Fondi pensione, alt di Pezzotta sulle assicurazioni

09/06/2005
    giovedì 9 giugno 2005

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      Il leader Cisl a Maroni: non daremo il Tfr alle polizze private. Oggi il vertice
      Fondi pensione, alt di Pezzotta sulle assicurazioni
      Il governo studia un bonus del 4% per le imprese, sconto del 6% per le aziende fino a 50 dipendenti. Il nodo della copertura finanziaria

        ROMA – Oggi il ministro del Lavoro, Roberto Maroni, dovrebbe scoprire le carte sul Tfr (trattamento di fine rapporto). Nel pomeriggio, infatti, illustrerà a imprese e sindacati lo schema di decreto legislativo sulla previdenza integrativa. Quello, per capirci, che facilita il trasferimento del Tfr ai fondi pensione attraverso il meccanismo del silenzio-assenso, secondo quanto prevede la legge delega di riforma delle pensioni. Il provvedimento, però, quasi certamente non sarà presentato domani in Consiglio dei ministri (il governo ha tempo fino al 6 ottobre). Sia perché Maroni si riserva di approfondire le eventuali richieste che verranno dalle parti sociali, sia perché nello stesso governo ci sono punti da verificare (primo fra tutti la copertura delle agevolazioni fiscali) e opinioni diverse. Non a caso, ieri il viceministro dell’Economia, Mario Baldassarri, ha avanzato nuovamente la sua proposta alternativa a quella di Maroni. Un meccanismo di cartolarizzazione che consentirebbe di mantenere il Tfr in azienda (come vogliono le imprese) perché l’equivalente verrebbe anticipato ai fondi dalle banche cui i lavoratori cederebbero il credito del Tfr.

        Baldassarri (An) è convinto che la sua proposta potrebbe consentire un decollo più agevole della previdenza complementare perché non ci sarebbe più la resistenza delle aziende che non vogliono perdere il Tfr, finora utilizzato come una fonte di finanziamento a buon mercato. Ma non è un mistero che Maroni (Lega) veda quella di Baldassarri come un’azione di disturbo, per giunta fuori da quanto previsto dalla legge delega. Ma a ostacolare il ministro ci penseranno oggi soprattutto i sindacati, assolutamente contrari ad alcuni punti della bozza del decreto. Quelli che, in sostanza, mettono sullo stesso piano i fondi contrattuali (istituiti in seguito ad accordi tra sindacati e imprese) e le polizze offerte dalle assicurazioni. Cgil, Cisl, Uil e Ugl temono che il lavoratore, lasciato libero di scegliere dove mettere il Tfr, potrebbe essere attratto da prodotti apparentemente redditizi ma in realtà rischiosi.

        «Sul trattamento di fine rapporto – avverte il segretario della Cisl, Savino Pezzotta – nessuno può pensare che il sindacato sia d’accordo a prendere i soldi dei lavoratori per darli alle assicurazioni private. Tutti dimenticano che il Tfr è salario differito. Dobbiamo trovare soluzioni su questo tema, altrimenti non si può trovare un accordo».

        Problemi potrebbero venire anche dal fronte imprenditoriale. Lo schema di decreto prevede una compensazione per le imprese che smobilizzeranno il Tfr: potranno dedurre fiscalmente il 4% di quanto versato ai fondi (il 6% le imprese fino a 50 dipendenti). Ma questo non potrebbe bastare in mancanza di meccanismo di accesso agevolato al credito sul quale è ancora in corso una discussione con l’Abi, l’associazione delle banche.

        I tempi, insomma, sembrano allungarsi e l’obiettivo di Maroni di far partire il sistema a settembre difficilmente sarà centrato.

        Enr. Ma.