Fondi pensione, correzioni al traguardo

08/03/2001

Il Sole 24 ORE.com



    Previdenza complementare
    Oggi il Consiglio dei ministri vara definitivamente il decreto legislativo
    L’aliquota ferma all’11%

    Fondi pensione, correzioni al traguardo
    Pronta la circolare: interpretazioni generose su reddito di riferimento e vincolo del Tfr

    Marco Peruzzi Marco Fabio Rinforzi

    MILANO. Sarà ancora una volta il Governo Amato a cercare di dare impulso alla previdenza complementare. A distanza di otto anni dal decreto legislativo 124/93 — con il quale era stato dato il primo via libera alla riforma dei Fondi pensione — adesso è il turno di un altro decreto legislativo in materia, quello che riordina la disciplina fiscale. Questo pomeriggio il Consiglio dei ministri varerà definitivamente il provvedimento correttivo del Dlgs 47/2000, emanato in bozza a inizio dicembre 2000. E il ministero delle Finanze potrà così diramare l’attesa circolare esplicativa di tutta la riforma, già predisposta tenendo conto delle correzioni del provvedimento in cantiere. Il via libera al decreto legislativo porterà con sé qualche novità e un’aspettativa andata delusa.
    Il regime di tassazione separata sarà applicato anche in caso di riscatto della posizione individuale dell’iscritto per perdita dei requisiti di partecipazione al Fondo, derivante dalla cessazione dal rapporto di lavoro indipendentemente dalla volontà delle parti. Per evitare il rischio di licenziamenti disposti solo per finalità elusive, la norma si applicherà a casi particolari come, per esempio, il fallimento dell’azienda.
    Così come previsto per i fondi comuni di investimento, sarà poi introdotta una disciplina specifica per il caso di risultati negativi in presenza di scioglimento dei Fondi pensione. Infine, per quanto riguarda l’accesso a forme pensionistiche individuali di soggetti che hanno redditi da lavoro dipendente, il decreto correttivo cercherà di evitare penalizzazioni ai danni di coloro per i quali il Fondo pensione, pur essendo stato istituito, non sia tuttavia operante. In pratica, ai fini della deducibilità, la destinazione del trattamento di fine rapporto (Tfr) da parte dei lavoratori dipendenti sarà richiesta solo nel caso in cui il Fondo pensione di categoria sia effettivamente sul mercato.
    Contrariamente a quanto richiesto dalle commissioni Finanze di Camera e Senato, rimarrà invece ferma all’11% l’aliquota sui rendimenti dei Fondi pensione: problemi di copertura non consentono ulteriori sconti. Né il provvedimento definitivo prevederà l’esenzione dall’imposta di bollo sugli atti relativi al procedimento di autorizzazione dei Fondi pensione: una simile previsione, infatti, oltre a creare problemi di copertura, rischierebbe anche di eccedere rispetto alla delega. Niente semplificazione procedurale nemmeno per il via libera ai Fondi (competenti le Prefetture): questa modifica, infatti, esulerebbe dalle questioni fiscali.
    È già pronta, inoltre, la circolare delle Finanze sulla riforma e ora potrà essere diffusa premiando la lunga attesa degli operatori. Peraltro, secondo quanto è emerso in un recente convegno organizzato da Farmindustria e Federchimica, le Finanze avrebbero utilizzato i chiarimenti della circolare per interpretare in modo più favorevole possibile per il mercato le disposizioni della riforma.
    Il ministero spiegherà che il reddito preso a base di calcolo per l’ammontare annuale di contribuzione ai Fondi pensione fiscalmente deducibile è quello comprensivo di tutte le voci dell’articolo 48 del Tuir, a eccezione di quanto indicato nella lettera h. Questo vuol dire che in esso vanno compresi il contributo del datore di lavoro al Fondo nonché, per esempio, il valore dei fringe benefit. Rimane fuori dal calcolo la quota di Tfr che il datore di lavoro dirige al Fondo pensione. In questo modo il reddito di riferimento è più elevato possibile e lo è, di conseguenza, la quota del 12% di esso, che la legge prevede sia destinabile a Fondi pensione in esenzione fiscale da parte del lavoratore (entro il tetto di 10 milioni).
    Un’altra interpretazione favorevole per lo sviluppo della previdenza complementare che dovrebbe essere inserita nella circolare riguarda il vincolo di destinazione del Tfr ai Fondi, cui è subordinata l’entità dei versamenti che i lavoratori dipendenti possono eseguire. Le Finanze interpreteranno il termine Tfr in modo letterale, così da escludere dal vincolo tutti quei lavoratori che percepiscono indennità simili per natura al trattamento di fine rapporto, tuttavia denominate in altro modo. Come i pubblici dipendenti che non hanno optato per la trasformazione della "buonuscita" in Tfr, i lavoratori dell’edilizia e dell’agricoltura.
    Giovedì 8 Marzo 2001
 
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