Fondi pensione, il governo elimina la vigilanza

26/01/2004




sabato 24 gennaio 2004
Fondi pensione, il governo elimina la vigilanza
Allarme del presidente Covip, Francario.
L’esecutivo punta ad accorpare i controlli e parla di modello inglese, ma in Gran Bretagna l’Authority viene rafforzata

di Raul Wittenberg

ROMA «Si vuole sopprimere un organismo di vigilanza specifico per i fondi pensione con riferimento al modello inglese, senza sapere che in Gran Bretagna non solo si è mantenuta l’Authority che c’era, ma addirittura il governo britannico sta lavorando per rafforzarla con maggiori poteri e competenze».
Mentre il governo affronta il tema del controllo dei mercati finanziari, il presidente della Covip, Lucio Francario, lancia un allarme a maggioranza e opposizione in difesa della Commissione di vigilanza sui fondi pensione. O meglio: di una vigilanza distinta da quella sugli intermediari finanziari.
La ragione? Una cosa è la tutela del risparmio collettivo, sia pure da parte di un’unica Autorità; altra cosa è la tutela del risparmio individuale legato al diritto inalienabile della persona ad una pensione.
«Qui c’è una finalità previdenziale – sottolinea Francario – estranea all’attività degli intermediari finanziari e ai loro organi di vigilanza».
Tuttavia la tempesta che si è abbattuta sulle Authority dopo i crack Cirio e Parmalat, rischia di travolgere la vigilanza sui fondi pensione, confinandola al rango di un dipartimento della Banca d’Italia e della Consob, o della eventuale Autorità unica sul risparmio, ovvero del ministero del Welfare.
Eppure il vituperato disegno di legge delega sulla previdenza, estende le competenze della Covip attribuendogli il compito di «garantire la trasparenza delle condizioni contrattuali fra tutte le forme pensionistiche collettive e individuali», e «di vigilare sulle modalità di offerta al pubblico di tutti i predetti strumenti previdenziali, al fine di tutelare l’adesione consapevole dei soggetti destinatari».
Nemmeno il centrosinistra per Francario ha le idee chiare, in quanto nel disegno di legge presentato a suo tempo da Giuliano Amato ed Enrico Letta si richiama l’esperienza inglese che ha unificato la
vigilanza sui mercati finanziari nella Fsa (Financial Services Authority), e su questo modello inserisce nell’unica autorità anche la vigilanza sui Fondi pensione. Invece nel Regno Unito già al momento
della istituzione della Fsa, nel 2000, si era deciso di mantenere in vita l’autorità di settore, l’Opra. Vigilata dal ministero del Lavoro, l’Opra è un ente con poteri pubblici ma non appartiene all’apparato governativo, è finanziata dai fondi pensione, le sue competenze sono esclusive sui fondi collettivi aziendali (Occupational pension schemes), mentre per i piani individuali di tipo assicurativo e quelli
delle piccole aziende le competenze sono condivise con la Fsa, che vigila sui gestori finanziari e i consulenti. Ora però, con la crisi dei mercati borsistici, su incarico del governo l’ex presidente dell’associazione dei fondi, Alan Pickering, ha elaborato un rapporto ai fini di una riforma, le cui indicazioni nel giugno 2003 sono state recepite nel Green Paper e nell’Action Plan. Tra queste, la necessità di potenziare la vigilanza con una nuova più incisiva autorità di controllo (New Kind of Regulator, Nkr).
Nel centrodestra, sia il progetto del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, sia il disegno di legge Tabacci assorbono le competenze della Covip nell’Autorità sul risparmio. Invece Maroni pensa ad una Agenzia alle dirette dipendenze del ministero.
Insomma, tutti all’assalto della Covip. In una visione che contrasta con la dimensione europea, dove si prospetta una autorità dedicata caldeggiata anche dall’Ocse.