Fondi pensione alla ricerca di certezze

24/07/2002


24 luglio 2002



Con due risoluzioni l’agenzia delle Entrate esamina doppia imposizione e contributi non dedotti
Fondi pensione alla ricerca di certezze
Il regime transitorio delle prestazioni rese dai fondi pensione continua a suscitare perplessità e incertezze, in quanto occorre scomporre la parte del trattamento erogato tra i vari elementi che l’hanno determinato. I principi che devono essere osservati al riguardo sono due: quello di correlazione tra il regime di deducibilità e/o di concorso al reddito del contributo, e quello di non duplicazione, tendente a evitare che la quota del conto individuale originata dal reddito degli investimenti del fondo, già tassata al momento della maturazione, non sia ulteriormente tassata quando la somma esce dal fondo pensione per fluire verso la disponibilità del l’iscritto che consegue la prestazione. Le regole sono di natura generale, ma devono trovare riscontro in specifiche norme di legge, che talora volutamente derogano al criterio allo scopo di impedire un comportamento ritenuto non corretto, come per la voluta doppia tassazione nel caso di eccessivo utilizzo della prestazione di capitale. Lo stesso discorso vale anche per le norme a favore del contribuente, come quella (articolo 1, comma 2 del decreto legislativo 47/2000), che, per i contributi versati dal 1º gennaio 2001, prevede la comunicazione al fondo della parte di contribuzione non dedotta, allo scopo di consentirne il trasferimento dal "segmento" del conto individuale tassabile al momento della prestazione, a quello in cui affluiscono le voci da non tassare all’erogazione, in quanto formate mediante contribuzioni non dedotte. Senza questa norma (peraltro non operante per il passato) assoggettare a imposta al momento della prestazione sarebbe come se il denaro depositato in banca – ovviamente non dedotto dal reddito – fosse colpito da imposizione al momento del prelievo. Due risoluzioni dell’agenzia delle Entrate applicano questi principi ai casi concreti che vengono prospettati dal contribuente.
Doppia tassazione. La risoluzione 243/E del 22 luglio esamina un caso di doppia tassazione subito da un dirigente il cui datore di lavoro viene incorporato da una società, dotata di un proprio fondo pensionistico complementare. Il problema nasce dal fatto che il fondo di provenienza era gestito con uno schema assicurativo che, secondo la "circolare Guarino", detassava al momento della prestazione la parte del capitale formato con i rendimenti della polizza, già assoggettata al prelievo fiscale, mentre il secondo fondo era di tipo finanziario e, per la parte maturata sino al 31 dicembre 2000, assoggettava a imposizione anche i rendimenti maturati. Come accennato, il sistema è cambiato per i rendimenti successivi, in cui il legislatore ha uniformato le regole di tassazione, indipendentemente dal modello di gestione del fondo. Ma nel caso di specie il secondo fondo non avrebbe dovuto tassare i rendimenti assicurativi compresi nel capitale trasferito al momento del passaggio. L’agenzia delle Entrate riconosce che questa seconda tassazione non doveva essere eseguita dall’ultimo fondo pensione, precisando peraltro che l’unico rimedio consiste in un’istanza di rimborso, da presentarsi a cura del contribuente. Il recupero non è possibile nella dichiarazione dei redditi, in quanto il prelievo fiscale del fondo non transita nel modello Unico.
Contributi non dedotti. La seconda risoluzione (245/E del 23 luglio) si occupa della comunicazione dei contributi non dedotti (dal 2001) che devono essere portati a conoscenza del fondo pensione, onde evitarne la tassazione. La disposizione del decreto 47 prevede la comunicazione a cura del contribuente, nel termine fisso del 30 settembre dell’anno successivo se permane l’iscrizione al fondo, o al momento dell’erogazione della prestazione previdenziale. Nel primo caso il dato è nella piena conoscenza del contribuente, in quanto – anche se non ha ancora trasmesso o fatto trasmettere la dichiarazione in via telematica (scadenza del 31 ottobre) – sicuramente ha elaborato la dichiarazione, per sapere se si trova nella condizione di dover eseguire dei versamenti. Nello specifico, la comunicazione era stata eseguita dal datore di lavoro al fondo, posto che già in sede di ritenuta risultava un eccesso di versamento. L’agenzia delle Entrate non ritiene adeguato questo sistema, perché incombe all’interessato comunicare gli importi che non ha dedotto, o che ritiene non saranno dedotti nella successiva dichiarazione. La verifica della capienza della contribuzione opera, infatti, solo conoscendo il reddito complessivo e tenendo conto delle possibili contribuzioni a favore di familiari fiscalmente a carico.
Raffaele Rizzardi