Fondi: Il decreto correttivo non basta al mercato

08/12/2000

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Venerdì 8 Dicembre 2000
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Il decreto correttivo non basta al mercato

ROMA Accantonata la questione del trattamento di fine rapporto, adesso il Governo è alle prese con il problema della riduzione dell’aliquota fiscale sui fondi pensione. Nonostante lo stop al negoziato sulle liquidazioni, l’ipotesi di far scendere, in vista dell’entrata in vigore della nuova disciplina tributaria per la previdenza integrativa, dall’11 al 9 o all’8,5% la tassazione sui fondi non è ancora tramontata. Maggioranza e Governo prenderanno una decisione definitiva la prossima settimana. L’aiuto ai fondi pensione potrebbe così essere inserito in un emendamento alla Finanziaria 2001 che sarà presentato in aula al Senato.

La decisione è legata soprattutto alle risorse da reperire. Al momento, infatti, appare difficile, se non impossibile, individuare i circa 600-700 miliardi necessari per garantire la copertura di questo intervento almeno nel primo anno di attuazione.

Questa somma, per la verità, era stata quasi interamente prevista dalle poste di bilancio della versione originaria del disegno di legge Finanziaria per il 2001 presentato dal Governo. Una sorta di accantonamento a tempo che, nelle intenzioni dell’Esecutivo, avrebbe dovuto essere utilizzato per alimentare una parte delle compensazione da garantire alle imprese nel caso di un accordo sul Tfr o (e questa era la soluzione più probabile) per coprire i costi iniziali della riduzione della tassazione sui fondi pensione. Ma, dopo le numerose modifiche apportate alla legge di bilancio alla Camera e alla luce di quelle già proposte al Senato, l’impalcatura contabile allestita dal Governo ha subito variazioni profonde, con il risultato di svuotare il "salvadanaio" inizialmente pensato per i fondi pensione. E così l’Esecutivo si potrebbe ora trovare nella condizione di non poter dare il via libera alla tassazione sui fondi per la mancanza di risorse che, almeno in parte, erano state invece originariamente già previste.

E questo nonostante che per la riduzione dell’aliquota dell’11%, di cui si parla ormai da lungo tempo, si siano schierati sia gli operatori del settore (si veda anche l’articolo qui sopra), sia i sindacati, divisi, caso mai, tra chi ne chiede il dimezzamento e chi, invece, il completo azzeramento.

Il problema sarà analizzato la prossima settimana. Gli esperti del ministro Ottaviano Del Turco sono al lavoro da tempo. Del resto, alle Finanze l’idea di ridurre l’aliquota sui fondi pensione continua a essere considerata valida. A confermarlo era stato nei giorni scorsi lo stesso sottosegretario alle Finanze, Alfiero Grandi, secondo il quale si sarebbe potuta presentare una modifica alla Finanziaria per ridurre l’aliquota sui fondi pensione, in attesa di riprendere le fila del discorso sullo smobilizzo del Tfr maturando per favorire il decollo della previdenza integrativa.

E anche in Parlamento questa soluzione viene giudicata valida soprattutto dall’area "centrista" della maggioranza. Senza considerare che il presidente della commissione Finanze della Camera, Giorgio Benvenuto, ha più volte ripetuto che questo intervento deve essere realizzato al più presto.

Un intervento che, per la verità, era stato già prospettato subito dopo il varo del cosiddetto decreto-Visco con cui è stata introdotta la nuova disciplina fiscale per la previdenza integrativa.

M.Rog.