Fondi a secco per la riforma degli ammortizzatori sociali

09/12/2003


SABATO 6 DICEMBRE 2003

 
 
Pagina 26 – Economia
 
 
IL CASO
Il ministro Maroni corre ai ripari con un emendamento alla Finanziaria

Fondi a secco per la riforma degli ammortizzatori sociali
          Inizialmente erano stati stanziati 700 milioni, in particolare per la disoccupazione
          LUISA GRION


          ROMA – Prima lo ha svuotato ora lo riempie. Il governo presenterà un emendamento alla Finanziaria per rimpolpare le risorse destinate al fondo per la riforma degli ammortizzatori sociali. Lo ha affermato il ministro del Welfare, Roberto Maroni, promettendo la presentazione del testo per la prossima settimana. I fondi erano già stati messi sulla carta nella manovra dell´anno scorso, ma di fatto non era mai stato possibile né richiederli né utilizzarli.
          Ora, grazie all´emendamento dovrebbe ripartire una questione avviata con la firma del Patto per l´Italia, ma mai approdata a risultato alcuno. L´accordo per lo sviluppo firmato fra Cisl, Uil, Confindustria e governo nel 2002 prevedeva infatti lo stanziamento di risorse da destinare alla riforma degli ammortizzatori sociali e in particolare all´incremento dell´indennità di disoccupazione. Tale fondi, 700 milioni di euro per il triennio 2003-2205, erano poi approdati alla legge 848 bis, arenata alla Commissione Lavoro del Senato (mentre la 848, meglio conosciuta come legge Biagi riguardante la flessibilità sul mercato del lavoro veniva approvata). Fermo il provvedimento, il governo aveva pescato in quel pacchetto per dirimere altre questioni. Lo ha ammesso lo stesso Maroni spiegando come «le dotazioni erano state ridotte con una serie di emendamenti in commissione». «Pur ritenendo giustificate le pretese – ha detto il ministro – la priorità ora è garantire che l´848 bis di riforma degli ammortizzatori sociali mantenga le risorse in Finanziaria». Risorse che a questo punto riguarderanno il triennio 2004-2006.
          Alla notizia la Cisl ha risposto con un tiepido consenso. «Se da una parte accogliamo positivamente il reintegro del fondo da noi sollecitato, dall´altra denunciamo il continuo rinvio della riforma ad un anno e mezzo dal Patto per l´Italia che lo sanciva» ha detto il segretario confederale Raffaele Bonanni. «Questa situazione non è più accettabile e, per quanto ci riguarda, rischia di portare alla denuncia dello stesso accordo. Chiediamo al governo di mantenere gli impegni, individuando procedure e modalità accelerate per l´approvazione del provvedimento. Se necessario ponendo anche la fiducia». Quanto al confronto sul piano nazionale per l´occupazione, Bonanni, che ha apprezzato il metodo di consultazione adottato dal governo, ritiene che il quadro tratteggiato dalle linee d´azione per il prossimo triennio «rimanga incompleto, senza interventi sul piano delle politiche per la crescita e la competitività, nonché di quelle di tutela della disoccupazione».
          Ammortizzatori a parte, ieri Il Consiglio dei ministri ha approvato anche il decreto che prevede l´obbligo per le banche di anticipare all´erario l´1 per cento di quanto incassato da imposte attraverso il modello F24. Misura che consentirà alle casse dello Stato di incamerare, entro la fine dell´anno, circa 3 miliardi di euro. Al contrario di quanto trapelato in un primo momento, dall´anticipo sono escluse le Poste, oltre agli istituti di credito che abbiano riscosso cifre inferiori a 500 milioni.