadini-risparmiatori per le tematiche ambientali e sociali. Ciò finisce inevitabilmente con il ripercuotersi anche sui fondi pensione. Quelli che sono già operativi da fondi monocomparto cominciano a prendere in considerazione l’ipotesi di trasformarsi in multicomparto, tipologia di fondi che prevede scelte diversificate per i differenti target di sottoscrittori. E’ chiaro che un simile cambiamento rende molto più agevole l’introduzione di opzioni di investimento etico».

—firma—a cura di

Francesco Maggio