Fondi integrativi, nuovo «look» fiscale

22/07/2001

Il Sole 24 ORE.com








    Il progetto del Governo: abbattimento dell’aliquota, semplificazione normativa e incentivi per le forme previdenziali «alternative»

    Fondi integrativi, nuovo «look» fiscale
    Confermate la liberalizzazione per l’uso del Tfr e la parità tra «chiusi» e «aperti»
    Marco Rogari
    ROMA – Abbattimento del l’aliquota fiscale sui fondi pensione. Incentivazione delle altre forme «alternative» alla previdenza obbligatoria, come ad esempio le assicurazioni private. E semplificazione di tutto il dispositivo normativo ricorrendo, se necessario, anche a una sorta di testo unico. I principi cardine del pacchetto di misure con cui il Governo, agendo soprattutto sulla leva fiscale, cercherà di trasformare la previdenza complementare nel vero "secondo pilastro" del sistema pensionistico soprattutto per i lavoratori più giovani, italiano sono pronte. A fissarli sono state nei giorni scorsi i ministeri del Welfare e del l’Economia. Ora il pacchetto, di cui fanno parte anche la parità di trattamento tra fondi chiusi e fondi aperti e alla liberalizzazione dell’uso del Tfr, dovranno essere tradotte dalla Commissione tecnica presieduta dal sottosegretario al Welfare, Alberto Brambilla, in proposte d’intervento vere e proprie da sottoporre alle parti sociali in occasione della verifica sulle pensioni prima di farle confluire in uno dei collegati alla Finanziaria 2002. Una procedura che non convince affatto i sindacati. Cgil, Cisl e Uil vorrebbero che la questione del rilancio della previdenza complementare venisse affrontata prima della verifica e, soprattutto, che venisse destinato il Tfr ad alimentare il flusso di risorse destinato ai fondi pensione. Ma il Governo è intenzionato a rispettare la tabella di marcia che ha già preparato. Anche la previdenza integrativa sarà al centro della verifica di settembre in cui si discuterà, oltre che di pensioni obbligatorie, anche di ammortizzatori sociali e di flessibilità. Tre gli strumenti che intende utilizzare il Governo per spianare la strada alle pensioni integrative: abbattere completamente (o quanto meno in larga parte) l’aliquota fiscale dell’11% che ancora grava sui fondi pensione; realizzare una vera parità tra fondi chiusi, ovvero quelli legati all’attività contrattuale, e fondi aperti, attribuendo a questi ultimi un ruolo di primo piano nel rilancio della previdenza complementare. Il terzo strumento riguarda il flusso di risorse da destinare ai fondi pensione: il Governo punta non tanto alle liquidazioni, lasciando comunque la piena libertà ai lavoratori di utilizzarle in questa direzione, ma a usare una quota pari al 50% dell’annunciato taglio alle aliquote contribuite sulle pensioni obbligatorie (cinque punti sui 10 previsti a regime). Oltre a rafforzare i fondi aperti, ai ministeri del Welfare e dell’Economia si sta valutano con molta attenzione l’ipotesi di incentivare con agevolazioni ad hoc le altre forme «alternative» alle pensioni obbligatorie, a cominciare dalle assicurazioni. Su questo fronte, comunque, le decisioni sulle eventuali misure da varare saranno prese solo nelle prossime settimane. Un altro intervento radicale sarà quello sulla normativa che disciplina attualmente i fondi pensione: le regole vengono considerate spezzettate, contorte e spesso contraddittorie. E, proprio per questo motivo, il ministero del Welfare è orientato a far scattare una sorta di piano di semplificazione ad hoc. E non si esclude neppure il ricorso a un’apposito testo unico. Un piano, insomma, a vasto raggio che si dovrà amalgamare con con la riforma delle pensioni e con il riordino degli ammortizzatori sociali. L’obiettivo è chiaro: raddoppiare nel giro di 2-3 anni la quota degli iscritti ai fondi pensioni facendo passare dagli attuali 1,8 milioni a 3,6 milioni; alleggerire il "carico" della previdenza obbligatoria. Un’operazione che, si fa notare dal ministero del Welfare, è del resto prevista dalla stessa riforma Dini. Nella "costruzione" della legge approvata nel ’95, infatti, un posto di primo piano era stato riservato al lancio della previdenza integrativa. Ma, a tutt’oggi, risultati non sono stati quelli sperati, come conferma l’ultimo rapporto della Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione: 1,8 milioni, di cui solo 1,1 milioni avvenute dopo il varo della riforma; un tasso di adesione pari al 32% del bacino d’utenza che cala addirittura al 25,6% per quanto riguarda i giovani al di sotto dei 35 anni di età. Di qui, come emerge anche dal Dpef varato la scorsa settimana, la necessità, secondo il Governo, di rendere più attraenti i fondi pensioni, alleggerendo il carico fiscale e creando condizioni di parità tra fondi chiusi e fondi aperti. A questo punto la parola passa alla Commissione Brambilla e, successivamente, alle parti sociali.
    Sabato 21 Luglio 2001
 
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