Fondi pensione, falsa partenza

03/04/2001

Corriere della Sera



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Quelli pronti sono 43, solo cinque hanno i gestori

Fondi pensione, falsa partenza

      MILANO – Un anno fa erano solo 5, oggi sono saliti a 23 i fondi pensione chiusi autorizzati ad operare e altri 20 hanno ricevuto il via libera alla raccolta. In totale, quindi, fanno 43. Ma ad operare, cioè ad aver scelto gestori e banche depositarie, sono ancora 5. A scattare la fotografia più aggiornata (i dati risalgono ad appena 15 giorni fa) è uno studio del Pension Forum dell’Università Bocconi. L’ultimo nato è il fondo Famiglia, al quale per ora hanno aderito 1.150 delle 950.000 casalinghe stimate come potenziali iscritte, ma è partito ufficialmente solo il 28 dicembre 2000. I fondi che hanno raccolto più adesioni? Quelli aziendali o di gruppi, come il fondo dei Quadri e capi Fiat, che ha 15.091 iscritti e una percentuale di adesione dell’84,3%; o quelli di settori molto ristretti, come Fondenergia con 30.234 iscritti (60,5%) o Fonchim, il fondo dei chimici con 104.428 iscritti (56,4%). In assoluto il più affollato è Cometa, il fondo dei metalmeccanici, che ha 329.753 iscritti, ma appena un terzo del milione potenziale. Assai più basse le percentuali nei fondi di lavoratori autonomi: a Fondartigiani, ad esempio, hanno aderito appena 3.040 artigiani su 1,8 milioni. «Se pure lentamente, la previdenza integrativa comincia a decollare anche in Italia», afferma Sergio Paci, direttore generale del Pension Forum. I ritardi? «Colpa del governo, che ha emanato solo lo scorso marzo il decreto legislativo che ne cambiato la disciplina fiscale, mentre la delega risaliva al ’99. Ma anche per l’incompetenza di molti membri dei consigli dei fondi e per l’eccessiva burocrazia della Covip, l’Authority del settore, nel dare le autorizzazioni», spiega Paci. Sui fondi aperti il problema è un altro: «C’è troppa offerta: sono un centinaio, ma gli iscritti appena 188.000. Serve una riorganizzazione, tanto più che sono in diretta concorrenza con le polizze assicurative, che godono dello stesso trattamento fiscale».
Giuliana Ferraino


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