“Fondazione Di Vittorio” Tasse di sinistra

16/09/2005
    venerdì 16 settembre 2005

    IN PRIMO PIANO – pagina 3

      Progetti / Fondazione Di Vittorio

        Tasse di sinistra: sulle rendite aliquota al 20%

        Da cento studiosi e intellettuali ricette su fisco, welfare, finanza e sviluppo senza dimenticare le regole e il mercato

          Assegno unico per le famiglie povere e reddito di inserimento a 300 euro Misure di equità anche sulla casa ma l’argomento resta terreno minato

            FRANCO LOCATELLI

              Non è il programma dell’Unione ma finirà sicuramente per avvicinarsi. Dalla riforma del welfare alla tassazione delle rendite finanziarie, dalla lotta ai monopoli alle nuove regole per i mercati finanziari e dalle politiche per l’innovazione a quelle per la crescita delle imprese e dei distretti. Il vasto campionario di idee e di proposte di politica economica che riassume il lavoro di due anni di oltre cento economisti, giuristi e sociologi e che sostanzia il progetto che la Fondazione Di Vittorio mette in campo in questi giorni è destinato a rappresentare una delle piattaforme naturali a cui si ispirerà il programma di Romano Prodi.

              Anche perché le ricette del laboratorio di idee promosso dalla Cgil sono il frutto delle riflessioni e delle ricerche di studiosi notoriamente vicini alla sinistra: da Marcello Messori, che ne è il coordinatore, a Paolo Onofri, da Roberto Artoni a Salvatore Biasco, da Pippo Ranci a Filippo Cavazzuti, da Aris Accornero a Renzo Costi e a Silvia Giannini fino all’ex ministro Vincenzo Visco, a Giorgio Benvenuto, a Laura Pennacchi, a Linda Lanzillotta, a Paolo De Ioanna e a tanti altri. Questi materiali sono da oggi in libreria in tre volumi pubblicati dal Mulino: il primo ( « Per lo sviluppo.

              Un capitalismo senza rendite e con capitale») porta la firma di Costi e Messori, il secondo («Per lo sviluppo. Processi innovativi e contesti territoriali») è a cura di Mario Amendola, Cristiano Antonelli e Carlo Trigilia e il terzo («Per lo sviluppo. Fisco e Welfare» è stato scritto dalla Giannini e da Onofri.

              Toccando praticamente tutti i temi più caldi della politica economica, i tre volumi non mancheranno di far discutere ma è fin troppo facile prevedere che sarà soprattutto quello sulla riforma del welfare e del fisco a tener banco nella prossima campagna elettorale. Sia per l’effervescenza della materia, sia perché porta la firma di uno degli economisti più vicini a Prodi come Onofri e perché raccoglie il contributo di personaggi politici di rilievo come Visco. Fin dalla loro introduzione, gli autori entrano nel vivo della partita: «Una prova difficile — scrivono — attende il Governo della prossima legislatura: trasformare i vincoli finanziari in opportunità da cogliere per una profonda riforma del welfare italiano» che va inteso sia nelle componenti di entrata (il fisco prima di tutto) che in quelle di spesa (la protezione sociale, le pensioni, la sanità, la scuola, gli ammortizzatori sociali e via dicendo). Il che vuol dire essenzialmente tre cose:

              -che la riforma del Welfare non può essere concepita separatamente da una strategia di sviluppo, di cui è causa ed effetto insieme;

              -he gli obiettivi centrali della riforma devono essere l’efficienza e l’equità del fisco e della spesa;

              -che in questo campo il riformismo deve avere il coraggio di rispettare le compatibilità finanziarie e di procedere per sostituzione e non più per addizione rispetto all’esistente.

              Due punti sono più di altri destinati ad agitare le acque: la riforma dei trasferimenti monetari per la famiglia e contro la povertà e la tassazione delle rendite finanziarie e dei redditi di impresa e di capitale come elemento qualificante di una riforma fiscale che esclude sia la cancellazione che la conservazione acritiche delle riforme del centro destra. Sul sostegno alle famiglie Giannini e Onofri avanzano due proposte alternative. La prima prevede l’unificazione dei diversi strumenti monetari di sostegno familiare in un assegno per nuclei familiari con minori e l’istituzione di un reddito minimo di inserimento (300 euro mensili a persona, aumentabili per nuclei di numerosità crescente). La seconda, oltre al reddito minimo di inserimento, introduce assegni in cifra fissa per lavoratori dipendenti e autonomi a sostegno dei carichi familiari e converte in progressività esplicita dell’imposta personale l’attuale progressività implicita nel decalage degli assegni al nucleo familiare.

              Punto cruciale della tassazione dei redditi finanziari in capo alle persone fisiche è invece l’uniformità dei trattamenti e l’unificazione delle aliquote, attorno ad un’aliquota intermedia unica dell’ordine del 20%, che si collocherebbe tra l’attuale prelievo del 27% su depositi, conti correnti e certificati di deposito, e quello del 12,5% su interessi, dividendi e plusvalenze da titoli obbligazionari e azionari. Però « il più serio ostacolo all’unificazione delle aliquote a un livello intermedio è di tipo amministrativo e riguarda il modo di gestire la transizione » .
              Infine, sulla casa, l’idea è quella di accrescere l’equità e la trasparenza della tassazione combinando insieme, a parità di gettito, la rivalutazione degli estimi catastali con la riduzione per le persone fisiche delle aliquote sui trasferimenti immobiliari, dell’Ire/Irpef, dell’Ici e dell’imposta di registro.

              Ma la materia è altamente sensibile e gli stessi studiosi della Fondazione Di Vittorio consigliano di muoversi con i piedi di piombo.