Fondi e Fisco, il cantiere riapre

30/05/2001

Il Sole 24 ORE.com



    L’agenda del Governo
    Tra gli obiettivi della Cdl c’è il rilancio della previdenza complementare

    Fondi e Fisco, il cantiere riapre
    Par condicio tra «chiusi» e «aperti» – Per i redditi più bassi saranno introdotte nuove agevolazioni tributarie
    Marco Peruzzi
    MILANO Parità di condizioni tra fondi chiusi, fondi aperti e piani pensionistici individuali. Questo, in materia di previdenza complementare, il principale obiettivo del futuro Governo Berlusconi che punta a dare una base economica «adeguata» al secondo pilastro pensionistico. Se alle parole seguiranno i fatti, l’attuale quadro normativo in cui si muovono a fatica i fondi pensione è destinato a cambiare radicalmente.
    Nell’agenda fiscale della Casa delle libertà (si veda «Il Sole-24 Ore» di ieri) sono infatti previste anche maggiori agevolazioni per la previdenza complementare, in particolare a favore dei lavoratori a più basso reddito che, con l’attuale regime, non hanno sufficienti incentivi. In questo contesto lo smobilizzo e la liberalizzazione del Tfr («attraverso un’intesa tra le parti sociali e il riconoscimento del diritto individuale del lavoratore di chiederne l’utilizzo a fini della previdenza privata») sono indicati nel programma del prossimo Governo come strumenti necessari per fornire risorse adeguate al decollo dei fondi pensione, da compensare però con una riduzione del prelievo obbligatorio.
    Par condicio, dunque, tra le diverse forme di previdenza complementare. Il problema, in questo caso, non riguarda direttamente la disciplina fiscale, quanto piuttosto la libertà di adesione. Nonostante le modifiche dell’ultima ora, nell’attuale normativa i fondi chiusi continuano infatti a godere di alcuni privilegi: è il caso, per esempio, dell’impossibilità per i lavoratori di iscriversi a un fondo aperto se non dopo un determinato periodo di tempo; e del fatto, poi, che il contributo del datore di lavoro e l’uso del Tfr sono fruibili, praticamente, soltanto a seguito di soluzioni negoziate costitutive di un fondo chiuso. Il programma della Casa delle libertà punta a modificare queste condizioni.
    In secondo luogo, quel programma riconosce il diritto individuale del lavoratore di chiedere e ottenere l’utilizzo del Tfr per la previdenza privata. Un principio, questo, che si lega con il precedente: la libertà di scelta per la forma pensionistica verrebbe infatti corredata di risorse (il Tfr) che il lavoratore può gestire individualmente.
    Con la previsione di nuove agevolazioni fiscali, poi, il Governo Berlusconi cercherà di rendere più appetibili i fondi pensione, dopo quasi nove anni di tentativi andati più o meno a vuoto. Dai dati della Covip (la Commissione di vigilanza sui fondi pensione) emergono infatti, ancora una volta, tutti i limiti di questi strumenti.
    A fine marzo erano stati autorizzati 43 fondi chiusi: di questi, 23 avevano ricevuto il via libera all’esercizio dell’attività, mentre solo 12 avevano effettivamente avviato la raccolta dei contributi. Gli altri 20 fondi erano ancora nella fase della raccolta delle adesioni. I fondi aperti erano invece 98, 84 dei quali autorizzati all’esercizio dell’attività, mentre 70 erano quelli già operativi.
    Nel complesso, quindi, i fondi di nuova generazione autorizzati sono 141, solo 20 in più rispetto al ’99. A essi vanno aggiunti 577 fondi preesistenti alla riforma del ’93. Il totale arriva così a 718 fondi, a cui aderiscono circa 1,8 milioni di lavoratori (1.108.000 a quelli di nuova generazione).
    Un tasso di adesione ancora modesto: rispetto ai 13 milioni di potenziali aderenti ai fondi negoziali (di cui nove dipendenti e quattro autonomi) gli iscritti a fine 2000 erano solo 885.651 (più 23% rispetto a fine ’99). Il 76,8% è rappresentato da uomini e il 23,2% da donne. I fondi aperti, dal canto loro, raccolgono circa il 90% dei loro aderenti tra i lavoratori autonomi; l’iscrizione dei lavoratori dipendenti è un fenomeno limitato a circa 22mila persone. Scarsa, infine, la partecipazione dei giovani: sempre in base ai dati Covip, gli iscritti con meno di 35 anni sono meno del 26% del totale.
    Poche anche le risorse. Che, a fine 2000, ammontavano a 58.700 miliardi, di cui 3.373 custoditi dai fondi di nuova generazione. La misura media della contribuzione ai fondi negoziali si attesta al 4,66% per gli occupati già in forza al momento dell’entrata in vigore della disciplina del ’93 (il decreto legislativo 124) e al 9,17% per i lavoratori di prima occupazione successiva (per i quali è prevista, se aderenti, una contribuzione maggiore che comprende l’intero nuovo accantonamento di Tfr). In sostanza, si è trattato, nel 2000, di un contributo medio per lavoratore dipendente "nuovo occupato" di 2,5 milioni e di 1,8 milioni per ogni "vecchio occupato" (in genere la quota è comprensiva dell’apporto del datore). Saranno di conseguenza modeste — ha avuto modo di rilevare la Covip — le rendite ai futuri pensionati.
    Mercoledì 30 Maggio 2001
 
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