Fondi, le Camere chiedono più sconti

24/01/2001

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Mercoledì 24 Gennaio 2001
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—pageno—19

Previdenza complementare.
Anche il Senato vuole ridurre il peso fiscale.
Fondi, le Camere chiedono più sconti

ROMA Il problema dei mutui usurari ha spinto la commissione Finanze del Senato a rinviare alla prossima settimana l’esame sul decreto correttivo del regime fiscale dei fondi pensione. Ma il relatore al provvedimento, Fausto Vigevani, ieri aveva già acquisito la documentazione dei soggetti interessati e, nel parere che sottoporrà all’approvazione, è orientato ad attenersi sostanzialmente a quanto richiesto dalla commissione Finanze della Camera che proprio ieri ha dato il via libera condizionato allo schema di decreto legislativo, correttivo del Dlgs 47/2000, varato dall’Esecutivo a inizio dicembre.

Il segnale che le due commissioni daranno al Governo sarà dunque unanime: abbassare sensibilmente l’aliquota sui rendimenti dei fondi pensione, attualmente fissata all’11 per cento.

Nel parere approvato ieri, il presidente della commissione Finanze della Camera, Giorgio Benvenuto (Ds), lo ha già chiesto espressamente: «Occorre ridurre sensibilmente quell’aliquota — vi si legge infatti — possibilmente al 6,25 per cento». «Lo ritengo decisivo — ha detto Benvenuto — ai fini dello sviluppo della previdenza complementare. Mi auguro — ha aggiunto — che il Governo tenga conto del nostro parere e che passi dalle parole ai fatti, affinché la tanto conclamata necessità di sviluppare il secondo pilastro previdenziale non resti allo stato di enunciazione, ma utilizzi la leva fiscale in modo appropriato e incisivo».

La riduzione dall’11 al 6,25% dovrebbe valere, secondo il parere espresso dalla commissione Finanze della Camera, non solo per i fondi pensione ma anche per il trattamento di fine rapporto (Tfr). «Questa riduzione — è scritto nel parere — appare pienamente giustificata non soltanto alla luce dell’obiettivo di promuovere un effettivo e consistente sviluppo della previdenza integrativa, ma anche in considerazione della necessità di compensare adeguatamente i più consistenti vincoli temporali che caratterizzano l’accantonamento del risparmio a fini previdenziali, rispetto all’investimento finanziario propriamente inteso».

Così la pensa anche Vigevani (Ds) relatore in commissione Finanze al Senato. La settimana prossima, nella sua relazione cercherà di spiegare in particolare quattro concetti. I fondi pensione devono essere effettivamente operativi. Quindi, occorrono risorse per farli crescere, e lo strumento della leva fiscale è uno dei più adatti. Ancora, occorre che questi strumenti siano dotati di una massa critica che consenta senza problemi la liquidazione dei primi trattamenti. Inoltre, bisogna ampliare le possibilità di riscatto dei versamenti effettuati da parte degli iscritti. Fermo restando che, per tutto questo, occorre reperire le adeguate risorse.

—firma—M.Pe.