“Fondazione Di Vittorio” Presenta il primo degli Annali

16/09/2005
    venerdì 16 settembre 2005

    pagina 16

    Fondazione Di Vittorio
    Il primo degli Annali (che sarà presentato domani alla Festa dell’Unità di Milano) su storia e attualità delle «protezioni sociali»

      La qualità (e la varietà) del welfare contro la propaganda e i pregiudizi neoliberisti

        Welfare in crisi o, più brutalmente, attacco al welfare? A che cosa stiamo assistendo davvero, si chiede Laura Pennacchi in uno dei primi saggi nel volume che inaugura gli Annali della Fondazione Di Vittorio (sarà presentato domani alle diciassette alla Festa nazionale dell’Unità a Milano, per i Cento anni della Cgil, partecipanti tra gli altri Guglielmo Epifani e la stessa Laura Pennacchi). La domanda non è di poco conto: respinge intanto un pregiudizio che si è costruito negli ultimi decenni e che è diventato luogo comune e premessa di ogni confronto politico-economico non solo sulla resistenza o sulla riformabilità di un modello sociale europeo ma persino sul futuro dell’Europa. Scrive Laura Pennacchi: «Non si tratta ovviamente di nascondersi gli aspetti problematici presenti nei welfare states europei… quanto di avere consapevolezza della potenza con cui il verbo neoliberista – assai poco scalfito dai suoi pur significativi fallimenti (in termini di efficienza non meno che di equità) di questi ultimi anni – pretende oggi di imporsi all’Europa».

          Citando Amartya Sen e lo «spettacolare» clima intellettuale che si è imposto negli ultimi decenni, volto a generare «pregiudizi favorevoli al puro meccanismo di mercato», Laura Pennacchi osserva come si sia prodotta «una singolare torsione semantica con cui la parola “riforme” viene assimilata alla parola “tagli”, i paesi incapaci di riformarsi in questo senso riduttivo vengono decretati incapaci di competere, la scelta viene disegnata solo come scelta tra squallore sociale e decadenza economica, secondo quanto già mostrerebbero la minore crescita e i maggiori tassi di disoccupazione dell’Europa da imputare proprio ai welfare states…». A dar vigore alla “torsione” entra in scena l’esempio americano: cioè il “buon esempio” di un paese in crescita in virtù della travolgente dinamica della produttività, che si attribuisce al maggior numero di ore lavorate dagli americani, che sono cioè più competitivi perchè sono incentivati da un minor carico fiscale e dalla prospettiva di maggiori guadagni e sono oltretutto stimolati dalla benefica diseguaglianza sociale, che sprona gli ultimi a rincorrere i primi della classe in una società aperta ai cambiamenti dei ruoli. Tutto il contrario di quanto avviene nell’Europa delle protezioni sociali. Conclude Laura Pennacchi: alla fine l’esempio è solo di un vertiginoso incremento dello sfruttamento…

            La semplificazione propagandista e l’esaltazione del mercato hanno contribuito poco alla volta a costruire il pregiudizio “anti welfare”, negandone il formidabile contributo alla crescita economica, politica e culturale negli anni del dopoguerra e per alcuni decenni poi, a partire dal piano Beveridge (che proponeva un sistema unificato e universale di assicurazione sociale, cioè una identica indennità di sussistenza a prescindere dai guadagnai: ne parla Bruno Trentin). Con una ricchissima documentazione il volume della Fondazione Di Vittorio cerca di ricostruire quella storia e di indicarne le prospettive, contro quella sintesi occasionale di neoliberismo, populismo, spirito oligarchico che anima la crociata delle destre. Ovviamente non è solo questione italiana. L’interesse di questa ricerca sta molto nella informazione che offre sullo “stato” del welfare in tanti paesi d’Europa e anche negli Usa, con interventi tra gli altri John Monks (segretario del sindacato comune europeo), Richard Exell (il caso britannico), Anton Hemerijk (l’Europa), Ian Olson (paesi scandinavi), Katharina Muller (i paesi dell’Est e dell’ex Unione Sovietica), Carmen Molinero (la Spagna), Marie Gottschalk (gli Stati Uniti). Seguono alcuni capitoli dedicati alla storiografia del welfare e alle fonti documentali. Insomma, nella pluralità delle esperienze si legge la risposta alla domanda d’inizio, la risposta al “pregiudizio” e alla crociata, lungo una strada autenticamente riformatrice (e quindi riformista).

              Il primo degli Annali della Fondazione Di Vittorio è pubblicato da Ediesse (pagine 330, venti euro).

            o.p.