Fondi pensione con amare sorprese

25/11/2003

ItaliaOggi (Primo Piano)
Numero
279, pag. 3 del 25/11/2003
di Teresa Pittelli


Anomalia denunciata da Fabio Ortolani, commissario Covip. Cifre annue sotto l’assegno sociale.

Fondi pensione con amare sorprese

Soprattutto a causa di liquidazioni in capitale e non in rendita

Fondi complementari senza pensioni. Sono meno di 15 mila, in Italia, le rendite erogate da fondi pensione e polizze integrative. Con importi quasi sempre inferiori, anche di due-tre volte, all’assegno sociale. Basta pensare che, con la contribuzione media, ai fondi previdenziali del 2002, pari a 1.268 euro (ipotizzando un tasso di rendimento reale medio pari al 2%), tra 30 anni il pensionato avrebbe diritto a una pensione annua pari a 2.843 euro se uomo, e 2.458 euro se donna, praticamente la metà dell’assegno sociale che nel 2002 è stato uguale a 4.557 euro. Una situazione ´anomala’, causata da una normativa che ´sembra favorire l’opzione per la liquidazione in capitale, e non in rendita, dei versamenti accumulati in un fondo da parte dei lavoratori’, spiega a ItaliaOggi Fabio Ortolani, commissario della Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione. In pratica, il lavoratore che matura i requisiti del pensionamento, preferisce avere subito, in capitale, quanto ha accumulato nel fondo. Questo accade perché la legge prevede la possibilità di chiedere al fondo il 100% di quanto maturato, qualora l’importo della rendita non superi quello della pensione sociale (altrimenti il limite massimo è del 50%). ´Questa è una complicazione’, continua Ortolani, ´perché gli importi delle rendite sono ancora minimi, e quindi costantemente sotto quella soglia’. Da una parte, la troppo facile fruizione in capitale del montante accumulato nei fondi, dall’altra il livello stesso del montante e dei versamenti, che è ancora scarso, a causa del mancato decollo della previdenza complementare, sono alla base del fenomeno ´dei fondi senza rendite’, che preoccupa la Covip, perché ´senza rendita un fondo non assolve la sua vera missione, che è quella previdenziale, cioè di erogare pensioni complementari’, insiste Ortolani. Ma la Covip, oltre a lanciare l’allarme, ha allo studio anche alcune soluzioni.

- L’informativa. ´Occorre togliere il limite della pensione sociale come tetto sotto il quale si può chiedere tutto il capitale’, spiega Ortolani. E poi lanciare una buona volta i fondi sul mercato, attraverso un congruo finanziamento e un’adeguata informazione del pubblico. Su questo versante, per esempio, occorre sensibilizzare i lavoratori non solo a versare contributi congrui al fondo, ma anche alla preferibilità, in termini previdenziali e assistenziali, di avere una rendita piuttosto che il capitale. L’informativa dovrebbe poi migliorare la trasparenza anche su punti sconosciuti ai più, come la disparità della rendita tra uomo e donna. La pensione integrativa sarà infatti maggiore per gli uomini, data la minore speranza di vita, mentre per le donne sarà di importo inferiore, perché erogata più a lungo. Infine, ´ci sarebbe bisogno di guidare l’utente anche alla scelta del tipo di rendita’, aggiunge Ortolani. ´Rendita costante, rivalutabile, erogata direttamente dal fondo o attraverso una compagnia assicurativa.

- Finanziamento. Altra condizione indispensabile alla creazione di un mercato delle rendite è il finanziamento. ´È necessario il versamento nei fondi del trattamento di fine rapporto, volontariamente o con il silenzio-assenso’, dice Ortolani. In questo senso si muove la delega all’esame del senato, che prevede però il conferimento obbligatorio, e che su questo punto è stata criticata da più parti, Covip compresa.