Fondi pensione, cantiere aperto

15/05/2001

Il Sole 24 ORE.com





    Previdenza complementare
    Pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» il decreto legislativo che corregge le disposizioni in vigore dal 1° gennaio

    Fondi pensione, cantiere aperto
    Le modifiche e le istruzioni finora diramate non sono ancora sufficienti a garantire il decollo delle gestioni
    Benedetto Santacroce
    Con la pubblicazione (sulla «Gazzetta Ufficiale» n. 108 dell’11 maggio 2001) del correttivo del decreto legislativo 47/2000 (il correttivo è il decreto legislativo 168 del 12 aprile 2001) si completa, finalmente, il quadro normativo della riforma fiscale 2001 relativa ai fondi pensione, al trattamento di fine rapporto e alle polizze assicurative.
    La riforma, oggetto anche di un’articolata circolare dell’Agenzia delle Entrate (la n. 29/E del 20 marzo 2001), presenta ancora una serie di problemi operativi dovuti alla complessità delle regole predisposte e attende alcuni aggiustamenti sostanziali che possano realmente consentire il decollo effettivo della previdenza complementare. In effetti, gli incentivi fiscali possono essere il volano per i fondi pensione, a condizione che vengano supportati da regole applicative semplici e dalla revisione dell’istituto del Tfr (in effetti, non a caso il legislatore aveva posto mano contestualmente a queste materie).
    Senza entrare nel dettaglio delle iniziative che dovranno essere assunte in tempi brevi da un nuovo governo e delle questioni riguardanti la disciplina del Tfr, valutiamo alcuni aspetti tecnici e applicativi che riguardano, da una parte, le nuove regole relative ai fondi pensione e, dall’altra, gli adempimenti dei sostituti d’imposta.
    Contributi ai fondi. La rivoluzione introdotta dalla riforma consente la deduzione dal reddito complessivo dei contributi versati ai fondi pensione, a condizione che rispettino contestualmente il limite del 12% del reddito. Questa disposizione, unita al limite assoluto di 10 milioni, costituisce un bonus fiscale teoricamente interessante.
    In effetti, però, il bonus totale è per la massa dei contribuenti soltanto teorico:
    — in primo luogo perché riguarda solo soggetti con redditi medio alti;
    — in secondo luogo perché, in presenza di redditi di lavoro dipendente, impone anche la devoluzione al fondo di una quota di Tfr pari almeno al 50% del contributo.
    Proprio in riferimento a questa seconda condizione si è aperto un chiaro conflitto, in quanto la regola penalizza i lavoratori dipendenti che non hanno altra forma di reddito. Il decreto correttivo e la circolare dell’Agenzia hanno cercato di porre rimedio alla particolare situazione introducendo delle regole che escludano l’applicabilità della condizione.
    In particolare, viene stabilito che la condizione opera solo in presenza di una forma di previdenza collettiva operante; più esattamente, il correttivo specifica che la regola viene meno nel caso in cui tale forma di previdenza sia istituita e non operi entro due anni. Inoltre la condizione non opera quando il dipendente non ha diritto al Tfr o quando effettua il versamento a favore di un familiare a carico. La Covip, infine, sostiene che le quote di Tfr debbano essere comunque versate alla forma collettiva di previdenza, anche nel caso in cui venga stipulato un accordo aziendale per l’adesione individuale a un fondo aperto.
    È evidente che la specifica regola pone non pochi problemi operativi e dovrebbe essere sicuramente riconsiderata, perché costituisce un vincolo eccessivo per i titolari di reddito di lavoro dipendente.
    Sempre in materia di contributi, ma con riferimento agli adempimenti del sostituto d’imposta, si sottolinea che la circolare specifica che il 12% deve essere calcolato, in busta paga, al lordo del contributo a carico del dipendente e del datore di lavoro.
    Fondi pensione. La tassazione dei rendimenti finanziari dei fondi pensione ha subito, a seguito del correttivo, una serie di modifiche di sicuro interesse che cambiano, in parte l’operatività dei fondi stessi. Infatti, i fondi operano sul mercato finanziario sostanzialmente come dei "lordisti", vale a dire non subiscono sugli investimenti alcuna ritenuta. In alcuni casi però (quale ad esempio nel caso di obbligazioni non quotate o estere) il soggetto erogante il reddito assoggetta a ritenuta l’investimento: in questi casi il correttivo ha specificato che il fondo ha diritto a un credito d’imposta pari al 15 per cento. Come ha sottolineato la circolare 29/E/2001, ai fondi si applicano le regole più favorevoli previste dalle convenzioni contro le doppie imposizione, ma non si applicano i crediti d’imposta previsti dagli articoli 14 e 15 del Testo unico delle imposte sui redditi.
    Prestazioni. In questa materia il decreto correttivo e la stessa circolare intervengono su un doppio fronte:
    da un lato per estendere le agevolazioni previste per la tassazione delle prestazioni sotto forma di capitale anche ai riscatti, dovuti a pensionamento o cessazione del rapporto di lavoro per mobilità o per altre cause non dipendenti dalla volontà delle parti;
    dall’altro lato per chiarire meglio tempi e modi della liquidazione da parte del sostituto e di riliquidazione da parte dell’amministrazione finanziaria.
    Su questo secondo profilo si ritiene che sarebbe necessario intervenire per semplificare e razionalizzare gli impegni, del tutto provvisori, dei sostituti che sono chiamati a difficili calcoli. I quali dovranno poi essere ripetuti, in via definitiva, da parte del Fisco.
    Martedì 15 Maggio 2001
 
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