Fondi: nei «chiusi» Enel batte tutti

15/09/2003




lunedì 15 settembre 2003


PREVIDENZA
La ripresa di Borsa ha favorito le casse esposte sui listini

E nei «chiusi» Enel batte tutti
Da gennaio la linea azionaria del fondo «elettrico» ha reso il

      G li «elettrici» hanno scommesso sulle azioni, e la ripresa delle Borse li ha premiati. Nei primi sette mesi del 2003, la linea azionaria di Fopen (lavoratori gruppo Enel) con il 5,2% spunta, infatti, la migliore performance fra i fondi pensione chiusi, destinati a gruppi omogenei di lavoratori, come i dipendenti di un’azienda o gli appartenenti ad una categoria professionale. Al secondo e al terzo posto si collocano Foncer (industria delle piastrelle) e la linea bilanciata dello stesso Fopen, rispettivamente, con il 4,6 e il 4,2%. I primi sette mesi dell’anno sono stati positivi per i fondi chiusi: le gestioni sono in attivo, e con un rendimento medio del 2,8% quasi tutte battono il Tfr, che nello stesso periodo si è rivalutato del 2%. Le performance più basse sono state registrate dal fondo regionale Laborfonds (Trentino Alto Adige) e dalla linea bilanciata di Solidarietà Veneto con l’1 e l’1,3%: la seconda, però, ha recuperato ad agosto, chiudendo i primi otto mesi con il 3,6%.
      Nella maggior parte dei casi le performance sono inferiori ai rispettivi benchmark, gli indici utilizzati per valutare la gestione. Bisogna però tener conto che il benchmark è lordo, mentre per i fondi i rendimenti sono al netto di tutte le spese.
      Dopo il meno 8% dell’anno scorso, una decisa inversione di tendenza è stata quindi ottenuta da Fopen (Enel), che sino al 16 giugno scorso aveva una gestione monocomparto, con una quota azionaria piuttosto elevata, il 38%. «Il forte miglioramento nei primi sette mesi dell’anno – spiega il presidente Nicola Martinelli – è derivato non solo dalla ripresa delle Borse, ma anche dal passaggio al multicomparto: oltre a soddisfare meglio le varie esigenze degli iscritti, con la creazione di asset allocation diverse ci permette di sfruttare più efficacemente le opportunità dei mercati. Il trend positivo è proseguito ad agosto, e per la fine dell’anno contiamo di recuperare le perdite del 2002. Gli aderenti rappresentano quasi il 78% del bacino potenziale, ma per aumentare la massa critica si potrebbe pensare a un unico fondo del settore energetico, che oltre a Fopen riunisca Pegaso , municipalizzate acqua e gas, e Fiprem , il vecchio fondo Montedison».
      Indicazioni incoraggianti vengono anche dalle due casse di previdenza più grandi, Cometa dei metalmeccanici e Fonchim dei chimici. «Il rendimento dell’1,8% è stato inferiore alla media – spiega Maurizio Agazzi , direttore generale di Cometa – perché nella prima parte dell’anno in via prudenziale è stata sottopesata la componente azionaria, scesa sino al 15% e poi aumentata gradualmente sino a riportarsi al 20% previsto dall’asset allocation strategica. Per la fine dell’anno puntiamo ad un rendimento in linea con il 3,4% che dovrebbe essere offerto dal Tfr. Attualmente il fondo è multicomparto, con un’unica performance per tutti gli iscritti, anche se il patrimonio è diviso in tre linee: il 40% delle risorse è investito in una monetaria, il 35 in una obbligazionaria e il 25 in una bilanciata. Entro la fine del 2004 partirà il multicomparto, con varie linee. Per quanto riguarda gli iscritti, si registra una leggera flessione, dovuta soprattutto al notevole flusso di uscite per dimissioni volontarie, pensionamento e altre cause».
      Torna in attivo anche Fonchim, che dal primo gennaio scorso offre tre linee: monetaria, bilanciata e azionaria, che nei primi sette mesi del 2003 hanno reso rispettivamente il 2, 3,7 e 3,4%. «Sono risultati confortanti dopo due anni di perdite – spiega Nicola Messina , presidente di Fonchim – e per la fine dell’anno le performance dovrebbero essere in linea con quelle del Tfr. Il multicomparto permette di offrire linee d’investimento adeguate alle diverse esigenze degli iscritti. Il 92% degli aderenti ha, comunque, optato per la linea bilanciata, che corrispondeva a quella del precedente monocomparto, e questo conferma che le scelte iniziali erano giuste. Gli iscritti hanno raggiunto il 60% del bacino potenziale, ma nel settore chimico esistono già altri fondi aziendali».
      I contributi versati da datori di lavoro e iscritti restano però insufficienti. «Occorre accelerare l’afflusso del Tfr – sostengono Agazzi di Cometa e Martinelli di Fopen – ma non su base obbligatoria». «Per garantire pensioni dignitose – spiega Messina di Fonchim – il contributo medio dei vecchi iscritti dovrebbe salire dall’attuale 4,7 per cento ad almeno il 10 per cento della retribuzione annua, e in questo senso la strada più breve è senza dubbio il Tfr. Quest’ultimo, però, oggi svolge anche una funzione tampone, assicura la disponibilità di un capitale nel caso d’eventi gravi o della perdita del lavoro: trasferirlo al fondo pensione, per i dipendenti significa rinunciare ad una valvola di sicurezza. In alternativa è preferibile aumentare il contributo volontario, come stanno facendo numerosi iscritti a Fonchim».
R.E.B.