Fondazione Enasarco, la gestione non regge

06/04/2007
    giovedì 5 aprile 2007

      Pagina 46 – Agenti di commercio

        Pagina a cura della Federagenti Cisal

          Fondazione Enasarco, la gestione non regge

            Federagenti ha chiesto di porre mano allo statuto e dare trasparenza e democraticità all’ente.

              Il 29 marzo scorso, il commissario straordinario della Fondazione Enasarco, Giovanni Pollastrini, ha inviato ai ministri del lavoro e dell’economia e alle parti sociali un lettera avente a oggetto la comunicazione della fine del mandato di commissariamento. Nella lettera il dott. Pollastrini tocca argomenti assai rilevanti per il futuro della Fondazione Enasarco e per questo si è deciso di pubblicarla integralmente:

                ´All’approssimarsi della data del 7 maggio, termine di scadenza del mio mandato di commissario straordinario della Fondazione Enasarco e in esecuzione dello stesso, come previsto dal decreto di nomina del ministero del lavoro e della previdenza sociale di concerto con il ministero dell’economia e delle finanze del 7 novembre 2006,intendo avviare a conclusione la procedura per rieleggere gli amministratori dell’ente, ai sensi di legge.

                Nel provvedere a ciò, ritengo opportuno dare una prima comunicazione delle risultanze più evidenti delle azioni che ho intrapreso nell’espletamento dei compiti a me assegnati, volti a salvaguardare la corretta gestione dell’Ente, sia sul versante economico-finanziario sia amministrativo.

                In merito al primo profilo, è doveroso segnalare che il bilancio tecnico attuariale, da me commissionato, evidenzia seri problemi di sostenibilità finanziaria per l’ente, poiché il saldo previdenziale risulta negativo a partire dal 2015 e quello patrimoniale a partire dal 2019; le previsioni sono, quindi, al di sotto del periodo di stabilità di 15 anni cui sono soggetti gli enti previdenziali privatizzati, previsto dalla precedente normativa e ancor di più se si considerano le modifiche introdotte dalle recenti disposizioni di legge che hanno esteso tale periodo a 30 anni.

                Per quanto concerne l’amministrazione dell’ente, dopo un primo giro di consultazioni delle parti sociali nel corso del quale sono state affrontate le tematiche attinenti gli assetti futuri della Fondazione, è emerso il problema della sua governance, con particolare riferimento agli aspetti connessi alla rappresentanza delle parti stesse e ai meccanismi di nomina del consiglio di amministrazione, disciplinati dallo statuto attualmente in vigore redatto a seguito della privatizzazione avvenuta nel 1997. È stato, altresì, precisato che l’esigenza del tempestivo ripristino dei ruoli e delle funzioni istituzionali degli organi amministrativi, ivi compresa la nomina di un nuovo cda, non potrebbe prescindere, al fine di garantire la corretta operatività della Fondazione e quindi il proficuo e ottimale rendimento dei contributi amministrati, dalla riconsiderazione preventiva e consensuale delle relative e specifiche regole statutarie che fino a oggi hanno influenzato la conduzione stessa dell’ente. È emersa inoltre l’esigenza comunemente espressa, in particolare dalle associazioni degli agenti, di una diversa e migliore qualificazione delle prestazioni da associare a una maggiore efficacia dei servizi erogati e dalla piena efficienza della loro gestione, sia sul piano tecnologico sia su quello della economicità di esercizio.

                È del tutto evidente che queste considerazioni, ampiamente discusse, debbano essere ricondotte in un unico progetto di riorganizzazione operativa dell’ente e di forma dello statuto che deve trovare il consenso di tutte le parti sociali e poi l’approvazioni dei ministeri competenti, per evitare il perpetuarsi o il rigenerarsi delle condizioni ex ante.

                Come noto lo statuto attualmente in vigore è stato oggetto di una procedura di modifica conclusasi nel 2005 con la deliberazione di un nuovo testo da parte del consiglio di amministrazione, la cui approvazione da parte dei ministeri competenti è stata subordinata al recepimento di quattro condizioni. Contro tale provvedimento ministeriale la Fondazione ha promosso un’impugnazione, contestando la legittimità di due delle quattro condizioni e pertanto, allo stato attuale, il procedimento di modifica dello statuto nella nuova versione è da ritenersi non ancora perfezionato.

                Dai colloqui intercorsi è emersa la necessità di apportare modifiche statutarie che possano rispondere alle articolate richieste avanzate dalle parti sociali; in particolar modo le problematiche più significative possono così riassumersi:

                1) Un primo aspetto è quello relativo alle modalità di nomina degli organi di amministrazione dell’ente. Su questo profilo le esigenze di democraticità di nomina dei rappresentati e quelle legate alla rappresentatività degli stessi si palesano sempre più evidenti. Le soluzioni prospettabili a tal proposito sono diversificate e variamente modulabili. Si può ipotizzare un sistema di nomina del cda su base totalmente o parzialmente elettiva e, in quest’ultimo caso, parte delle nomine può venire su designazione. Sulle modalità di espletamento del voto possono poi essere individuate le soluzioni più consone in termini di effettività e sostenibilità delle procedure di elezione.

                2) Un’altra ipotesi potrebbe essere quella di demandare la nomina dei componenti del cda a un organismo di controllo a sua volta elettivo; anche questo potrebbe essere costituito con un sistema misto, in parte elettivo e in parte su designazione. All’organismo di controllo verrebbe attribuita l’importante funzione di sorveglianza e verifica sull’adeguatezza dei diversi assetti adottati dalla fondazione.

                3) Per quanto concerne la nomina del presidente, una delle esigenze riscontrate riguarda l’alternanza delle componenti rappresentative tra cui scegliere questa figura; a tal proposito è ipotizzabile l’introduzione di un meccanismo di rotazione fra le diverse componenti dei rappresentanti delle case mandanti e degli agenti tra cui individuare il candidato.

                4) L’obiettivo di una migliore governance dell’ente pone l’esigenza di uno snellimento dei propri organi, anche mediante diverse attribuzioni di funzioni.
                Un primo problema che si pone in tal senso è la molteplicità delle figure di vertice dell’ente, che può essere risolto prevedendo la presenza di un unico vicepresidente, in luogo dei due attualmente previsti. La garanzia del principio dell’alternanza fra rappresentanti degli agenti e dei preponenti può essere anche in tal caso riproposto, collegandone la scelta alla componente tra cui non viene nominato il presidente.
                Un altro elemento degno di considerazione riguarda la semplificazione delle attribuzioni di funzioni al collegio dei sindaci, che potrebbero essere ricondotte unicamente a quelle di controllo contabile; altro elemento emerso come degno di nota è la riconsiderazione del ruolo del comitato esecutivo.

                5) Il susseguirsi di disposizioni normative in materia previdenziale, esclusivamente inerenti l’Enasarco, come la legge n. 12 del 1973 o più in generale relative alla disciplina degli enti previdenziali privatizzati, come la legge n. 335 del 1995 e da ultimo la legge n. 296 del 2006, richiede un adeguamento alle nuove disposizioni e un aggiornamento dei riferimenti legislativi contenuti nello statuto.

                6) Le caratteristiche peculiari della Fondazione quale ente previdenziale privatizzato, nonché l’evolversi della normativa in materia di delitti contro il patrimonio pone, inoltre, il problema di un ammodernamento dei requisiti di onorabilità e professionalità del presidente e dei componenti degli organi collegiali. In particolar modo, occorre considerare che le complessività gestionali e le finalità proprie di un ente previdenziale necessitano anche di competenze legate alla conoscenza del mondo finanziario, assicurativo o previdenziale. Alla luce di quanto esposto il nuovo consiglio di amministrazione dovrebbe avere il compito esclusivo di provvedere alle modifiche necessarie dello statuto e, in tempi definiti, procedere agli adempimenti per la ricomposizione degli organismi di amministrazione e controllo, secondo le nuove regole’.

                ´Il partito di chi si opponeva al commissariamento’, dichiara il presidente della Federagenti, Antonio Caporale, ´è stato clamorosamente sconfitto. Non solo il provvedimento era legittimo, come sentenziato dal Tar Lazio,ma anche necessario come dimostrano i dati relativi alla tenuta del bilancio che sono completamente diversi da quelli forniti in precedenza. La Federagenti’, prosegue Caporale, ´aveva già anticipato forti perplessità in merito alla situazione economico-finanziaria oggi purtroppo certificata dal bilancio tecnico attuariale. Questo costituisce un motivo in più per porre mano allo statuto e dare trasparenza e democraticità a una gestione che da tempo ha prestato il fianco a critiche e ha lasciato completamente insoddisfatti gli agenti di commercio. La Fondazione Enasarco è l’unica cassa previdenziale privata nella quale non si ricorre alle elezioni per rinnovare gli organi collegiali. Condividiamo nella sostanza le proposte di Pollastrini’, conclude Caporale, ´con alcune riserve sull’indicazione di ruotare alla guida della Fondazione anche presidenti delle ditte mandanti. Fino a oggi questo è avvenuto avendo la Confcommercio designato come agenti di commercio persone che hanno militato per anni nelle proprie fila in rappresentanza delle mandanti. Ultimo esempio l’ex presidente Donato Porreca. Francamente vorremmo voltare pagina e vedere alla guida dell’Enasarco un vero agente di commercio, così come prevede l’attuale statuto, e dare la possibilità alla categoria di sceglierlo’. La Federagenti, vista la gravità della situazione, ha chiesto al ministro Damiano di convocare con urgenza le parti sociali per un esame congiunto delle possibili soluzioni da adottare per salvaguardare il futuro previdenziale della categoria.