Fondi pensione, blitz di Covip

08/05/2001

Il Sole 24 ORE.com





    Previdenza
    Blindati i contrattuali

    Fondi pensione, blitz di Covip
    R.Sa.
    MILANO La Covip "blinda" i fondi pensione contrattuali. Gli iscritti ad una cassa previdenziale di categoria, se decideranno di abbandonarla per trasferire la loro posizione in un fondo pensione aperto gestito da un intermediario finanziario, non potranno portare con sé la quota del Tfr, neppure con il consenso del datore di lavoro.
    Lo ha stabilito la commissione di vigilanza sulla previdenza complementare (la Covip appunto) con un’interpretazione che, se confermata, renderebbe di fatto impraticabile il diritto sancito dalla legge di riforma (n.124/93) a cambiare fondo pensione. Rafforzando ulteriormente la posizione dominante che i fondi negoziali costituiti da sindacati ed aziende già detengono nel mercato della previdenza complementare.
    L’authority di vigilanza ha risposto nelle scorse settimane ad un quesito posto da un datore di lavoro nel quale veniva prospettato il trasferimento di un gruppo di dipendenti da un fondo contrattuale ad un fondo aperto. La legge prescrive che, se è «operante» una cassa integrativa collettiva, un dipendente non possa iscriversi ad un fondo aperto se non dopo un periodo di cinque anni.
    Nella sua risposta la Covip ha negato innanzitutto la possibilità che i dipendenti di un’impresa escano dal fondo contrattuale, giudicandolo ad esempio poco efficiente, per aderire collettivamente ad un fondo aperto. Nel suo diniego la commissione ha fatto riferimento ad una precedente, e discutibile, comunicazione nella quale aveva introdotto una gerarchia delle fonti collettive stabilendo , "alla Orwell", che sono tutte uguali ma che i fondi negoziali sono «prevalenti» rispetto all’adesione collettiva a fondi aperti.
    Rimane impregiudicata, invece, la strada di un’adesione individuale ad un fondo aperto ma — interpreta la Covip — «pur in presenza della disponibilità del datore di lavoro, in base alle vigente normativa non appare possibile la destinazione al fondo aperto delle quote di TFR».
    L’authority non ha citato le norme che impedirebbero il trasferimento del Tfr. Se una simile lettura della legge fosse confermata, però, la volontà del Parlamento di garantire agli iscritti alle forme di previdenza complementare una effettiva libertà di scelta, sia pure dopo un lungo rodaggio iniziale (cinque anni) in un fondo contrattuale, verrebbe del tutto compromessa.
    All’utilizzo del Tfr sono infatti condizionati i vantaggi fiscali che la legge accorda al secondo "pilastro" pensionistico. Nel caso di nuovi assunti, poi, le conseguenze sarebbero paradossali.
    Quando aderiscono ad un fondo negoziale, la legge prevede per loro l’obbligatorio utilizzo dell’intera quota di Tfr. Se pertanto decidessero ugualmente di emigrare in un fondo aperto, correrebbero il rischio di perdere comunque i trattamenti di fine rapporto.
    Alla fine, insomma, le penalizzazioni cui andrebbero incontro spingerebbero i dipendenti a rimanere loro malgrado iscritti al fondo contrattuale. Anche se mal gestito.
    Martedì 8 Maggio 2001
 
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